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Giovedì, 19 Maggio 2022
Notizie dall'Umbria

Umbria e futuro, quanto potenziale ha il vino umbro? Quanto può incidere sul turismo? E quanto costa un ettaro di vigneto? L'indagine

L’Umbria ha un potenziale in grado di esprimere vini di qualità e soddisfazione. Ma che per molti aspetti è ancora da valorizzare appieno

La struttura produttiva delle aziende vinificatrici umbre, che nel terzo trimestre 2021 erano circa 1.350, è di piccole e medie dimensioni e oltre la metà di queste produce meno di 100 ettolitri all’anno. Le cantine che nell’annata 2020/21 hanno fatto vino biologico erano circa 50 ed hanno prodotto 16.795 ettolitri. E' quanto emerge dall'ultima ricerca pubblicata da Aur, Agenzia Umbria Ricerche, su elaborazione dei dati Istat.

L’Umbria ha una grande tradizione vitivinicola: il rispetto delle tradizioni si unisce al coraggio di innovare. Molte aree della nostra regione possono vantare di avere un grande terroir, il rapporto cioè che lega un vitigno al microclima e alle caratteristiche minerali del suolo in cui è coltivato e che determina il carattere
e l'unicità del vino che viene prodotto. Come non citare l’area di Montefalco, che produce due importantissimi vini: il Sagrantino, che progressivamente ha conquistato grosse fette di estimatori ed oggi è ormai considerato a pieno titolo uno dei grandi rossi italiani; il Montefalco Rosso che, con la sua prevalenza di uve Sangiovese, non ha nulla da invidiare ad altri vini del centro Italia molto apprezzati dagli stranieri. 

Ma anche l’orvietano, dove i vini bianchi possono beneficiare di un microclima unico che favorisce la formazione di muffe nobili che non mancano di impreziosire il prodotto. Lo spoletino, che si sta mettendo in mostra per i suoi bianchi non da ultimo il Trebbiano. Le aree di Narni e Amelia, che con il loro Ciliegiolo sono apprezzate da qualche anno in tutta Italia e non solo. Torgiano, dove il Sangiovese sembra trovarsi proprio a suo agio e il risultato è ottimo. Todi, che esprime un Grechetto sempre più all'estero. Il Lago Trasimeno, la cui icona è senza dubbio il Gamay che appartiene alla famiglia delle Grenache.

Quando le cantine riescono ad evolversi, diventano potenti attrattori turistici e il perché è facilmente intuibile: l’arte in sé, da sola, è un fortissimo pretesto di visita per le persone. È un booster formidabile per il turismo. Un booster di cui l’Umbria ha bisogno se vuole sfruttare appieno le sue potenzialità e ambire a raggiungere l'obiettivo delle 10 milioni di presenze. Il vino infatti, oltre ad essere una sorta di macchina del tempo che ci riporta indietro nelle stagioni, è un descrittore geografico che ci parla dei territori dove viene prodotto. Sotto questo aspetto l’Umbria ha un potenziale in grado di esprimere vini di qualità e soddisfazione. Ma che per molti aspetti è ancora da valorizzare appieno. E molto probabilmente sta proprio in questo la differenza di valore dei vigneti umbri, che nel 2019 era di appena 19.000€ per ettaro, rispetto a quelli di regioni come il Trentino Alto Adige (254.900€ per ettaro), Il Veneto (139.300€ per ettaro) e il Piemonte (72.100€ per ettaro). Ultima in classifica la Sardegna con un valore medio di 12.900€ per ettaro.

A livello mondiale, l'Italia si è attestata come il principale produttore di vino. La quota di mercato nell’annata 2019-20, si è attestata al 16,7%; la grande Francia e la Spagna sono indietro occupando il secondo e terzo posto, con una produzione pari rispettivamente al 14,3% e all’11,7% (Istat 2020). Di fatto la crescita vertiginosa della qualità abbinata alla grande capacità produttiva ha fatto sì che il vino diventasse uno dei nuovi simboli della cultura del bel Paese, portandosi dietro un significativo incremento dei flussi turistici legati all’enoturismo che fa molto bene al sistema economico nel suo complesso.

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