Pillola abortiva, soffia la bufera. Il senatore Pillon: ottimo lavoro cara Donatella. Cgil: scelta punitiva

Ancora bagarre sulla decisione della giunta Tesei. L’esponente leghista: “Difendiamo la vita, quella dei figli e quella delle loro mamme”. Zmali (Pdf): l’aborto deve essere sempre l’estrema ratio. Intervista della governatrice a Radio Capital

Continua a tenere banco la delibera della giunta regionale con la quale è stato disposto il ricovero di tre giorni per l’utilizzo della pillola abortiva Ru486. Nelle scorse ore, la governatrice Donatella Tesei è stata intervistata dal Tg Zero di Radio Capital, mentre si moltiplicano gli interventi e le prese di posizione del mondo politico, sindacale e associativo.

ASCOLTA | Donatella Tesei intervistata dal Tg Zero

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“Ottimo lavoro cara Donatella – scrive intanto il senatore leghista Simone Pillon, che per primo ha manifestato l’appoggio all’esecutivo regionale per la decisione sull’aborto farmacologico - Il titolo che abbiamo aspettato per anni. Sì. Difendiamo la vita. Quella dei figli e quella delle loro mamme. Lo avevamo detto e lo avevamo promesso impegnando per iscritto i candidati. Ogni promessa è debito, ma ovviamente a sinistra si scandalizzano non essendo adusi a mantenerle. Le loro reazioni da bava alla bocca sono la miglior garanzia che il passo è stato fatto nella giusta direzione. Ora aiutiamo con serie misure economiche ogni gravidanza fin dal suo inizio. Dopo tanti morti per il Covid abbiamo tutti il desiderio di vedere il trionfo della vita”.

“La decisione presa dalla Regione Umbria di ricoverare per tre giorni chi ricorre alla interruzione farmacologica di gravidanza riporta indietro nel tempo conquiste dovute alle lotte delle donne, che hanno fatto sì che diverse regioni deliberassero l’intervento in day hospital, ritenendo inadeguate le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità del 2010, recepite dal Ministero della Salute, che prevedono, appunto, il ricovero di tre giorni”, si legge invece in una nota della Cgil nazionale.

“Nonostante le affermazioni della Presidente della Regione – spiega il sindacato – il ricovero potrà comportare, in questo periodo di criticità dovuto all’emergenza Covid, un ulteriore aggravio organizzativo e di costi per le strutture ospedaliere, e aumentare il rischio di contagio”. “Per questo – prosegue la Confederazione – apprezziamo il fatto che il ministro Speranza abbia chiesto un nuovo parere all’Iss. Ma non basta: il ministro deve assumere una decisione politica che renda esigibile il diritto a tutte le donne, ricorrendo alle pratiche meno invasive e meno lesive del diritto di scelta e della privacy”.

“Il provvedimento della Regione Umbria – si sottolinea nella nota – è finalizzato ad ostacolare il ricorso alla IVG, e si aggiunge ai tanti impedimenti già in atto, quale l’alto numero di medici obiettori negli ospedali e nei consultori. Sono scelte dannose e punitive nei confronti delle donne – denuncia la Cgil – che determinano sofferenza. Il vero rispetto della legge 194 richiede che si scelgano le pratiche meno invasive. Chiediamo al ministro – si legge in conclusione – di garantire non solo l’applicazione della 194, ma il diritto delle donne all’autodeterminazione, prendendo anche esempio dai tanti paesi europei per la definizione dell’utilizzo della pillola RU486 nelle nove settimane”.

“L’aborto nelle strutture ospedaliere, anche tramite la terapia farmacologica, deve essere sempre l’estrema ratio e mai la prassi quotidiana. Chiunque voglia somministrare la Ru 468 come se stesse distribuendo le caramelle al bar, non ha a cuore né il corpo della donna, né la stessa dignità della donna. Le polemiche di questi giorni sono la chiara evidenza che non interessa a nessuno risolvere o discutere seriamente sulle cause che portano all’interruzione volontaria di gravidanza, ma si ritiene conveniente solo la battaglia politica”, dichiara intanto Saimir Zmali, coordinatore regionale del Popolo della famiglia Umbria.

“Come Pdf Umbria, da sempre in prima linea nella difesa della vita fin dal concepimento, chiediamo di incentivare l’uso dei consultori, rendendoli più fruibili ed accessibili, consapevoli che all’orizzonte c’è un atto duro come l’interruzione di gravidanza che deve essere evitato”, ha continuato Zmali.

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“L’articolo 2 della legge 194, recita: i consultori familiari assistono la donna in stato di gravidanza. Lo stesso articolo parla della necessità di contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”, ha concluso Saimir Zmali, ricordando che “fra le pieghe di una Legge che il Popolo della famiglia continua a ritenere sbagliata perché di fatto non indirizza a fare la scelta più naturale, ci sono opportunità operative che possono garantire umana solidarietà alle donne ed al nascituro”.

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