Pioggia di soldi sporchi sull’Umbria per terrorismo, mafie ed evasione: "Indagini su mille operazioni sospette"

Gli analisti finanziari della Banca d’Italia seguono le tracce del contante per stanare gli affari della criminalità organizzata. Occhi puntati su attività di money transfer e sale slot e sui sistemi dei clan nigeriani

Segui i soldi. Quando negli Uffici di informazione finanziaria della Banca d’Italia scatta l’allarme, gli 007 esperti di movimenti contabili e non solo si mettono sulle tracce del contante per riannodare un filo che spesso porta a stanare gli affari della criminalità organizzata: terrorismo, riciclaggio, evasione fiscale. Soldi sporchi, che spesso vengono messi assieme per corrompere funzionari pubblici e intascare appalti e “oliare” pratiche negli uffici pubblici. Sembra la trama di una spy story. Soprattutto, sembra qualcosa distante anni luce dalle placide colline dell’Umbria. E invece, Terni, Perugia e i borghi storici del cuore verde d’Italia non sono affatto immuni da questo virus.

Che cos’è l’Uif

L’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif) è l’unità centrale nazionale con funzioni di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, istituita presso la Banca d’Italia. Riceve e acquisisce informazioni riguardanti ipotesi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, principalmente attraverso le segnalazioni di operazioni sospette trasmesse da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori. Su queste informazioni effettua analisi finanziarie e ne valuta la rilevanza ai fini dell’invio ai competenti organi investigativi e giudiziari, per l’eventuale sviluppo dell’azione di repressione.

Il bilancio

Nel 2019 tutti gli ambiti di attività della Uif hanno registrato una ulteriore crescita. Le segnalazioni di operazioni sospette sono aumentate, sfiorando le 106mila unità. Le segnalazioni pervenute nel 2019 hanno riguardato operazioni eseguite per 91 miliardi di euro contro i 71 dell’anno precedente. La distribuzione territoriale delle segnalazioni è in buona parte sovrapponibile a quella del 2018. La Lombardia si conferma prima regione di localizzazione dell’operatività sospetta, con un’incidenza del 19,8% sul totale del flusso ricevuto; seguono la Campania e il Lazio. Fra le regioni con i maggiori aumenti assoluti, quella con l’incremento percentuale più significativo è la Sicilia (+26,3%), seguita da Emilia-Romagna (+10,8%), Lazio (+10,7%) e Puglia (+10,6%). Per quanto riferiti a incrementi più modesti in valore assoluto, si rilevano aumenti percentuali degni di nota anche da parte del Molise (+23,8%), della Basilicata (+17,4%) e della Sardegna (+16,9%). Prato e Milano si confermano rispettivamente la prima e la seconda provincia di localizzazione delle segnalazioni. Nella fascia alta si collocano anche quest’anno le province di Imperia e Napoli alle quali si aggiunge Trieste. Infine, si conferma nel 2019 la minore incidenza delle province del Sud della Sardegna e di Nuoro, con flussi segnaletici fra 36 e 50 unità.

Per quanto riguarda l'Umbria, le segnalazioni sono state 973, con un valore in controtendenza rispetto al dato nazionale visto che, rispetto al 2018, c'è stata una diminuzione del 3,3% (erano 1.006).

Come viaggiano i soldi sporchi

Rispetto alla suddivisione per forme tecniche delle operazioni segnalate nel 2019, continuano a prevalere i bonifici domestici che compongono il 31,1% delle operazioni segnalate (29,6% nel 2018). Rimangono pressoché costanti le operazioni in contante e le rimesse di pagamento, rispettivamente pari al 19,7% e al 23,8% dell’aggregato. Sostanzialmente stabile anche la componente di bonifici esteri.

Le aree di rischio

Criminalità organizzata, corruzione ed evasione fiscale si intersecano tra loro rendendo impossibile individuare linee di demarcazione nette. “In particolare – spiega il dossier Uif pubblicato in queste ore - è ricorrente il ricorso allo strumentario tipico dell’evasione fiscale sia per realizzare operazioni di riciclaggio da parte della criminalità organizzata sia per la precostituzione di fondi con finalità corruttive; è abituale il ricorso alla corruzione da parte della criminalità organizzata per ottenere il favore di amministratori e funzionari pubblici”.

