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Mercoledì, 10 Agosto 2022
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Umbria, svolta nelle indagini per l'omicidio De Paoli: chiesta l'archiviazione

Nove pagine per spiegare le motivazioni che hanno spinto gli inquirenti a chiedere di non procedere per omicidio preterintenzionale nei confronti della trans Patrizia

La Procura di Perugia ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti di Hudson Pinheiro Reis Duarte, per la morte di Samuele De Paoli.

In 9 pagine la Procura di Perugia spiega perché la trans Patrizia non può avere “cagionato la morte di Samuele De Paoli nel corso di una colluttazione determinando, mediante pressione sul collo del predetto in regione corrispondente alla biforcazione paracarotidea, la lesione contusiva del giorno carotideo, con correlata emorragia, e conseguente arresto cardiaco quale riflesso secondario dell'evento” il 27 aprile del 2021.

Il giovane “veniva rinvenuto da un passante, attorno alle ore 09 del 28.04.2021, privo di vita lungo un fosso corrente al lato della via Filippo Gualtieri” a Sant'Andrea delle Fratte.

Dai rilievi delle forze dell’ordine “il corpo del giovane si presentava privo di indumenti, con ai piedi solo un paio di calzini”, riverso in terra in un fosso, vicino all’auto, all'interno della quale “erano presenti varie tracce ematiche sul sedile a fianco di quello del conducente, all'interno della portiera destra (rinvenuta aperta) e nel corrispondente lato del cruscotto”.

Sulla scena del delitto venivano trovati “un paio di occhiali, un orecchino ed alcuni profilattici (alcuni dei quali apparentemente utilizzati)”. Dalla prima ricognizione effettuata dal medico legale “non consentiva di individuare apparenti segni cui ricondurre il decesso, risultando indispensabile a tal fine il disposto, ed eseguito, esame autoptico (cui partecipavano anche i consulenti dell'indagato e delle persone offese congiunti del defunto)”.

Le indagini accertavano che la vittima aveva trascorso la serata “in compagnia di alcuni amici che, escussi, hanno ricostruito tale arco temporale in maniera fra loro coerente, riferendo in merito all'acquisto di stupefacente (cocaina) da assumere assieme (così come a più riprese avvenuto) nonché di bevande alcoliche”.

Quando la notizia del ritrovamento del corpo della vittima si era diffuso, una persona chiamava in Questura e raccontava di essere stato chiamato, la sera prima, dalla trans Patrizia “che solitamente ricorreva ai suoi servigi di autista al fine di farsi accompagnare e riprendere nei luoghi ove esercitava il meretricio”. Proprio quella sera l’aveva accompagnata “in zona sant'Andrea delle Fratte all'intersezione di via Penna con via Pantaleoni”. Salvo essere contattato alle 20.54 dalla trans che “con voce agitata alternando l'italiano al portoghese lo sollecitava a tornare sul posto per riprenderlo palesando un non meglio chiarito problema”. Richiesta fatta pochi minuti dopo con una nuova telefonata.

L’uomo tornava sul posto e trovava la trans nascosta dietro una siepe “in stato di agitazione con l'occhio sinistro tumefatto, il viso e gli abiti sporchi di sangue”. Era la stessa trans a raccontare “di avere avuto una colluttazione con due clienti i quali avevano tentato di rapinarlo mentre si trovava all'interno dell'autovettura a bordo della quale era salito”.

Alle 23.22, due ore dopo essere stata riaccompagnata a casa, la trans chiamava di nuovo l’uomo “prospettandogli di tornare sul posto in quanto preoccupato per le condizioni di salute di uno dei suoi aggressori, che risultando ubriaco, in conseguenza della caduta in terra, avrebbe potuto essere rimasto seriamente ferito”, ma l’uomo la sconsigliava e si rifiutava di portarla sul posto.

Dopo queste dichiarazioni gli investigatori rintracciavano subito la trans e la sentivano. La trans confermava la ricostruzione degli eventi così come riportata dall’uomo, “ribadendo di essere salita in auto su richiesta del conducente che aveva scelto il luogo dove appartarsi, diverso da quello indicatogli dal dichiarante, e solo successivamente di essersi avveduto della presenza di un altro soggetto sul sedile posteriore”. I due l’avrebbero aggredita, ma sarebbe riuscita a fuggire, salvo poi chiedere all’uomo “di tornare sul luogo del fatto”.

In seguito l’imputata “rettificava il racconto reso precisando come in auto fosse presente solo un giovane e che gli eventi verificatisi riguardavano solo la stessa e la vittima” perché avevano contrattato una prestazione sessuale per 70 euro, ma la vittima aveva solo 30 euro in tasca e “non voleva utilizzare il profilattico”. Al rifiuto della trans di fare sesso senza protezione il giovane “s'infuriava chiedendo al Pinheiro di scendere dall'auto, come lui stesso faceva, e di praticare all'esterno un rapporto sessuale”, poi la trascinava fuori colpendola con un bastone e con i pugni.

