Una svolta green nel futuro dell'Europa. La transizione tocca anche l'Umbria

Industria sostenibile, agricoltura e tutela ambientale: ecco i temi trattati nella conferenza online del 23 settembre

Immaginate l'Europa del 2050: nientemeno che il primo continente a impatto climatico zero, grazie a una strategia eco-sostenibile che include e coinvolge industria, agricoltura e ogni ambito dell'economia; un ambiente più salubre in cui la qualità della vita e la salute delle persone siano finalmente e nettamente migliori; una comunità unita non solo nel nome, ma anche e soprattutto negli intenti, con lo sguardo sempre volto al benessere delle generazioni presenti e future.

Un'immagine utopica, direte voi, ma in realtà non irrealizzabile. Perché possa diventare realtà serve, infatti, la cooperazione e la partecipazione di tutti a ogni livello: dal più alto, quello europeo, dove si prendono le decisioni più importanti e condivise, passando per le amministrazioni locali, intermediari necessari per calare tali decisioni sul territorio, fino ai livelli più bassi, quelli di coloro che si dovranno attivare nel concreto, giorno dopo giorno, per rendere il cambiamento reale. Questi ultimi, gli addetti dei comparti industriale e agricolo, saranno di conseguenza i primi chiamati a partecipare al cambiamento e da loro dovrà partire la transizione per costruire un'Europa diversa.

Facile capire che anche una piccola regione come l'Umbria può e deve fare la sua parte per stare al passo, ma è altrettanto facile comprendere che, per dare un contributo valido, la Regione avrà bisogno di essere accompagnata in qualche modo nella transizione. Ed è qui che interviene la Comunità Europea: per agevolare il necessario cambiamento di politiche economiche di Stati e Regioni, Umbria compresa, l'Europa ha infatti approvato il Green Deal, un piano strategico di ampio respiro per la crescita europea, una sorta di vademecum sullo sviluppo sostenibile dell'Europa per i prossimi 50 anni che la possa rendere realmente il primo continente a impatto zero entro il 2050.

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Ma prendere per mano singole regioni, amministrazioni locali e addetti ai lavori e portarli ad accettare e a contribuire attivamente a un cambiamento di tale portata, significa innanzitutto parlare con loro, spiegare la direzione che si intende prendere, ascoltare obiezioni, istanze, suggerimenti e necessità da chi vive e vivrà tutti i giorni e in prima persona questa svolta green decisa dall'Unione Europea.

Dialogo e confronto saranno la vera base sulla quale costruire un futuro sostenibile per tutti. E il primo passo verso il confronto e la partecipazione è stata la conferenza online tenutasi questo 23 settembre, alla quale hanno partecipato eurodeputati, assessori della Regione Umbria e i più importanti operatori locali dei settori di industria, artigianato e agricoltura.

Organizzato dall'Ufficio in Italia del Parlamento europeo, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, con Europ Direct Umbria ed Europe Direct Terni, il meeting online che è possibile rivedere sulla Pagina Facebook del Parlamento Europeo in Italia, ha toccato proprio i temi del Green Deal e delle politiche industriali e agricole in Umbria, focalizzandosi su temi come industria e agricoltura sostenibili, misure a favore della tutela dell'ambiente e finanziamenti europei a sostegno della transizione.

Le parole degli intervenuti confermano l'utilità di una discussione vis à vis, mostrandoci le diverse prospettive dei vari interessati, ma anche un denominatore comune su cui tutti concordano: la necessità di dover bilanciare obiettivi ambientali con lo sviluppo del settore imprenditoriale agricolo. Una sfida questa che, in Umbria e più in generale in Italia, potrà risultare semplificata, in quanto già si posizionano sopra la media in termini di sostenibilità e qualità della produzioni.

Lo conferma Salvatore De Meo, europarlamentare di Forza Italia, quando afferma che “nell’ambito della sostenibilità non siamo gli ultimi della classe come italiani. Anzi. Si pensi al biologico che è tra i primi in Europa. Le strategie quindi andrebbero declinate seguendo le specificità, non tirando una linea orizzontale. Abbiamo una cultura che va accompagnata. Dopo la pandemia il mondo agroalimentare ha saputo dimostrare buona resilienza e questo è un punto di vantaggio da cui ripartire. Ora però questo settore va rafforzato e valorizzato.”

Dello stesso parere anche Daniela Rondinelli, europarlamentare di Movimento 5 Stelle, sostenendo che “la qualità della produzione italiana e il Made In Italy vanno protetti. L’Umbria è una regione virtuosa che sa coniugare impresa, ambiente, ricerca e cultura. È un territorio di sostenibilità e inclusione sociale che sa sviluppare un dibattito con eco europea. Dobbiamo essere consapevoli che cambierà il nostro modo di produrre e consumare.

Paolo De Castro, europarlamentare del PD, aggregandosi alle dichiarazioni dei colleghi, mostra però un lato nascosto della medaglia: “Gli obiettivi strategici si inseriscono in un percorso che già esiste e che già stiamo affrontando in Italia e nell’Umbria. Partiamo avvantaggiati e non dobbiamo temere che l’Ue imponga paletti. Certo, ora bisogna accelerare.” De Castro aggiunge poi che se “il Green Deal è fondamentale per gli obiettivi ambientali e climatici, bisogna però fare in modo che non si traduca in uno svantaggio competitivo rispetto a chi certe regole non le rispetta.

Su posizioni più critiche si pone invece Simona Renata Baldassarre, europarlamentare della Lega, che fa notare come “Sul Green Deal l'Italia sarà penalizzata perché noi italiani siamo virtuosi. All’Umbria non andrà nulla. Purtroppo i criteri di allocazione premiano i peggiori inquinatori. Chi si è dotato di risorse energetiche pulite viene lasciato da parte.” Aggiunge poi che “la sfida sulle emissioni è importante e il percorso del green sta creando e creerà grandi cambiamenti energetici, produttivi e industriali, ma spesso manca un ragionamento organico che porti a considerazioni sugli effetti complessivi. Questo talvolta ci mette in difficoltà nel dare risposte a cittadini e imprese.”

Insomma, come si può vedere, le intenzioni, a livello europeo, sono più che buone e la strada del confronto, del dibattito e della sensibilizzazione al problema, grazie al Green Deal, è stata spianata. Ora toccherà ai singoli, agli imprenditori e agli agricoltori e, in definitiva, a ciascuno di noi dare un contributo per un'Europa più pulita e sostenibile. L'obiettivo finale, lo ricordiamo, è arrivare all'impatto zero e a costruire un futuro diverso e migliore per tutti.

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