Gli analisti dell’unità speciale di Bankitalia hanno rilevato “frequenti frodi nelle fatturazioni, utilizzate dalle organizzazioni criminali per conseguire scopi anche diversi da quelli di evasione fiscale. A tale operatività, ravvisabile in circa un quinto delle segnalazioni classificate come potenzialmente riconducibili a interessi mafiosi, di norma si associano intensi utilizzi di bonifici, carte prepagate e contanti. Tra i principali settori economici interessati rilevano quelli dei servizi alle imprese, dei carburanti, del commercio di autoveicoli, del trasporto e del facchinaggio. Anche il settore dei giochi e delle scommesse (sia con riferimento a operazioni di gioco – fisico e online – sia con riferimento alla gestione delle sale da gioco) risulta appetibile per la criminalità organizzata, presente su quasi tutta la filiera, ivi compresa la gestione e il noleggio degli apparecchi di gioco”.

La criminalità straniera

Un focus particolare da parte della Uif è stato riservato a “contesti e operatività riconducibili a criminalità straniere”. In particolare, sono stati analizzati i flussi di denaro da e per l’Italia che hanno permesso di evidenziare l’elevata “numerosità dei soggetti coinvolti” e “livelli semplificati di riciclaggio rispetto alle mafie autoctone. Tali caratteristiche appaiono correlate alla riscontrata tendenza a operare tramite i money transfer e al contempo a utilizzare carte di pagamento e più recentemente valute virtuali”.

Un particolare modus operandi è stato evidenziato e riferito alla “criminalità nigeriana” con “flussi di importi considerevoli disposti da mittenti localizzati in Paesi esteri” e destinati “nel nord (soprattutto in Piemonte, Lombardia e Veneto) e, nel centro-sud, in Campania (Napoli e Castel Volturno) e in Sicilia (Palermo e Ragusa). L’analisi ha spesso evidenziato la presenza di soggetti che operano come collettori di fondi provenienti anche dall’estero attraverso bonifici e ricariche di carte prepagate. Le ricariche vengono disposte per lo più in contanti, presso esercenti e sportelli postali, da una moltitudine di soggetti, in prevalenza nigeriani, oppure attraverso bonifici, recanti causali come prestiti o aiuti, disposti da titolari di conti presso intermediari, in prevalenza bancari, con sede in Europa. Le carte prepagate che ricevono i fondi vengono utilizzate da soggetti verosimilmente diversi dai titolari per effettuare, in un ristretto arco temporale, prelievi presso sportelli bancomat ubicati in alcuni paesi dell’Africa subsahariana, quali Togo e Benin e, in ultimo, per effettuare pagamenti presso pos di esercenti ubicati in Nigeria”.

Secondo l’Uif, “il ricorrere di questo schema osservato su una moltitudine di carte prepagate, spesso di recente emissione, è apparso compatibile con l’ipotesi di una struttura organizzata, estremamente difficile da circoscrivere, attiva su tutto il territorio nazionale che si occuperebbe di trasferire, in maniera opportunamente frazionata, ingenti flussi finanziari in Africa e in particolare nella zona subsahariana. A fronte di una tale rete composta da una moltitudine di soggetti e di carte, gli approfondimenti hanno consentito di individuare movimenti anomali, anche all’estero, riferibili a un numero ristretto di soggetti, alcuni dei quali coinvolti in procedimenti giudiziari, potenzialmente ai vertici dell’organizzazione”.

“Dall’analisi – rileva ancora il dossier - derivano anche ulteriori conferme circa la capacità delle organizzazioni criminali cinesi di modificare le proprie modalità operative come reazione all’attività di contrasto. Già lo scorso anno si erano messi in evidenza gli imponenti flussi di bonifici dall’Italia all’Ungheria connessi all’importazione di merci tessili dalla Cina. Le analisi più recenti confermano il carattere transnazionale del fenomeno, con lo spostamento dei flussi finanziari e delle merci presso ulteriori Paesi europei (Germania, Francia, Spagna, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia) e un presumibile ulteriore cambiamento dei porti di sdoganamento. Per contrastare anche tali nuove dimensioni e modalità, la Uif ha promosso un progetto di collaborazione con le Fiu europee che prevede l’analisi congiunta del fenomeno al fine di una più completa ricostruzione dei flussi finanziari e della rete di soggetti coinvolti”.

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