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Consiglio comunale, Maggiora è salvo. Ma a Palazzo Spada resta l’ombra dei “franchi tiratori”

Respinta la mozione di sfiducia contro il presidente dell’assemblea con 14 voti contrari. In tre hanno sostenuto le ragioni dell’opposizione. E poi ci sono schede bianche e nulle

I numeri salvano Devid Maggiora. Respinta la mozione di sfiducia nei confronti del vicepresidente del consiglio comunale di Terni: l’assemblea di Palazzo Spada si è espressa con 14 voti contrari rispetto al documento illustrato in aula da Alessandro Gentiletti (Senso civico). Secondo le opposizioni, Maggiora “ha gravemente leso il prestigio dell’istituzione democratica e agito ripetutamente in modo grave nei confronti del consesso cittadino. Non è imparziale, non è equilibrato e non può gestire i lavori della massima assemblea cittadina, né rappresentarla”. Ma i numeri che escono dallo scrutinio segreto dicono anche qualche altra cosa.

Ai 14 voti che lasciano Maggiora al suo posto, vanno infatti contrapposti i 13 che avrebbero voluto sfiduciarlo. E che sono il risultato di un “assalto” messo in atto da qualche “franco tiratore”. L’opposizione può contare infatti su 9 voti. Ma per arrivare a 13 ne mancano 4. Di chi sono?

L’interrogativo riecheggia fra i corridoi di Palazzo Spada assieme alle voci di chi sta cercando di tracciare un possibile identikit di tre altri elettori “sospetti”. Nel conto delle schede si infilano infatti anche due “bianche” e una nulla. Inciso: non si sa bene cosa sia stato scritto se un “no” che – al di là della scorrettezza della forma, visto che si sarebbe dovuto votare con un “favorevole” o “contrario” – metterebbe al riparo da molti dubbi. Discorso diverso se, come dice qualcuno, la parola impressa era “boh”.

I voti non sarebbero bastati comunque a sfiduciare l’esponente leghista visto che – da regolamento – la maggioranza richiesta è quella degli aventi diritto (ossia i 33 componenti del consiglio comunale) e non quella dei presenti (30, compreso il sindaco Latini, con assenti D’Acunzo, Rossi e lo stesso Maggiora).

Però, insomma: su 30 presenti in 13 hanno cercato di far passare la mozione, in 14 l’hanno respinta. Forse una analisi politica va fatta.

Intanto, i commenti. Il capogruppo della Lega, Federico Brizi, nel suo intervento ha respinto ogni addebito a Maggiora, sostenendo al contrario la correttezza dell'operato del vicepresidente nella fase di conduzione dei lavori del consiglio comunale di Terni. “Comunque - ha concluso Brizi - la richiesta delle opposizioni è del tutto spropositata e si è ridicoli quando si pretende la cessazione dell'attività di un vicepresidente con motivazioni così pretestuose”.

“Ieri in Consiglio comunale abbiamo votato la mozione di sfiducia al vicepresidente Maggiora. Le ragioni per cui è stata presentata sono note. Possiamo dividerci su tutto – dice invece Gentiletti - ma non trascinare in mezzo le istituzioni che appartengono a tutti i ternani, senza distinzione. Dobbiamo poterci confrontare sui temi dell'amministrazione senza continue provocazioni. Il dibattito è stato intenso e personalmente ho apprezzato anche molti interventi provenienti della maggioranza. La prova che potrebbe essere meglio rappresentata. Su 30 votanti soltanto in 14 hanno votato contro la sfiducia. Dal punto di vista regolamentare il vicepresidente resta in carica. Dal punto di vista politico il segnale è chiaro: la maggioranza dei votanti non ha rinnovato la fiducia. Davanti ad un risultato simile io non avrei esitato un momento a dimettermi”.

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