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Martedì, 18 Giugno 2024
Politica

Elezioni a confronto, chi sale e chi scende: ecco cos’è successo a Terni negli ultimi cinque anni

Ottomila voti in meno per la coalizione di centrodestra e circa diecimila per il Movimento 5 Stelle. Ma non è soltanto "colpa" dell’astensionismo

Orlando Masselli contro Stefano Bandecchi. Questo è il risultato e l’estrema sintesi dell’esito delle elezioni amministrative a Terni. Qualcosa, però, è cambiato negli ultimi cinque anni. E non solo dal punto di vista dell’affluenza visto che in un lustro hanno deciso di smetterla con le urne almeno tremila ternani. C’è chi si sposta, chi sceglie e chi cambia idea. Ecco una sintesi dei numeri che hanno segnato le elezioni amministrative a Terni a cavallo fra il 2018 ed il 2023.

Così nel 2018

Al primo turno di cinque anni fa, la coalizione di centrodestra aveva raccolto 25.531 voti pari al 49,23% delle preferenze grazie al “traino” della Lega che da sola racimolò quasi 15mila preferenze, pari al 29,1%. Poco più di 4.600 i voti per Forza Italia (9,26%) e circa 3.200 i consensi per Fd’I (6,34%). Anche Terni civica elesse un consigliere con 1.295 preferenze, ossia il 2,57% del totale. In coalizione anche il Pdf che non arrivò però neanche all’1,5% con 748 voti. Cinque liste insomma che poi accompagnarono il sindaco Leonardo Latini alla vittoria al secondo turno con 26.185 voti, ossia il 63,4%. La coalizione complessivamente valeva 24.571 voti (48,75%).

L’altro competitor era il pentastellato Thomas De Luca che al primo turno prese 12.986 voti (25,04%) poi diventati 15.106 (36,58%) al ballottaggio. Il Movimento 5 Stelle da solo valeva il 24,43%, pari a poco meno di 13mila preferenze.

Capitolo Pd: due le liste a sostegno di Paolo Angeletti (dem e Terni immagina) che assieme racimolarono 8.008 preferenze, somma di 6.336 voti per il Partito democratico e 1.672 per la lista civica. Angeletti mise dunque insieme 7.776 voti (14,99%).

Cinque anni fa fu della partita anche Potere al popolo con il candidato Emiliano Camuzzi: 759 voti per l'1,46% mentre la lista prese 792 consensi per l’1,57%.

Così nel 2023

Il candidato sindaco del centrodestra, Orlando Masselli, va al ballottaggio con 17.363 consensi che valgono il 35,81%. Il partito più votato della coalizione è Fratelli d’Italia con 8.044 preferenze (17,94%) seguito da Forza Italia (2.928 voti per il 6,53%) la lista civica Masselli Sindaco (2.340, 5,22%), Lega (1.917 voti, 4,28%), Terni civica (1.083 consensi, 2,42%), l'altra civica Terni protagonista (638 voti, 1,42%) e il Nuovo Psi (293 voti, 0,65%). Le sette liste a sostegno di Masselli valgono 17.243 preferenze pari al 38,46%.

Partito democratico e le due liste collegate a sostegno di José Kenny hanno raccolto 9.878 preferenze (22,03%), somma dei 6.749 voti dei dem (15,05%), dei 1.602 della lista Innovare per terni (3,57%) e dei 1.527 (3,41%) della lista civici, Psi e Verdi sinistra. Sono state 10.640 le preferenze di Kenny, pari al 21,94%.

Il polo alternativo è valso a Claudio Fiorelli 5.249 preferenze (10,82%). Al Movimento 5 Stelle sono andati 2.929 voti di lista (6,53%) mentre Bella ciao ha incassato 1.136 preferenze (2,53%) e Terni conta 605 (1,35%) ossia 4.670 voti (10,42%).

Potere al popolo ha mosso 454 voti di lista (1,01%) mentre la candidata sindaco Silvia Tobia 497 (1,02%).

La “novità” rappresentata da Stefano Bandecchi e dalle sue quattro liste ha mosso 11.603 voti di lista (25,88%) che valgono al patron della Ternana un biglietto per il ballottaggio con 13.647 consensi (28,14%). Da rilevare, in questo caso, che la parte del leone non la fa la lista di Alternativa popolare, di cui Bandecchi è segretario, ma la civica Con Bandecchi per Terni con 5.525 voti (circa 2.500 in più di Ap) pari al 12,32%.

Quindi?

Il primo dato è quello relativo all’affluenza. Sono circa tremila i ternani che, nell’arco dell’ultimo lustro, hanno deciso di non andare a votare. E questo dovrebbe essere già un elemento di riflessone, al netto del fatto che la popolazione complessiva – fra nascite e morti – è diminuita. E questo, potrebbe essere un secondo elemento di riflessione.

C’è poi una “transumanza” di voti. Il centrosinistra – o almeno, il Partito democratico, nonostante le sue innumerevoli e continue idiosincrasie - “tiene”: non cresce e non arretra. Anche se, forse, è più per merito dei suoi militanti che della classe dirigente.

Il centrodestra “perde” circa ottomila voti. Che oscillano fra la Lega – che precipita – Forza Italia e i Fratelli d’Italia. Insomma, fra percentuali e conti, il senso però è questo: all’appello manca qualche migliaio di consensi. E forse varrebbe la pena chiedersi perché. Così come qualche domanda dovrebbe farsela il Movimento 5 Stelle che, da seconda forza del 2018, passa ad un ruolo molto meno importante – è un eufemismo – all’esito di questo giro di boa.

Fatti i conti – ma davvero in maniera spicciola – chi si avvantaggia della situazione è la proposta Bandecchi. Che dal nulla, passa a poco meno del 30 per cento. Ossia, più o meno, si va a prendere i voti persi da tutti gli altri, al netto di affluenza in calo e di altri soggetti che potrebbero avere calamitato consensi.

Ora, e questa è la domanda delle domande all’inizio di due settimane cruciali, la crescita di Bandecchi finisce qui, oppure no? Perché l’impressione è che il centrodestra si sia “spremuto” abbastanza. E quindi, il tema centrale ruota attorno alla necessità di capire se, dall’altra parte della barricata, ci sia una sponda oppure no. E se, ancora, il patron della Ternana abbia rotto gli argini. O abbia ancora margine.

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