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Perugia, picchia la compagna e poi minaccia un avvocato e due studentesse intervenuti per difendere la donna: condannato

Il giudice di pace ha condannato anche un'amica dell'uomo che aveva fotografato i soccorritori, intimando loro di non farsi vedere più in città se non volevano incappare in guai seri

Calci alla compagna incinta sotto gli occhi dei passanti e poi le minacce a un avvocato che era intervenuto per difendere la donna, mentre un’altra donna, conoscente dell’uomo, fotografava il professionista e due giovani studentesse che stavano soccorrendo la donna aggredita.

I due imputati, difesi dagli avvocati Donatella Panzarola e Annalisa Rosi Cappellani (sostituto processuale l'avvocato Francesco Gallo), sono stati condannati dal giudice di pace per i reati di minaccia. L’uomo è stato condannato a 1.000 euro di multa e a risarcire il professionista con altri mille euro per aver minacciato “di un danno e male ingiusti proferendo” le seguenti frasi: “Adesso a te ci penso io, vedrai che c… combino, aspetta qua e vedi”.

Nel corso dei fatti interveniva un'altra donna, una conoscente dell'uomo, che è stata condannata a 100 euro di multa e 350 euro di risarcimento (a testa) per avere minacciato l’avvocato e due studentesse universitarie, tutti costituiti parte civile tramite l’avvocato Diego Ruggeri, che se avessero testimoniato “rischiavano la vita, che i magrebini li avrebbero ammazzati, che lei stessa era sposata con un magrebino” e che non dovevano “mettere più piede a Perugia, altrimenti avrebbero avuto gravi conseguenze da gente del nord Africa”.

L’avvocato era intervenuto in quanto, uscendo dal Tribunale, si era trovato di fronte “una donna che teneva per mano due bambini, uno di circa cinque anni e l’altro di circa sei anni. Ho visto un uomo coperto da molti tatuaggi e con un cappello, che aveva inoltre nel suo portabambini da pancia, a tracolla, davanti al suo petto, un bimbo molto piccolo, camminava accanto alla donna, insultandola molto violentemente, con frasi del tipo ‘str…’ ed altro”. All’improvviso l’uomo si fermava e sferrava “due violentissimi calci alle ginocchia della donna”.

A quel punto il professionista interveniva e chiedeva all’uomo di fermarsi. Quello rispondeva “stro… testa di c… cosa vuoi?”. Salvo poi allontanarsi per consegnare il figlio piccolo alla donna e tornare indietro per picchiare l’avvocato; ma veniva bloccato dai militari in servizio presso il Tribunale. Immediatamente si creava un capannello di persone, connazionali dell’uomo, che lo difendevano, dicendo che non aveva fatto nulla. Una donna, amica dell’uomo, fotografava tutti i presenti, mentre la moglie difendeva il marito, negando che l'avesse picchiata, e poi minacciava l’avvocato e le due studentesse intervenute.

Il professionista e le due ragazze presentavano poi querela. Nel corso delle indagini dei Carabinieri emergeva che l’uomo non era la prima volta che maltrattava la compagna e il figlio piccolo e gli venivano sequestrate anche una pistola scacciacani e una spada giapponese.

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