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Sull’odio: Briatore, le Sardine ed altre creature mitologiche

La riflessione del Partito comunista dell’Umbria: “Naturale e sano è il sentimento di odio verso la classe dominante, verso chi si arricchisce sulle spalle degli altri”

In molti, moltissimi, in questi ultimi tempi, affermano di essere “contro l’odio”. Su due piedi, verrebbe a chiunque di provare empatia verso un concetto così ampio. Ma poi, analizzando, il concetto in sé si rivela così tanto ampio da diventare vuoto. C’è addirittura chi ne ha fatto un progetto parapolitico, riempiendo piazze e facendo proseliti solo in nome di questo concetto.

Ma che piazze e che proseliti sono quelli fatti in base ad un punto comune del genere?

Sono piazze e proseliti “usa e getta”, ad esempio, quelle delle Sardine, sciolte esattamente nello stesso momento della propria formazione, rimesse sott’olio e pronte al prossimo strumentale riutilizzo. “Contro l’odio”, si dicono, ma quale? Quello di Salvini, che finge di odiare ora i meridionali e ora gli africani, solo per raggiungere la pancia del proletariato, inquadrandolo in una lotta razziale e non di classe? Salvini ora questa carta dell’odio razziale non la mollerà più, a meno che non inizino a poter votare anche gli immigrati. Allora si vedrà come il Salvini di turno arriverà ad odiare il prossimo utile nemico, gli alieni, magari.

Ma il proletariato che raggiunge Salvini ha effettivamente ragione d’odiare, ovviamente però non chi è in una posizione ancora più inferiore della sua.

Come si fa a non odiare? Come si fa a non odiare chi opprime, a non odiare l’arroganza delle classi dominanti, a non odiare i pochissimi che mangiano sul sudore di tutti gli altri?

L’arroganza di Musk, che ammette candidamente gli interessi nel recente golpe boliviano; l'arroganza del Flavio nazionale, che insulta beceramente lavoratrici e lavoratori, nega l’esistenza di una pandemia per poter continuare il suo business, si ammala e strapaga un ospedale per un trattamento di favore.

Com’è possibile non odiare costoro, che quotidianamente riversano odio in fatti tangibili verso il 99% della popolazione?

La destra, ma da anni anche la “sinistra” liberale, cerca disperatamente (e ci riesce purtroppo) di mistificare questo odio in “invidia sociale”. Ma quale invidia sarebbe umanamente possibile avere verso un parassita, che accumula sulla pelle di chi ormai non ha più? Questi pochi elementi ci stanno portando, e ormai è palesato, verso un collasso generale, e alcuni proletari ancora li giustificano, appellando membri della loro stessa classe che gli si oppongono come “invidiosi”.

Compagni tutti, sia chi ci si sente che chi fa di tutto per non ammettersi di essere proletario, questa non è invidia, ma odio di classe. Un naturale e sano sentimento di odio verso la classe sociale dominante, in soldoni, verso il ricco. Nessuno di noi, conducendo una vita normale e nel rispetto della società e del prossimo, può arricchirsi in tal misura senza calpestare gli altri: per ogni ricco, sono migliaia a non arrivare a fine mese. È matematica, d’altra parte: i profitti creati dagli operai Fiat o dai magazzinieri di Amazon finiscono nelle tasche di chi li sfrutta, Agnelli-Elkann o Bezos, lasciando ai lavoratori meno del necessario per andare avanti. La ricchezza si fonda sullo sfruttamento dei lavoratori.

Quindi ben venga questo odio di classe, precursore di ribellione, affinché nessuno si arricchisca più - ché chi lo fa, lo fa sulla pelle degli altri - ma affinché tutti abbiano garanzia necessaria ad una vita serena, normale, felice.

Che il necessario sia garantito e che non si resti indifferenti a chi lo nega.

Perché noi odiamo gli indifferenti.

*Partito comunista - Umbria

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