Università, i laureati a Perugia guadagnano poco i primi anni. Ma poi arriva il boom

Analisi sugli stipendi degli ex alunni di 40 atenei italiani. UniPg parte dal fondo classifica e recupera. E per ripagare gli investimenti dei costi universitari servono circa 17 anni

A parità di posizione occupata, un laureato guadagna in media tra i 12 e i 13mila euro in più rispetto ad un collega sprovvisto di questo titolo di studio. Nel mercato del lavoro italiano, dove, come noto, il livello della disoccupazione è piuttosto elevato in generale, la situazione si esaspera in mancanza di titolo di studio o comunque in presenza di titoli di studio di basso livello. Il livello di disoccupazione fra coloro che non hanno titoli o arrivano al massimo alla licenza elementare è quasi quattro volte superiore a quello dei laureati. Se si considerano invece coloro che hanno la licenza di scuola media inferiore, la differenza con i laureati scende a circa 3 volte e si attesta a circa 2 volte per i diplomati. E se la disoccupazione in Italia è un problema, quella giovanile ha livelli ancora più preoccupanti (14,8% secondo i dati Istat). Anche in questo caso il titolo di studio fa la differenza: il tasso di disoccupazione giovanile è dell’11,9% fra i laureati, con una distanza di oltre 15 punti percentuali rispetto al tasso di disoccupazione di chi non ha alcun titolo di studio (27,0%). Conferma ne è il fatto che oggi il tasso di disoccupazione dei laureati è pari a quello di dieci anni fa, mentre per gli altri livelli di istruzione (e in termini generali) la disoccupazione oggi è più elevata rispetto al 2009.

Partendo da questi elementi, lo University Report analizza il “valore” dell’istruzione nel mercato del lavoro, con attenzione particolare alla formazione universitaria. Il report, quest’ anno alla quinta edizione, è stato sviluppato col supporto di Spring Professional, società di consulenza internazionale di The Adecco Group, specializzata nella ricerca e selezione di Middle Manager e Professional. Il Database di riferimento è costituito da oltre 450mila profili retributivi di lavoratori del settore privato rilevati dall’Osservatorio JobPricing, tra i quali circa 100mila profili di lavoratori laureati.

Il dossier prende dunque in considerazione 40 atenei italiani, verificando per ognuno di essi il livello retributivo medio dei primi 10 anni di carriera di un laureato. Il primo elemento ad emergere è che privato è meglio di pubblico e Nord è meglio di Sud. L’analisi dice dunque che nella prima fase di carriera lavorativa (dai 25 ai 34 anni), i primi 4 atenei sono privati, e precisamente la Bocconi (35.081 euro), la LUISS (32.980 euro), il Politecnico di Milano (32.796 euro), e l’Università Cattolica del Sacro Cuore (32.118 euro). Alla maggior parte delle università analizzate è associato un valore iniziale di carriera tra i 30.000 euro e i 31.500 euro, mentre fanalino di coda sono le università di Cagliari (29.233 euro lordi l’anno) e Perugia (29.002 euro lordi l’anno).

LEGGI | Il documento integrale University_Report-2

Lo studio analizza poi l’andamento della retribuzione nel corso della carriera lavorativa e, in particolare, l’incremento che si registra tra il primo e l’ultimo step di carriera preso in considerazione. Nell’ambito di questa analisi, la situazione dell’ateneo perugino migliora. O meglio, migliorano le performance economiche dei suoi laureati, visto che la retribuzione media nella fascia d’età 35-44 anni sale a 38.900 euro lordi l’anno e a 47.700 euro lordi l’anni nella fascia 45-54, con un incremento del 65% che porta UniPg appena fuori dalla top ten italiana.

Analizzando poi le varie università sotto l’aspetto del profilo professionale degli ex-alunni, emerge che il 6% di quelli dell’Università degli studi di Perugia si colloca nella fascia dei dirigenti, il 18% dei quadri e il 77% degli impiegati.

L’ultimo elemento di analisi riguarda quello che viene definito il “payback index”, ossia il numero di anni necessari per ripagare gli investimenti sostenuti per i costi universitari e il “mancato introito”, ossia la retribuzione che lo studente avrebbe guadagnato, occupando un posto di lavoro a tempo pieno anziché frequentare l’università nei cinque anni di studio.

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Per uno studente in sede di UniPg, questo indice equivale a 16,9 anni, mentre per uno studente fuori sede gli anni salgono a 17,7. Dati che risentono delle retribuzioni medie dei laureati “umbri” e che dunque sono fra i più alti d’Italia.

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