Anni di fatica sui libri di scuola, poi l’impiego non paga: un lavoratore su tre in Umbria è “sovraistruito”

Diplomati e laureati che svolgono una professione per la quale il titolo di studio richiesto è inferiore a quello posseduto: maglia nera al cuore verde d’Italia. E infatti le aziende cercano autisti, meccanici e operai

Studiare costa, ma spesso non paga. Soprattutto in Umbria, regione che in Italia conquista la maglia nera per numero di lavoratori “sovraistruiti”, ossia diplomati e laureati che svolgono una professione per la quale il titolo di studio maggiormente richiesto è inferiore a quello posseduto.  

Il conto lo fa la Cgia, Associazione di artigiani e piccole imprese di Mestre, secondo la quale sono oltre 5,8 milioni gli occupati sovraistruiti presenti in Italia. Nel 2019 erano poco meno del 25 per cento del totale degli occupati e la loro incidenza è in costante aumento: negli ultimi 10 anni, infatti, i dati assoluti dei sovraistruiti in Italia sono cresciuti di quasi il 30 per cento. Se, inoltre, si calcola la percentuale solo sugli occupati che possiedono un diploma di scuola media superiore o una laurea, l’anno scorso l’incidenza degli sovraistruiti è salita al 40 per cento.

A livello territoriale la regione più “investita” dal fenomeno è proprio l’Umbria che l’anno scorso registrava il 33 per cento dei sovraistruiti sul totale degli occupati. Seguono Abruzzo (30,3 per cento), Basilicata (29,4 per cento), Molise (27,8 per cento) e Lazio (27,2 per cento). In coda alla graduatoria si trovano Piemonte (22,2 per cento), Lombardia (21,7 per cento) e Trentino Alto Adige (19,3 per cento). Negli ultimi 10 anni la crescita più sostenuta del numero degli occupati sovraistruiti l’ha avuta il Trentino Alto Adige (+57 per cento), seguito da Sardegna (+46 per cento) e Puglia (+45 per cento).
Tra i laureati che svolgono un lavoro per il quale il titolo di studio più richiesto è inferiore a quello posseduto, le professioni più diffuse sono quelle di tecnico informatico, contabile, personale di segreteria, impiegato amministrativo. Tra i diplomati, invece, prevalgono i lavori di barista, cameriere, muratore e camionista.

E sebbene negli ultimi anni ci sia stata una contrazione del fenomeno, un elevato numero di giovani continua a lasciare prematuramente la scuola, anche dell’obbligo, concorrendo ad aumentare la disoccupazione giovanile, il rischio povertà ed esclusione sociale. Nel 2019 l’abbandono scolastico è stato del 13,5 per cento (per un totale di 561mila giovani in Italia).

“L’incremento dei sovraistruiti è in massima parte dovuto alla mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati. Non va nemmeno dimenticato che grazie al ricambio generazionale registrato in questi anni - afferma il coordinatore dell’ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo - sono usciti dal mercato del lavoro tanti over 60 con livelli di istruzione bassi che sono stati rimpiazzati da giovani diplomati o laureati senza alcuna esperienza professionale alle spalle. Tuttavia, la sovraistruzione non va sottovalutata, perché molto spesso attiva meccanismi di demotivazione e di scoramento che condizionano negativamente il livello di produttività del lavoratore interessato e conseguentemente dell’azienda in cui è occupato”.

Paradossalmente, però, continuiamo ad essere tra i meno scolarizzati d’Europa. “L’anno scorso la quota di popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore era del 62,2 per cento, un dato inferiore a quello medio dell’Unione a 28, pari al 78,8 per cento e a quello di alcuni tra i nostri principali competitor. La Francia registrava l’80,4, il Regno Unito l’81,1 e la Germania l’86,6 per cento - segnala il segretario Renato Mason - Non meno ampio è il divario per quanto riguarda la percentuale di coloro che hanno conseguito un titolo di studio terziario sempre nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni. Se nel 2019 in Italia la soglia era del 19,6 per cento, la media europea si è attestata al 33,2. Si segnala come la quota di laureati italiani tra i 25-34enni nelle discipline sia simile alla media dei 22 paesi dell’Unione europea membri dell’Ocse”.

L’atra faccia della medaglia dice però che, nonostante la disoccupazione giovanile sia alta, il livello di istruzione ancora ben al di sotto degli standard europei e l’abbandono scolastico rimanga sostenuto, anche nel pieno della fase Covid le imprese hanno faticato a trovare personale. Sebbene sia un mese molto particolare, stando alla periodica indagine condotta su un campione significativo di imprese da Unioncamere e Anpal, il 30 per cento circa delle 200mila assunzioni previste ad agosto è stato di difficile reperimento, con punte del 39,6 per cento in Friuli Venezia Giulia, del 38,1 per cento in Umbria, del 37,6 in Veneto e del 37,5 in Trentino Alto Adige. Tra le professioni non facili da coprire segnaliamo i meccanici artigiani, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (53,5 per cento), artigiani e operai specializzati nelle rifiniture delle costruzioni (43,1 per cento) e gli autisti di bus e mezzi pesanti (42,5 per cento).

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