“Pillola abortiva, uno schiaffo alle donne”: la petizione on-line supera le 5.500 firme

Aborto farmacologico solo in ospedale, la decisione della giunta regionale al centro del dibattito. Tesei: non è assolutamente un passo indietro. Si muove il ministero della salute. Le critiche di Saviano: decisione gravissima

È ancora incandescente la polemica sulla decisione della giunta regionale dell’Umbria di “vietare” l’utilizzo della pillola abortiva in casa, prescrivendo un ricovero ospedaliero di tre giorni per la Ru486.

In queste ore è stata lanciata anche una petizione on-line attraverso la piattaforma change.org per chiedere un passo indietro a Palazzo Donini.

“In Umbria non sarà più possibile prendere la pillola abortiva in day hospital, ma solo con un ricovero di tre giorni in ospedale. La giunta di centrodestra, guidata da Donatella Tesei – è il testo che accompagna la petizione - ha abrogato una delibera che permetteva di praticare l’aborto farmacologico in day hospital”.

“Uno schiaffo alle donne e all’autodeterminazione che nega loro il metodo di interruzione di gravidanza più veloce e meno invasivo, tanto dal punto di vista fisico quanto psicologico, finendo per disincentivarlo e aprendo, potenzialmente, la strada a nuove pericolose forme di clandestinità”.

“Un ricovero prolungato, non necessario, non farà altro che ledere ulteriormente la psiche di chi si trova a compiere una scelta, in ogni caso, affatto semplice. Con questa decisione e questo metodo invasivo, riportiamo indietro le lancette nel tempo, per le donne Umbre, eliminando tutti quei diritti che si erano acquisiti con tanta fatica. Non lo permetteremo. Dalle parte delle donne e della civiltà, sempre”.

L’obiettivo della petizione è raggiungere le 7.500 firme, al momento i sottoscrittori hanno superato quota 5.700.

La posizione di Tesei

“Non è assolutamente un passo indietro - ha detto la presidente Tesei in un’intervista al Corriere della Sera - La libertà di una scelta sofferta, come quella dell’aborto, rimane. Ma c’è una maggiore tutela per la salute della donna. Ho applicato la legge nazionale non per togliere un diritto delle donne. Al contrario, da avvocato impegnata nella tutela dei diritti individuali penso che abbiamo aggiunto la garanzia di poter abortire in sicurezza. Siccome i rischi ci sono e sono evidenti, incidenti di percorso ci possono essere e ci sono stati”.

Il Pd insorge

Una tesi che non convince le opposizioni, con Pd e M5S umbri che parlano di “un atto grave, che renderà ancor più difficile la vita delle donne e la loro autodeterminazione”. Walter Verini, deputato del Pd e commissario del partito in Umbria, definisce la decisione della Regione “una cambiale che la Presidente Tesei paga alle forze più oscurantiste che l’hanno sostenuta e la sostengono. Altro che tutela della salute: la verità è che sono forze che non si rassegnano all’idea di una società nella quale le donne possano scegliere. Il Pd ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Speranza, perché si garantiscano i diritti delle donne, anche davanti a scelte difficili e dolorose.

Il ministero della salute

Anche Roberto Speranza, ministro della Salute, si è mosso chiedendo un nuovo parere al Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, “in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico”. A spiegarlo è una nota del dicastero che sottolinea anche come l’ultimo parere in materia era stato espresso nel 2010. Il ministero vuole in qualche modo sapere se la situazione è cambiata da allora, perché proprio su quel parere del 18 marzo 2010 si è basata la Regione nell'interpretare in maniera più restrittiva la legge 194 del 1978, spiegando (nelle 'Linee di indirizzo per le attività sanitarie nella Fase 3' adottate con la delibera della discordia) che il Consiglio ribadiva "la necessità di regime di 'ricovero ordinario'".

I tweet di Saviano

Intanto i fari della stampa nazionale sono puntati sull’Umbria, con la giunta presa di mira in una serie di tweet anche dallo scrittore e giornalista Roberto Saviano: “Decisione gravissima, irrazionale e irrispettosa - scrive l’autore di Gomorra - Pillola abortiva e pillola del giorno dopo (contraccezione d’emergenza) significano civiltà e rispetto per le donne e per il diritto inalienabile a decidere della propria vita. L’accesso deve essere facilitato, non ostacolato: da questo si misura il grado di civiltà di un Paese”.

La posizione dei prolife

Nel frattempo continua il dibattito in Umbria, dove la federazione regionale Movimenti per la vita e Centri di aiuto alla vita si schiera con Tesei a cui chiede però ulteriori sforzi a sostegno della maternità: “La pandemia che ci ha colpiti rischia di peggiorare la situazione demografica già grave dell’Italia e della nostra Umbria - si legge in una nota - diventare genitori sembra ormai una opportunità per pochi, considerato anche il peso, adesso, della crisi economica prodotta da Covid19 sui giovani e sulle famiglie. Apprezziamo e condividiamo le nuove indicazioni sull’aborto farmacologico dell’amministrazione Tesei, a cui chiediamo di destinare un fondo specifico in sostegno alle maternità difficili, a quelle donne che chiedono di essere sostenute nel portare avanti la loro gravidanza, ma che si trovano in difficoltà”.

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Il Popolo della famiglia

“Va bene l’abrogazione della pillola abortiva a domicilio, ma non giocate con la vita - avverte intanto il Popolo della famiglia Umbria - Chiediamo alle forze politiche di convocare un tavolo di confronto e collaborazione fra tutti coloro che hanno a cuore la piena applicazione della Legge 194/78. In particolare chiediamo di riesaminare lo spirito originario della L.194/78; individuare spazi di lavoro per e con le associazioni più che operano in Umbria in linea favore della maternità e della tutela della vita umana; la riapertura immediata dei consultori come centri di assistenza alla donna in stato di gravidanza; individuare aiuti economici immediati e concreti per tutte le donne che decidono di non seguire la strada dell’Ivg”.

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