“In un altro Paese eri già nelle mani di Caronte”, De Luca resta nel mirino della Lega

Il consigliere M5S bersagliato dal Carroccio dopo la bagarre su mascherine e discoteche. “Purtroppo per loro sono vivo e vegeto e lotterò incessantemente per difendere la mia terra da loro”

La miccia innescata dalle ordinanze che impongono l’uso di mascherine “a tempo” e la chiusura delle discoteche per contenere il contagio da Covid19 continua a far esplodere la bomba della polemica. Sul “ring” ci sono da una parte il consigliere regionale Thomas De Luca e dall’altra buona parte degli esponenti regionali della Lega.

E dopo lo scontro politico, scandito a suon di comunicati stampa (a De Luca, ieri, ha risposto Pastorelli) si passa ora alla bagarre social. Ed è lo stesso De Luca a rinfocolare lo scontro attraverso un post in cui pubblica una serie di post in cui i maggiorenti del Caroccio lo mettono nel mirino (ci sono tra gli altri Virginio Caparvi, Barbara Saltamartini, Nico Nunzi, Valerio Mancini) accompagnati da un intervento che farà tutt’altro che calmare le acque.

De Luca prende spunto da un messaggio: “In un altro Paese eri già nelle mani di Caronte”. “Questo scrivono i leghisti. Purtroppo per loro sono vivo e vegeto e lotterò incessantemente per difendere la mia terra da loro. È sceso in campo tutto lo stato maggiore della Lega per attaccarmi in maniera scomposta ma le offese non cambiano la realtà dei fatti. Ce ne fosse uno che avesse risposto nel merito argomentando il proprio dissenso verso le mie dichiarazioni. Ovviamente non possono – scrive De Luca - perché la decisione di riaprire le discoteche spettava ai governatori delle regioni. La Governatrice Tesei in Umbria ha riaperto le discoteche il 19 giugno 2020 con l’ordinanza numero 34. Questo nonostante le perplessità emerse da parte del Governo nella conferenza Stato-Regioni”.

“Purtroppo la crescita costante dei contagi e l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva, anche di persone di giovane età, ha costretto al Governo a commissariare di fatto le Regioni ritirando la deroga al Dpcm che consentiva ai governatori di aprire le discoteche. Le Regioni, come richiesto a gran voce, non sono state trattate tutte allo stesso modo, ma hanno avuto facoltà di aprire e chiudere le discoteche in base ai dati a loro disposizione a condizione di monitorare costantemente. Dopo aver preso atto di una situazione che stava degenerando, il Governo è stato costretto a sopperire alla mancanza di azioni da parte delle Regioni. E se è vero che la maggior parte delle Regioni si sono dimostrate d'accordo, come Emilia Romagna e Veneto che avevano già preso misure restrittive, altre hanno chiesto di procrastinare la chiusura almeno di una settimana”.

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