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Domenica, 22 Maggio 2022
Notizie dall'Umbria

Rifugiato con protezione umanitaria, scafista condannato a 4 anni in Sicilia. Dal 2014 non ha mai saputo del processo

Fermato e indicato come il guidatore del gommone con oltre 100 migranti a bordo, la sentenza di condanna a 4 anni e 8 mesi e 1.6 milioni di euro di multa non è stata appellata. In cella nel carcere di Perugia

Condannato come scafista a 4 anni e 8 mesi di reclusione e 1 milione e 600mila euro di multa perché trovato in possesso di un sistema gps di navigazione al momento dello sbarco, in Sicilia, insieme con altri stranieri.

Un cittadino nigeriano, sbarcato ad Augusta nel 2014 con altri profughi provenienti dalla Siria, è stato condannato per traffico di esseri umani dal Tribunale penale di Siracusa, ma di fatto non ha mai ricevuto una notifica del procedimento in corso.

Lo straniero era stato arrestato al momento dello sbarco, ritenuto lo scafista in quanto trovato in possesso di una bussola, necessaria per seguire la rotta fino all’Italia. Per i giudici sarebbe responsabile dell’arrivo dei migranti attraverso l’utilizzo di un’imbarcazione che stava a galla per miracolo, confidando nell’arrivo dei soccorsi. Siccome risultava senza fissa dimora, senza lavoro e senza permesso di soggiorno, veniva chiesto il fermo. Il gip siciliano, però, convalidava l’arresto, ma rigettava la richiesta di misura cautelare, nonostante molti migranti affermassero che il gommone partito dalla Libia era condotto dal nigeriano. Al gip l’indagato rispondeva di non aver guidato il gommone, ma che erano stati quattro cittadini somali, da lui riconosciuti in foto e presenti tra gli sbarcati, a condurre l’imbarcazione e di aver detto a tutti i 100 migranti di riferire alle autorità italiane di aver guidato tutti a turno, proprio per evitare incriminazioni. Il personale di soccorso, però, lo avrebbe visto gettare in mare il sistema gps per la navigazione (poi recuperato).

Il procedimento penale, quindi, proseguiva per la sua strada, mentre lo straniero veniva mandato a Perugia dove faceva richiesta di protezione umanitaria. Al termine dell’iter gli veniva riconosciuto lo status di rifugiato e provava ad integrarsi nella comunità locale. Appare strano che non gli sia mai stato notificato un atto processuale, visto che lo Stato sapeva benissimo dove si trovasse il nigeriano, avendo seguito il percorso per la protezione umanitaria.

Nel corso degli anni, il processo andava avanti, senza che all’imputato venisse notificata la conclusione delle indagini, la fissazione dell’udienza preliminare, il giudizio e la condanna. Contro la quale non viene presentato appello e, quindi, ad ottobre dell’anno scorso, il nigeriano è stato preso e portato in carcere per scontare i 4 anni e 8 mesi di reclusione previsti dalla sentenza di condanna.

I difensori del nigeriano, attualmente recluso a Capanne, gli avvocati Alessia Arcangeli e Antonio Loiacovo del foro di Catania, hanno presentato alla Corte d’appello di Catania una richiesta di rescissione del giudicato proprio perché non è mai stato notificato alcun atto all’imputato. Dalla Corte d’appello, dove è stata depositata la richiesta il 13 gennaio del 2022, però, ancora non è arrivata risposta.

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