Nel corso della colluttazione i due cadevano nel fosso che fiancheggia la strada, con il giovane sopra l’imputata, questa “lo afferrava per la gola con una mano e con l'altra, liberata dalla stretta del contendente, lo colpiva, a sua volta , con un pugno al volto. All'esito di ciò il giovane cessava l'aggressione”. La trans usciva dal fosso da sola, mentre il giovane rimaneva “rimaneva disteso” e “si rivolgeva” alla trans “chiedendogli aiuto al fine di poterne uscire a sua volta, non riuscendovi da solo”. Aiuto che non arrivava in quanto l’imputata scappava. Secondo la Procura “l'assenza di segni di violenza evidenti sul corpo del giovane, e la riscontrata mancanza di patologie idonee ad operare in via esclusiva o concausale, così come escluso, inducono ad escludere atti lesivi di evidente portata letale o alternative autonome di sorta” e che la “stimolazione vagale sia la causa primaria dell'avvenuto decesso”.

Sulla base delle consulenze e delle perizie, però, se “è dunque affermabile che la produzione del riflesso vagale di cui è rimasto vittima il giovane Samuele De Paoli sia da attribuirsi alla condotta dell'indagato”, non si può affermare “che il comportamento tenuto” dalla trans Patrizia “sia stato espressione di una volontà di uccidere diretta o indiretta”.

Questo perché “non risulta, infatti, sostenibile che siffatta condotta violenta possa essere consapevolmente e volontariamente posta in essere da chi abbia in animo intenda sopprimere taluno, tale è la difficoltà di ottenere il risultato voluto, soprattutto durante una colluttazione, ma anche in quanto presupponente cognizioni mediche, circa la potenziale efficacia letale della condotta” dell’indagata “al pari della pressoché totalità dei soggetti, non vi è prova che ne sia fornito”.

Secondo la Procura di Perugia non si può ipotizzare la volontà di uccidere sulla base della durata e portata delle pressione sul collo della vittima, “dell'azione compressiva (mediante percezione al tatto) il punto in cui la stessa andava esercitata con l'intento di cagionare l'evento”, cioè conoscere esattamente la posizione del nervo vagale compresso, “certamente di esperienza non comune per chi non esercita professioni sanitarie” e la ristretta area compressa, come dimostra “l'impronta prodotta dal polpastrello del primo dito della mano destra in corso di afferramento”.

Anche l’ipotesi della preterintenzionalità non regge, per la Procura, in quanto “la ricostruzione degli eventi come effettuata dall'indagato colloca lo stesso in una posizione meramente difensiva e tale, quindi, da escludere una condotta aggressiva” e alla luce “degli esiti sia dell'ispezione medico legale cui la stessa è stata in due occasioni sottoposta, sia con quelli dell'autopsia, deve ritenersi come la tesi difensiva sia, quanto meno sul punto nodale della vicenda, confermata o, quanto meno, non smentitile sulla base di elementi con essa contrastanti”.

Sul corpo dell’indagata sono stati riscontrate lesioni ed ecchimosi”per contro sul corpo del giovane non sono stati rinvenuti significativi segni attestanti come, a sua volta il Pinheiro abbia posto in essere un'azione analoga e contraria, se non con riferimento a quei segni sul collo descritti che vanno ricondotti ad un unico momento della colluttazione”.

Come non si possa sostenere “per mancanza di dati comprovanti, che sia stato il De Paoli a reagire all'aggressione del Pinheiro; aggressione che si sarebbe fermata al mero tentativo improduttivo di effetti, attivando, per contro, la reazione difensiva della vittima”.

Per la Procura, quindi, “non si ravvisa una condotta di reato da parte” dell’indagata “dallo sviluppo della quale si sia verificato l'evento letale, dovendosi ricondurre il gesto determinante il predetto all'esimente” poiché “posto in essere al fine di sottrarsi o interrompere l'azione aggressiva ai suol danni in essere come le legioni riportate attestano”.

Per la Procura non si può applicare neanche “il criterio della proporzionalità della reazione rispetto all'offesa”, tra lesioni riportate dall’indagata e morte del giovane, provocata “dell'affermata imprevedibilità degli effetti del gesto (consistito nella pressione di un dito della mano in un punto in ordine al quale l'agente non poteva rendersi comunque conto della possibilità di quanto accaduto)”.

Per questo non è possibile “contestare un eccesso colposo nell'esercizio dell'azione difensiva in ragione della carenza dell'elemento psicologico che necessita per la sussistenza di tale figura di responsabilità”.

In conclusione “pur essendo stato il comportamento del Pinheiro la causa del decesso di De Paoli lo stesso va inquadrato in una reazione all'aggressione altrui in corso; reazione consistita, per quanto anche risultante in atti, nell'apprensione del collo del contendente con una mano, senza l'esplicazione di un'energia idonea, anche in mera potenza, a determinare o dimostrare una volontà di soffocamento”.

Conclusione che porta alla richiesta di “emissione del decreto di archiviazione nei confronti dell'indagato sopra indicato in relazione al reato come configurato avendo il suddetto agito in stato di legittima difesa ed essendo stato l'effetto letale della di lui condotta imprevedibile in base alle cognizioni in possesso dello stesso e frutto di un determinismo non necessariamente verificabile”.

L'indagata è difesa dall'avvocato Francesco Gatti, mentre i familiari della vittima sono assistiti dagli avvocati Valter Biscotti e Ilaria Pignattini.

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