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Domenica, 22 Maggio 2022
Notizie dall'Umbria

Picchia il datore di lavoro e semina viti lungo la strada nel giorno del matrimonio della figlia: "Voglio i miei soldi"

Dipendente accusato di atti persecutori e di aggressione. Insulti anche sui social sotto le foto del matrimonio della giovane. Accaduto a Città di Castello

Perseguita il datore di lavoro per farsi pagare i lavori che ha fatto per conto suo e finisce sotto processo. Contestata anche un’aggressione con percosse e l’aver disseminato la strada di viti e chiodi nel giorno delle nozze della figlia del datore di lavoro.

L’uomo, difeso dall’avvocato Ilario Taddei, è accusato di atti persecutori “perché mediante reiterate condotte di molestia e di minaccia nei confronti del datore di lavoro avanzava insistenti richieste, ad ogni occasione di incontro, di ottenere personalmente il pagamento del effettuato per conto della ditta”.

Secondo la Procura di Perugia l’uomo avrebbe posto in essere “reiterati appostamenti nei pressi dell’abitazione e pedinamenti nei luoghi di lavoro dallo stesso frequentati” inducendo uno “stato di ansia e timore per l’incolumità propria e dei familiari”.

L’uomo è accusato anche di aggressione, allorquando il 31 marzo del 2016 dopo aver raggiunto il datore di lavoro “lo afferrava con il braccio sinistro alla gola, mentre con l’altro gli sferrava dei pugni al volto e al corpo e, dopo averlo fatto cadere a terra, gli saliva addosso e lo bloccava con il suo corpo e con un ginocchio pressato sul torace, senza mai lasciare la stretta al collo, procurandogli lesioni” al collo, al volto, allo zigomo, all’occhio, alla spalla e al fianco.

La Procura contesta anche di aver “disseminato la strada sterrata che porta all’abitazione del datore di lavoro delle viti appuntite nel giorno del matrimonio della figlia” dello stesso e di “aver commentato su Facebook una foto del matrimonio della ragazza con la seguente frase: “Magna forte che tanto pago io che te pijasse una paralisi al primo crostino”.

I fatti sono avvenuti a Città di Castello tra il marzo e il luglio del 2016 e la vittima si è costituita parte civile tramite l’avvocato Anna Maria Giangiacomo.

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