Pillola abortiva, la Regione Umbria si adegua: niente ricovero, sì al day hospital per la RU486

La delibera di Palazzo Donini adegua il protocollo per la somministrazione del farmaco alle linee guida del Consiglio superiore di sanità. Ma le donne avranno anche la possibilità di “scegliere il regime di ricovero come previsto dalla legge 194”

Con la delibera numero 1.1173 approvata ieri, 2 dicembre, dalla giunta regionale dell’Umbria vengono aggiornate le “linee di indirizzo sulla interruzione volontaria della gravidanza con mifepristone e prostaglandine” in base al parere espresso lo scorso 4 agosto dal Consiglio superiore di sanità. L’Umbria dunque fa un passo indietro sulla pillola abortiva RU486 dopo avere introdotto l’obbligo di somministrazione in regime di ricovero ospedaliero di tre giorni.

La scelta di Palazzo Donini di prevedere l’ospedalizzazione per l’aborto farmacologico aveva sollevato un vespaio di polemiche e fu proprio questa decisione a mettere in moto il ministero della salute che chiese al Css di aggiornare le linee di indirizzo ferme al 2010.

LEGGI | La delibera della giunta regionale dell'Umbria DELIBERAZIONE_ABORTO[0_1]-1-2

Il Consiglio superiore della sanità – spiega la delibera di giunta - vista anche l’emergenza pandemica, in data 4 agosto 2020, esprime parere favorevole al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale presso strutture ambulatoriali/consultori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati all’ospedale, autorizzati dalla Regione, oppure in ambiente ospedaliero, in ricovero ordinario o in day hospital”.

“Il Css inoltre – prosegue il documento - nello stesso parere provvede all’aggiornamento delle linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con l’uso del mifepristone (RU486) e prostaglandine ed esprime parere favorevole al documento Linee di indirizzo sull’IVG con mifepristone e prostaglandine che costituisce parte integrante dello stesso parere. Nelle linee si raccomanda di effettuare il monitoraggio continuo ed approfondito delle procedure indicate con particolare riguardo agli effetti collaterali conseguenti all’estensione del periodo in cui è consentito il trattamento”.

La giunta regionale ha dunque deciso di “adottare le nuove indicazioni aggiornate a seguito del parere favorevole espresso dal Consiglio superiore di sanità, lasciando comunque alla donna la possibilità di scegliere il regime di ricovero come previsto dalla legge 194/78”, ossia quella che contiene “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.

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