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foto di repertorio

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Scioglimento della Fondazione cellule staminali: “Mancanza di fondi per proseguire l’attività”. Opposizioni sulle barricate

L’assessore Cinzia Fabrizi: “Nel 2006 poteva contare sui contributi di alcuni soci fondatori che poi sono venuti meno con il passare degli anni”. Gli interventi da remoto

Nel corso della seduta del consiglio comunale, l’assessore Cinzia Fabrizi ha evidenziato i motivi che hanno portato lo scioglimento della Fondazione cellule staminali. Una presa d’atto datata 23 dicembre, all’ordine del giorno della seduta odierna, di lunedì 25 gennaio: “Con immenso rammarico ci troviamo di fronte ad una situazione di crisi, posta in essere da diverso tempo. La mancanza di fondi e la contestuale impossibilità di raggiungere lo scopo da raggiungere, sono gli aspetti da rimarcare. Nel 2006 poteva contare sui contributi di alcuni soci fondatori. Dall’anno successivo sono venuti meno, in modo progressivo. La Fondazione Carit era rimasto l’unico ente di supporto. Tuttavia non poteva sostenere singolarmente l’intero carico dei costi di ricerca. Si parla di un ammontare di circa 600 mila euro. Il professor Vescovi ha poi assunto la direzione di un altro istituto. Da circa due anni ha dovuto optare per una delle strutture. Al professore – ricorda Fabrizi - si è avvicendato un altro presidente ossia il dottor Sanguinetti. C’è stato un passaggio in consiglio comunale, nell’ottobre del 2019. Già all’epoca aveva individuato i motivi della crisi. Infine la presa d’atto avvenuta lo scorso 23 dicembre, dovuta all’impossibilità di non poter proseguire. Attualmente c’è comunque una collaborazione tra l’azienda ospedaliera e l’istituto di San Giovanni Rotondo che consentirà di portare avanti la ricerca”.

Gli interventi

Il capogruppo di Senso Civico Alessandro Gentiletti: “Succede sempre che è colpa di quelli di prima. Questa amministrazione doveva fare di tutto per poter salvare questa fondazione, un’alternativa etica seria. Nell’ultimo anno si poteva aprire un dibattito pubblico, oltre cercare nuovi soci. Grave la rassegnazione della politica. Alla prima sfida importante l’amministrazione alza le mani e dice di no”. Si aggiunge Luca Simonetti del Movimento Cinque Stelle: “La fondazione era composta da tanti pezzi di città. Erano presenti altre istituzioni cittadine. Questa maggioranza ha fatto una costatazione giuridica ossia non conviene tenere in piedi tale progetto. Non aver perseguito una visione per Terni è una questione innegabile”. La consigliera del Partito Democratico Tiziana De Angelis: “Si vede solo la distruzione, di quanto fatto, per ciò che è vecchio. Tuttavia non si vede nulla di propositivo per il nuovo".

Dai banchi virtuali della maggioranza il pensiero di Federico Brizi (Lega): “Ho sentito tanta demagogia. Nessuno distrugge ciò che è stato fatto nel passato, soprattutto se c’è qualcosa di buono. La questione attiene il campo della ricerca, esula dalle competenze di un’amministrazione comunale. A seguito delle condizioni economiche mutate è impossibile proseguire. Addossare le colpe a chi purtroppo può solo prenderne atto mi sembra molto strumentale”. A seguire Michele Rossi (Terni Civica): “Ho sperato che alcuni membri dell’opposizione non utilizzassero il caso per attaccare la maggioranza. C’è tantissimo rammarico ma altresì nessuna responsabilità da parte dell’amministrazione”. Per il Movimento Cinque Stelle Federico Pasculli: “La sede della ricerca delle cellule staminali è inutilizzata, ossia l’ex Milizia nonostante le spese vive da sostenere. Possiamo trovare delle alternative ma, al momento, non è stato fatto. È impossibile collaborare se le decisioni vengono adottate in modo arbitrario”.

Del gruppo Fratelli d’Italia la posizione di Monia Santini: “Se ci fermiamo a ragionare tutti, possiamo capire quanto il tema della ricerca sia un qualcosa su cui si viene attaccanti facilmente. Inoltre ha dato modo di mettersi in vista ad alcuni, per poi preoccuparsi davvero poco. Questo tipo di ambito necessita di investimenti importati e continuativi. La Fondazione Carit non può essere dovunque e portare avanti singolarmente questa attività. Unicusano ad esempio magari si sarà spaventata”. Sul tavolo di confronto: “Si potrebbe aprire certamente ma deve essere costruttivo”. Il capogruppo di Terni Immagina Paolo Angeletti: “Scaricare le responsabilità sull’amministrazione attuale come quelle precedenti è strumentale. Tuttavia la giunta è stata votata per trovare delle risposte”.

Da Uniti per Terni il capogruppo Paola Pincardini: “In questo momento posso certificare, con grande rammarico, del fallimento di un’ennesima iniziativa che poteva garantire lustro ed un’avanguardia per la nostra città. Speriamo sia l’ultimo a cui dobbiamo prendere parte e testimoniarlo”. Il capogruppo di Fratelli D’Italia Maurizio Cecconelli: “L’unica cosa su cui poter intervenire, ossia la modifica dello statuto, è stata fatta. Se la situazione è questa sicuramente qualcuno si è disinteressato. Non ha senso mantenere una fondazione che non può perseguire le proprie finalità”. Infine Valdimiro Orsini (Uniti per Terni): “Chi ha pensato a questa fondazione era orientato al bene del capoluogo. Lo scioglimento rappresenta lo specchio della città. Tutti dovremmo cercare di risollevarla, dare il proprio contributo. Assurdo criticare l’assessore Fabrizi. Prendiamo atto: non c’erano le condizioni per proseguire”.

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