Pillola abortiva, il ministero “gela” l’Umbria: sì al day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza

Il Consiglio superiore di sanità aggiorna le linee guida sull’uso della Ru486 dopo la delibera di Palazzo Donini. Il ministro Speranza: un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà del nostro Paese

Il Consiglio superiore di sanità ha aggiornato le linee guida relative all’utilizzo della pillola abortiva Ru486. Modificando le impostazioni che, assunte il 24 giugno del 2010, hanno motivato la delibera con la Regione Umbria il 10 giugno di quest’anno ribadiva la “necessità di ricovero ordinario” in luogo di un day hospital per la somministrazione della pillola abortiva.

“Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana – scrive il ministro della salute, Roberto Speranza - È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà del nostro Paese”.

Una novità che arriva proprio a “causa” della delibera umbra. La decisone della giunta Tesei non aveva soltanto sollevato un vespaio di polemiche, ma aveva spinto lo stesso ministro a chiedere al Css un aggiornamento delle linee guida ormai datate. E l’aggiornamento è arrivato, sconfessando di fatto le motivazioni addotte un paio di mesi fa da Palazzo Donini che in quella delibera smentì se stesso visto che soltanto qualche settimana prima aveva elogiato l’utilizzo della Ru486 che veniva definita come “una pratica raccomandata per l’assenza del rischio intraoperatorio ed il miglior esito in termini di salute della donna” e che dunque rappresentava “una soluzione adeguata per decongestionare gli accessi in ospedale e ridurre le occasioni di contagio anche per tutti gli operatori coinvolti”.

Un pasticcio, insomma. A cui ora il ministero sembra voler mettere un punto. L’aggiornamento delle linee guida, di fatto, imporrà probabilmente una (ennesima) rivisitazione della delibera “incriminata” e potrebbe spingere l’Umbria a rimettere mano al provvedimento.

Almeno questo è quello che chiede a tamburo l’opposizione di Palazzo Cesaroni. “Grande notizia, avevamo ragione. Ora è ufficiale. Chi ha lottato per i diritti delle donne e la libertà di scelta stava dalla parte giusta – scrive Tommaso Bori, capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale - la presidente Tesei, l’assessore Coletto e il senatore Pillon no: loro facevano soltanto propaganda e campagna elettorale sulla pelle delle donne. Dopo il caso Umbria, in cui la giunta leghista ha cancellato un diritto a danno delle donne, il ministero chiarisce che per assumere la pillola non è obbligatorio il ricovero ospedaliero forzoso di ben 3 giorni, ma basta la semplice prestazione ambulatoriale. Adesso chiedano scusa e cambino subito la delibera della vergogna”.

Sulla stessa linea anche Thomas De Luca, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle: “L’aborto farmacologico è sicuro. Va fatto in day hospital, nelle strutture pubbliche e private convenzionate, e le donne possono tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale. Questo è il parere che Consiglio di Sanità e la società di ginecologia e ostetricia hanno espresso in modo univoco dopo che in Umbria con un blitz ideologico oscurantista la Lega aveva tentato di comprimere e limitare fortemente i diritti delle donne impedendo di fatto l’Ivg in day hospital. Questi pareri andranno a far parte delle nuove linee d’indirizzo per l’interruzione volontaria di gravidanza che verranno emanate dal ministero della Salute. Ora la presidente Tesei non perda tempo, si adegui, riporti l’Umbria nel 2020 e chieda scusa”.  

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