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Terni, la cultura sfida il virus: “Biennio 2020-2022 sarà di ricostruzione e ripartenza”

L’intervento di Andrea Giuli, vicesindaco e assessore alla cultura: “Questa amministrazione comunale ha sempre affermato che le politiche culturali e turistiche sono tra i volani di sviluppo della nostra comunità

Purtroppo, non è chiaro cosa ci aspetti esattamente. Ma prima o poi si dovrà ripartire, in qualche modo. Come sempre, pur dentro le variabili impazzite della Storia, dipenderà da ciascuno di noi innanzitutto. La pandemia avrà i suoi strascichi e dovremo conviverci ancora.

Andrea Giuli-3-2-2Il Coronavirus ha tagliato le gambe alla società attuale, alle nostre famiglie, alle attività produttive, ai progetti e alle programmazioni in corso. Tra le attività produttive ci metto anche quelle delle politiche culturali e turistiche. Persino in una città come Terni che per motivi strutturali, antropologici, storici, ideologici, sociali e politici, una città turistica non è mai stata. E neppure una delle capitali, per quanto minori, della cultura nazionale. Ma il passato ormai non importa, anche se pesa. La “frattura pandemica” costringerà tutti ad un sostanziale ripensamento di modi e tempi, ma può costituire una difficile quanto sorprendente opportunità. Occorreranno forza, immaginazione, concretezza, spirito unitario, una operosa pazienza. E, naturalmente, fondi, contributi, finanziamenti, agevolazioni fiscali, quattrini. L’Europa, il governo nazionale, le Regioni, noi stessi, ognuno dovrà farà la sua parte. Il biennio 2020-2022 dovrà essere quello della ricostruzione e della ripartenza.

Questa amministrazione comunale, con tutti i suoi limiti e dentro i limiti draconiani e frustranti di una situazione finanziaria complicata, ha sempre affermato che le politiche culturali e turistiche sono tra i volani di sviluppo della nostra comunità. L’assessorato che guido pro-tempore ha sempre considerato cultura e turismo fatalmente complementari e inscindibili in un territorio come il nostro ed aveva cominciato ad operare instancabilmente, sui cuori e nelle mentalità, nei programmi e nei fatti: il riaffidamento della gestione della cascata delle Marmore, con l’inedito accorpamento del sito archeologico di Carsulae, il nuovo appalto per la gestione del Polo museale-teatrale del Caos (il biennio suddetto potrebbe anche essere quello del cambio di nome), il rilancio dei due musei civici con la valorizzazione in mostra dei patrimoni disponibili, il ritorno del Telamone e di reperti pre-romani al museo archeologico, l’installazione della scultura di Kostabi, le sperimentazioni creative sul Maggio ternano, una nuova visione, concreta e attrattiva, del Natale, con l’aggiudicazione per la prima volta di un importante premio nazionale, le stagioni estive al teatro romano di Carsulae, l’esperimento di un festival culturale nel periodo valentiniano, il Valentine Fest, che ha visto la presenza in città di filosofi, poeti e artisti di caratura nazionale e internazionale, la nascita dei primi biglietti integrati tra siti del territorio, la creazione di un gruppo di Comuni del Ternano sotto il brand turistico-culturale di “Umbria meridionale”, l’apertura di uno sportello cittadino della Soprintendenza.

Non tutto è stato lineare e facile. Alcune di queste innovazioni devono mostrare ancora tutte le loro potenzialità. Il dialogo con la Regione è continuo. È auspicabile una sempre maggiore collaborazione con sponsor privati e Fondazioni, un utilizzo diffuso dell’Art Bonus. La politica degli eventi andrà sviluppata e anche ripensata: Natale, San Valentino, interazione con commercio e grandi appuntamenti sportivi, gastronomia, iniziative outdoor, il folklore e le tradizioni locali, la valorizzazione urbana del fiume. Su UJ va fatta una riflessione franca. Nonostante tutto idee in cantiere ci sono. La Terni antica e quella contemporanea debbono convivere come fattori propulsivi.

L’asse che si sviluppa lungo il fiume Nera e il sistema delle acque, Piediluco, i siti archeologici sulla Flaminia, i borghi della Valnerina, la montagna ternana con i suoi cammini, fino a Narni e Otricoli, deve costituire la spina dorsale di questo sviluppo culturale, turistico, identitario, sportivo. Terni ne è il ganglo centrale, la porta, l’hub dell’Umbria meridionale, del “corridoio italico” che mette in relazione questa Umbria con la Tuscia, la Sabina, l’area romana e la dorsale appenninica centrale. I prodromi ci sono. La Cascata delle Marmore, attrattore fondamentale, è ormai inserita nel percorso di riconoscimento come patrimonio immateriale Unesco nel programma più ampio che riguarda la valorizzazione del tartufo. Ovvio, serviranno tempo e risorse. Ma, soprattutto, pacificazione comunitaria, dialettica costruttiva, sinergie, coraggio, visione, idee, relazioni. In un territorio troppo a lungo penalizzato da divisioni, afflizioni provincialistiche, inerzie e pigrizie, pregiudizi, egoismi particolari, rivalse. Ce la possiamo fare. La sfida è complessa e sarà di anni, ma di cultura e turismo si può anche mangiare.

*vicesindaco e assessore cultura e turismo Terni

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