Terni ad alta velocità, la Regione: stiamo lavorando per il Frecciarossa ad Orte

L’assessore ai trasporti Chianella: auspichiamo una opportunità, ma a costo zero. Nevi replica a Ricci: dopo gli ufo sposa il “benaltrismo”. Liberati (M5S): nello scalo laziale ci devono andare le merci, non le famiglie

La stazione di Orte

Umbria e Lazio stanno lavorando alla ipotesi “di far fermare i convogli ferroviari ad alta velocità nella stazione di Orte”. Lo conferma l’assessore regionale ai trasporti, Giuseppe Chianella, intervenendo nel dibattito che in queste ore fa muovere la politica umbra. Il sasso nello stagno lo ha lanciato il deputato di Forza Italia, Raffaele Nevi, illustrando gli esiti di un incontro tra esponenti del partito azzurro e vertici di Trenitalia dal quale sarebbe emersa la possibilità di far fermare un Frecciarossa 1000 nello scalo laziale e dunque di avvicinare l’alta velocità alla città dell’acciaio.

Ipotesi che ha scatenato tutto l’arco costituzionale umbro. E sulla quale ora Palazzo Donini dice di voler fare chiarezza. Sottolineando anzitutto che l’interlocuzione con Trenitalia aveva portato a chiedere anche soluzioni alternative rispetto ad Orte. Incassando però, almeno fino ad oggi, “risposte sempre negative”. “Stiamo portando avanti questa iniziativa ovviamente insieme alla Regione Lazio - sottolinea Chianella - Siamo in attesa di poter avere un incontro con i responsabili nazionali dell’azienda. Certo, come è avvenuto per Chiusi, auspichiamo che una eventuale opportunità, ancorché sperimentale, avvenga a saldo zero (il costo dell’arrivo dell’alta velocità a Perugia ha un costo di oltre un milione di euro l’anno, ndr) considerando che Orte è sostanzialmente sulla linea di percorrenza dell’alta velocità. Non dobbiamo battere colpi insomma, ma continuare a lavorare. Siamo contenti ovviamente se accanto al lavoro delle Regioni si affianca anche quello della politica nazionale, così come accogliamo con favore la notizia che i nuovi responsabili nazionali di Trenitalia abbiano aperto uno spiraglio alla possibilità di trovare soluzioni su Orte. Certamente lo verificheremo, a breve, nel corso degli incontri in programma con Trenitalia”.

Il punto della Regione non serve però a smorzare le polemiche, anzi. “Vedo che il mio amico Claudio Ricci – scrive Nevi in un post su facebook riferendosi alla replica che l’ex candidato alla presidenza dell’Umbria ha diffuso relativamente all’ipotesi dell’alta velocità ad Orte - si sta avvitando sempre più su se stesso e dopo aver teorizzato l’arrivo degli ufo sposa in pieno il benaltrismo... Di questo passo mi aspetto la proposta di far passare il freccia rossa sulla ferrovia centrale umbra e di rinominarlo ‘Freccia del Villano’. Per favore! Un po’ di serietà. Al sindaco di Terni, che è giustamente preoccupato per i pendolari, dico invece, come mi hanno ben spiegato nella riunione che ho fatto, che il traffico alta velocità non interferisce assolutamente con quello pendolare. Quindi no problem! L’unico problema – dice Nevi - è smuovere la Regione”.

A dare man forte al deputato azzurro, arriva Lucia Dominici, capogruppo in consiglio comunale a Terni di Forza Italia. “Quanto emerso dall’incontro dell’onorevole Nevi con i dirigenti di Trenitalia impone di darci una mossa: sollecitare la Regione a manifestare formalmente e fermamente l’interesse alla fermata alla stazione ferroviaria di Orte del Frecciarossa 1000, poiché rappresenterebbe un passo importante verso l’uscita dall’isolamento della nostra città. Sino ad oggi, la nostra Regione non si è più di tanto preoccupata di portare l’alta velocità a Terni, a vantaggio esclusivo di Perugia, dove si parla addirittura di raddoppio del Frecciarossa, e nonostante la stessa giunta regionale si fosse dimostrata in passato interessata a valutare l’opportunità del passaggio proprio ad Orte. Il transito del Frecciarossa 1000 nel comune laziale rappresenterebbe - a nostro avviso - un primo passo verso la garanzia di un trasporto veloce su rotaie di ben più ampio respiro, che colleghi meglio la nostra provincia con il resto del centro-nord Italia. Certo è che questo non risolve i molteplici problemi e disagi che i pendolari ternani affrontano ogni giorno per raggiungere la Capitale e, per questo, il Comune di Terni dovrà continuare a lavorare su un doppio binario: continuo monitoraggio del traffico dei pendolari verso la Capitale intervenendo per ridurre e magari eliminare ogni disservizio (vedi carta TuttoTreno), cogliendo al tempo stesso ogni opportunità di crescita dei servizi per il territorio. Quale migliore occasione per iniziare se non quella di attivare una fermata dell’alta velocità a 15 minuti di treno/auto da Terni? Inoltre, se il pedondolarismo ternano è indirizzato per la maggior parte su Roma, piuttosto che sul nostro capoluogo di Regione, appaiono senza riscontro anche le valutazioni di opportunità di alcuni consiglieri regionali tanto preoccupati di intensificare innanzitutto i collegamenti dell’asse Terni-Spoleto-Foligno-Perugia. Chissà perché??? Annuncio – anticipa Dominici - la presentazione di un atto di indirizzo da parte del gruppo consiliare di Forza Italia sul tema, che auspico possa trovare il sostegno, in particolare, di tutta la maggioranza”.

