Congresso Pd, l’affondo di De Rebotti: “Pressioni sui candidati, escludere Bori”

Il sindaco di Narni in corsa per la segreteria dem ricorre a commissione regionale e nazionale del partito: “Chiunque dovesse essere eletto, il Pd ne uscirebbe lacerato. Anche io sono pronto a fare un passo indietro”

Francesco De Rebotti

Quello che Francesco De Rebotti scrive nel ricorso inviato a commissione regionale e nazionale di garanzia del Pd, segretario dem e responsabile dell’organizzazione del Partito democratico, non è semplicemente un ricorso. Tra le righe, in mezzo ai riferimenti normativi e accanto all’analisi di norme e statuti, il sindaco di Narni, ex leader di Anci Umbria e oggi in corsa per la segreteria regionale del Partito democratico lancia un affondo politico molto più articolato.

Certo, in primo piano c’è il ricorso. De Rebotti “impugnando il parere della commissione regionale per il congresso del Pd Umbria, ricorre alla commissione regionale di garanzia, nonché alla commissione nazionale di garanzia del Partito democratico, affinché le stesse, in applicazione della normativa richiamata in atti, dichiarino la esclusione della candidatura di Tommaso Bori dal congresso regionale dell’Umbria, a causa del mancato rispetto dell’articolo 5 comma 2 dell’articolo 5, comma 2 del Regolamento regionale per l’elezione del segretario e dell’assemblea regionale, dei segretari e delle assemblee cittadine, dei segretari e degli organismi di circolo, approvato dal commissario regionale del Pd Umbria in data 2 marzo 2020”.

Bori, dunque, non è candidabile alla segreteria. Ma non solo per una questione di regolamento. Perché, violando quelle stesse regole a cui tutti dovrebbero attenersi, in un momento cruciale per la politica, le istituzioni e – soprattutto – per lo stesso Partito democratico, si è fatto qualcosa di più grave.

“La carica di componente dell’assemblea regionale – scrive De Rebotti nel ricorso - è incompatibile con quella di componente dell’assemblea nazionale. Qualora un componente dell’assemblea nazionale volesse candidarsi all’assemblea regionale, deve dimettersi entro la data di presentazione delle liste”.

“L’articolo 5 comma 2, infatti – argomenta ancora il sindaco di Narni - intende evitare che un candidato alla assemblea regionale possa utilizzare il ruolo di componente della assemblea nazionale durante la campagna elettorale congressuale, al fine di influenzare grazie ad un indebito utilizzo della metus potestatis. Influenza, che, invero, sembra essere stata già esercitata e in molteplici modi”. Accuse pesanti che De Rebotti dettaglia, parlando di “pressioni su candidati che sono stati indotti a chiedere il ritiro della propria candidatura alla assemblea regionale e reiterati richiami ad un presunto sostegno ad un candidato segretario da parte del segretario nazionale del Pd (argomento più volte pubblicato sui quotidiani locali e mai smentito dal candidato)”.

Se il regolamento sia stato rispettato o meno, saranno dunque gli organismi di garanzia a verificarlo. Il tema che però De Rebotti sottolinea nel documento che accompagna il ricorso è di stringente attualità.

“Sono convinto che in Umbria non si possa affrontare un congresso regionale escludendo ed allontanando, ed in presenza di un mancato rispetto delle regole tutti ci si debba assumere una responsabilità in più. Così come sono convinto che il disastro politico sia in gran parte già avvenuto, indipendentemente dalla natura del pronunciamento degli organismi di garanzia, alimentando ed accentuando per giorni e settimane, mesi, la teoria del nemico. Chiunque dovesse risultare eletto segretario, non conseguirà ad oggi una vittoria, perché sarà il Pd Umbro a perdere, uscendone stupidamente ed irrimediabilmente lacerato”.

“Per questo comunico che, qualora la commissione regionale di garanzia o la commissione nazionale di garanzia dovessero pronunciarsi per la esclusione della candidatura di Bori, e nell’esercizio di quella responsabilità aggiuntiva a cui tutti dovrebbero far riferimento, sono pronto, un minuto dopo, a fare un passo indietro anche io, ritirando la mia candidatura”.

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Parole pesanti come pietre, che spiegano in parte soltanto un parziale epilogo della vicenda. Perché sarà interessante capire cosa succederà – e non solo a De Rebotti – nel caso in cui questo ricorso dovesse fare un buco nell’acqua.

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