Detenuto morto, adesso lo scontro diventa politico

Il post della presidente Marini che sollevava dubbi sul decesso nel carcere di Terni scatena la reazione della Lega: solidarietà alla polizia penitenziaria, la governatrice deve avere più rispetto per chi serve lo Stato

Il post di Catiuscia Marini

Archiviato il “caso” giudiziario – che si è risolto nell’arco di qualche ora – adesso la morte nel carcere di Terni di un detenuto moldavo accende gli animi della politica.

Tutta colpa di un post pubblicato domenica pomeriggio dalla presidente della Regione Catiuscia Marini, sul suo profilo facebook. Riprendendo un articolo de Il Giornale in cui i famigliari del moldavo avanzavano dubbi sulle reali cause del decesso (“…era tutto pieno di lividi, gli usciva sangue da bocca, naso ed orecchie”) la presidente manifestava le sue perplessità: è stato pestato? Non gli sono state fornite cure adeguate? E poi invocava l’intervento del garante dei detenuti oltre a quello della Asl.

Le indagini – sono state raccolte testimonianze, la cella del moldavo è stata perquisita – e l’autopsia hanno scansato ogni dubbio: l’uomo – 30 anni, detenuto a Sabbione da febbraio per un’accusa di furto – sarebbe deceduto per cause naturali.

Ora gli strascichi sono politici. Già il consigliere regionale di Umbrianext-Gruppo misto, Sergio De Vincenzi, aveva puntato il dito contro le dichiarazioni di Marini: “Posto che la tutela della dignità umana non permette distinguo, certo è che l’intervento deciso e tempestivo della presidente Marini, che ha chiamato in causa il garante regionale per i detenuti sulla vicenda del detenuto moldavo deceduto nel carcere di Terni, lascia molto interdetti. Perché la presidente Marini non si è mossa con la medesima determinazione quando morì lo spoletino Roberto Bordini all’ospedale di Pantalla (deceduto ad ottobre del 2017, ndr) lasciando moglie e figlioletto, dopo un intervento banale e di routine?”, ha scritto De Vincenzi, utilizzando poi l’hashtag #stranezzemariniane.

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Oggi interviene la Lega dell’Umbria esprimendo “solidarietà e vicinanza al corpo di polizia penitenziaria di Terni, bersaglio ingiustificato di un post della presidente della Regione, Catiuscia Marini”. Marini viene accusata di avere avanzato “dubbi ed interrogativi sull’operato degli uomini e delle donne appartenenti ad un corpo dello Stato che ogni giorno, nonostante i noti problemi di organico, strutture e mezzi, assolve con impegno il proprio mandato”. La Lega Umbria, al contrario, “sposa la nota diffusa dai rappresentanti sindacali delle segreterie locali di Terni e prende le distanze dal post pubblicato sul profilo social della Marini, dove, in riferimento alla morte di un detenuto, nel carcere di Terni e per la quale sono state predisposte tutte le indagini del caso, ipotizza una realtà che non esiste. Resta incomprensibile come il governatore di una Regione avanzi interrogativi senza attendere che la giustizia faccia il suo corso - si legge nella nota - In attesa dell’esito delle indagini e certi del lavoro svolto dagli agenti della polizia penitenziaria e dell’integrità delle istituzioni chiamate a fare luce sulla questione, invitiamo la presidente Marini ad avere più rispetto per chi serve lo Stato in modo dignitoso. Nel caso in cui tutte le indagini escludano percosse o violenze nei confronti del detenuto, esito di cui la Lega Umbria è più che certa, invitiamo Catiuscia Marini a porgere le sue scuse pubbliche al personale della polizia penitenziaria del carcere di Terni e non solo”.

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