Dall’altra parte del “fronte” che sponsorizza la fermata Av ad Orte, si piazza il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati. “Solo in una comunità senza bussola ci si potrebbe rallegrare di un treno a 30 chilometri da qui. Anziché esperire tutti i tentativi possibili per portare il Frecciarossa a Terni, si continua per l’ennesima volta con la storiella della fermata di Orte, che può essere solo complementare e secondaria rispetto alla centralità che deve avere la città. Come mai Palazzo Spada non ha ancora detto una parola chiara sul fatto che la Regione Umbria ha finora fatto figli e figliastri, escludendo Terni dall’alta velocità, così come Spoleto e Foligno? Come mai il Comune non ha ancora coinvolto la Fondazione Carit per tentare la stessa operazione siglata a Perugia, ottenendo così un cospicuo contributo per un treno che, naturaliter, dovrebbe partire da Terni e, di lì, risalire l’Umbria, fino a Milano, specie dopo i risparmi conseguiti con la sperimentazione del Perugia-Milano in corso, richiestissimo? A Orte – dice Liberati - portateci piuttosto le merci della Thyssen, in quell’interporto che sta per diventare hub tra i più importanti d’Italia, prevedendo fino a sette binari ferroviari per soddisfare le necessità logistiche delle aziende: se i Comuni di Terni e Narni, se la Regione Umbria, incalzassero Thyssen e le altre imprese, ragionando in ottica intermodale su attività totalmente standardizzate, ben pochi tir entrerebbero nella conca, se non per attraversare la E45 o compiere attività residuali nella piastra logistica, ancora al palo dopo decenni. Se si stabilisse una forte intesa pubblico/privato su interporto di Orte e piastra locale, conseguentemente, ne guadagneremmo tutti in salute e immagine generale, proiettandoci nel futuro: invece a Orte vogliamo trasferire le persone, le famiglie, mentre a Terni continuiamo a trasferire su gomma le merci, trasformando così le strade cittadine in tante piccole camionabili, ovviamente piene di buche, più spesso semidistrutte. Il terzo mondo tra noi, figlio di una politica stracciona e rinunciataria, nell’assenza manifesta di pensiero”.

E infine Ricci, che non solo non arretra di un passo (“il Frecciarossa ad Orte per Terni sarebbe un errore imponente”) ma rilancia annunciando una mozione che non solo punterà ad “evitare che la fermata del Frecciarossa si faccia a Orte, nel Lazio” perché “Perugia e Terni devono essere considerate in modo analogo visto che sono le due principali città dell’Umbria” e devono entrambe ottenere “l’alta velocità”. “Orte è un nodo importante ma non è Terni e nemmeno Umbria. È necessario che alla stazione di Terni possa fermare il Frecciarossa, anche evolvendo il Tacito ad elevata velocità con transito a Spoleto, Foligno, Assisi e Perugia per Milano-Torino”. Ricci propone infatti un atto che sostenga “il completamento della linea Torino-Lione, essenziale per connettere l’Umbria e l’Italia alla rete europea ad alta velocità. L’atto di indirizzo, già all’ordine del giorno dell’assemblea legislativa, evidenzia che la Tav Torino-Lione è un nodo strategico di connessione dell’Italia, attraverso il corridoio Mediterraneo, alla rete europea. Come noto la penale prevista, qualora si interrompessero i lavori, è di 2 miliardi di euro mettendo a rischio 6/8mila potenziali posti di lavoro. La gran parte della linea ferroviaria è in galleria, con essa si riducono i gas serra e si tutela l’ambiente. Senza il nodo Torino-Lione non avremmo la connessione ottimale alla rete europea finendo come in un binario morto una volta arrivati a Torino. Spero che anche i comuni dell’Umbria si mobilitino per questa opera essenziale per lo sviluppo”.

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