Crisi Ast, l’allarme di Terni Valley: rischiamo di diventare città del niente

Intervento del presidente dell’associazione, Michele Martini: le difficoltà del polo siderurgico non derivano unicamente dalle congiunture internazionali, Terni deve ripensare sé stessa in un’ottica moderna

Dal 30 settembre, per un periodo presumibile di oltre 3 mesi, la metà dei dipendenti della Tk-Ast verrà coinvolto in un piano di cassa integrazione ordinaria. Il motivo sembrerebbe essere una riduzione significativa delle commesse di lavoro a cui, immediatamente, viene fatta seguire una riduzione dell’attività produttiva.

Dopo un tre anni di risultati importanti (3 milioni di utili nel 2016, 87 nel 2017 e 98 nel 2018) il 2019 sarà un anno in flessione. Le cause? Sicuramente: la concorrenza asiatica, le conseguenze della guerra dei dazi in corso tra Usa e Cina, il ristagno economico di alcuni paesi consumatori di acciaio inox.

Le difficoltà del polo siderurgico sono evidenti ma, temo, non derivano unicamente dalle congiunture internazionali. Sono anni che il gruppo Thyssen sta tentando di vendere Ast: ci riuscì nel 2014, con la cessione alla finlandese Outokumpu che venne però bloccata dall’antitrust europeo; tentò di nuovo, senza successo, nel 2017. La problematica di fondo di Ast potrebbe essere ricercata nel suo status di asset non strategico, di azienda non rilevante ai fini della politica industriale del gruppo tedesco. In tal senso possono essere lette le dichiarazioni di alcuni esponenti di Tk come Hiesinger (CEO) nel 2017 e Sauer (Responsabile Comunicazioni Esterne) nel 2018.

E allora ci chiediamo: quanto tempo durerà questa situazione? Certamente, non aiuta l’isolamento dei sindacati nell’affrontare temi di questa complessità, la latitanza dell’amministrazione locale in tema industriale (una volta tappate tutte le buche sulle strade cosa faranno?), le macerie dell’amministrazione regionale (aiuto!), l’inesistenza di continuità nel governo nazionale (a quando risale l’ultimo governo durato più di 3 anni?).

Sarebbe ora che Terni ripensasse sé stessa in un’ottica moderna, abbracciando i valori del suo passato ma estendendosi con coraggio verso il futuro. Differenziando il proprio tessuto industriale, affiancando il mondo dei servizi a quello del manifatturiero, irrobustendo le attività formative presenti e lottando per la presenza di un polo accademico forte. Se non ci prendiamo dei rischi, da città dell’acciaio diventeremo città del niente.

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*presidente Terni Valley

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