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L’INTERVISTA | “Senza acciaio, non c’è industria: questo vale per Terni e per tutta l’Europa”

Economia, sanità, piccoli borghi: ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo, presidente del consiglio regionale della Toscana e candidato del Partito democratico per le elezioni europee di giugno nella circoscrizione Italia centrale

“Oltre il 60 per cento dei decreti legislativi italiani ‘nasce’ a Bruxelles. C’è un punto importante però: se lasciamo l’Europa solo alle città, alle metropoli connesse, l’Europa sparisce. Dobbiamo far sentire il progetto europeo dalla costa alla montagna, dai piccoli borghi alle aree interne”.

Questo è uno dei punti cardinali del programma elettorale di Antonio Mazzeo, presidente del consiglio regionale della Toscana e candidato per il Partito democratico alle prossime elezioni europee di giugno nella circoscrizione dell’Italia centrale. Nei giorni scorsi, Mazzeo è stato protagonista di un tuor in Umbria che lo ha portato a Perugia e Terni ma anche nei borghi minori. Lo abbiamo intervistato.

Partiamo da un tema locale ma che ha un forte impatto nazionale e internazionale. Terni è sede di uno dei principali poli siderurgici del Paese. Quali strumenti l’Europa può utilizzare per tutelare le produzioni di qualità, stimolando l’innovazione e la qualità ambientale?

“Serve un piano industriale europeo in grado di guidare la transizione verde. Centrale è la sfida della decarbonizzazione: senza acciaio, non c’è industria, vale per Terni, ma vale per tutta l’Europa. I fondi europei sono fondamentali per accompagnare questa transizione, affinché nessuno rimanga indietro”.

L’economia sta sempre di più scoprendo il valore del turismo, un “tesoro” che per l’Italia è rappresentato da migliaia di piccoli borghi di cui l’Umbria e la Toscana sono esempio chiarissimo. Quali leve azionare per tutelare questo patrimonio e anzi potenziarlo proprio in virtù dello sviluppo economico?

“Portare in Europa la voce di borghi è una delle mie priorità. Prima di tutto, serve investire in infrastrutture sostenibili per migliorare l’accessibilità ai borghi senza compromettere l’ambiente. È cruciale offrire incentivi fiscali e finanziamenti per la ristrutturazione di edifici storici, che spesso richiedono interventi significativi. Inoltre, sostenere l’artigianato locale e i prodotti tipici permette di mantenere vive le tradizioni e creare un’economia circolare. Infine, la digitalizzazione dell’offerta turistica è essenziale per raggiungere un pubblico globale e attrarre nuovi segmenti di turisti e organizzare eventi culturali e festival che mettano in luce le peculiarità dei borghi, coinvolgere le comunità locali nella gestione turistica e creare reti tra i borghi per scambiarsi buone pratiche e strategie di successo. Queste azioni, coordinate e ben strutturate, possono fare la differenza per trasformare i borghi in veri e propri poli di attrazione turistica ed economica. L’Europa in questo campo può fare molto”.

L’Europa sembra molto lontana, soprattutto dalla vita di tutti i giorni dei cittadini. Al contrario, le scelte di Bruxelles ricadono sulla quotidianità di ognuno di noi. Come riuscire a far sempre di più passare questo messaggio e riuscire a far sentire tutti più europei, oltre che umbri, toscani e italiani?

“Oltre il 60% dei decreti legislativi italiani ‘nasce’ a Bruxelles. Faccio un esempio concreto: in Toscana oltre 13mila famiglie hanno l’asilo nido gratis grazie ai fondi sociali europei. C’è un punto importante però: se lasciamo l’Europa solo alle città, alle metropoli connesse, l’Europa sparisce. Dobbiamo far sentire il progetto europeo dalla costa alla montagna, dai piccoli borghi alle aree interne. La bravura di Sassoli è stata proprio quella di avvicinare l’Europa ai cittadini”.

Ad essere cittadini europei, comunque, si apprende dalla scuola. Come l’istruzione può aiutare in questo percorso di crescita e consapevolezza?

“L’istruzione è il pilastro fondamentale per costruire una consapevolezza europea fin dalla giovane età. Le scuole possono giocare un ruolo cruciale integrando nei programmi scolastici tematiche riguardanti la storia, i valori e il funzionamento dell’Unione europea. Possiamo introdurre corsi specifici di educazione civica europea, organizzare visite guidate alle istituzioni europee e promuovere l’uso di materiali didattici che illustrino l’impatto dell’Ue sulla vita quotidiana. Inoltre, programmi di scambio come Erasmus+ non solo per gli studenti universitari ma anche per quelli delle scuole superiori e possono fornire esperienze dirette di altre culture europee, rafforzando il senso di appartenenza e comprensione reciproca”.

La pandemia ha, se possibile, evidenziato la necessità di un sistema sanitario che sia sempre più efficace, efficiente e universale. Quali esempi dall’Europa possiamo e dobbiamo declinare nelle nostre realtà e cosa, al contrario, potremmo esportare?

“In consiglio regionale della Toscana abbiamo chiesto che il 7,5 per cento del prodotto interno lordo sia destinato alla spesa per finanziare la sanità: adesso siamo al 6,2 per cento. Con le risorse in più, potremmo fornire servizi di prossimità ai cittadini, tutte quelle strutture sanitarie che sono un punto di riferimento importante soprattutto per i piccoli borghi. Penso che la battaglia per la sanità pubblica sia un pilastro. Ma vorrei portare in Europa anche buone pratiche in materia sanitaria che abbiamo adottato in Toscana come lo psicologo di base. Forse non si riesce a comprendere appieno la portata di un servizio come questo, a maggior ragione in un periodo post pandemico come il nostro, quando tante persone, tra cui moltissimi ragazzi e ragazze sono dovuti ricorrere al sostegno di uno psicologo”.

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