Ospedale di Terni, la “grande fuga”: scatta il pressing sulla Regione

Dopo i primari, a fine dicembre via anche due dirigenti. Il sindaco Latini: l’alta specializzazione è fondamentale. Fiorini (Lega): si stanno forse creando le condizioni per l’ospedale unico regionale?

Carletti, Crescenzi, Pardini. Ma l’emorragia non si ferma. Perché entro fine anno scadranno gli incarichi di “facente funzione” di due dirigenti: Cinzia Leoni e Moreno Sarti. “A quest’ultimo – sottolinea Emanuele Fiorni, consigliere comunale e regionale della Lega - sono stati concessi 150 giorni di ferie continuate fino al pensionamento, lasciando di fatto scoperto tale ruolo”.

Il “grande malato” è l’ospedale di Terni: l’addio polemico del professor Pardini sembra essere soltanto la punta dell’iceberg di una situazione che in corsia – ma al riparo da microfoni e taccuini – viene definita “esplosiva”.

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Tanto che, al di là di nomi e numeri, la questione che aleggia sullo sfondo assume contorni definiti. Il sindaco di Terni, Leonardo Latini, usa toni più sfumati: “Dobbiamo impegnarci per evitare un mutamento radicale della struttura nel suo complesso: la presenza dell’alta specializzazione a Terni è fondamentale perché serve da traino per innalzare il livello qualitativo di tutti i servizi ospedalieri, anche quelli non direttamente interessati, a tutto vantaggio dei pazienti”.

Il leghista Fiorini è più diretto: “Esiste un cronoprogramma relativo alle procedure concorsuali oppure per avere i sostituti occorre attendere che si realizzino congiunture astrali favorevoli?”. E rimprovera la giunta regionale di voler “assistere inerme ad un graduale depotenziamento dell’ospedale di Terni. Tutto questo è forse funzionale alla realizzazione di quelle condizioni favorevoli alla tanto sbandierata attivazione del progetto di un ospedale unico regionale ed una Usl unica regionale?”.

“È però altrettanto doveroso - continua il sindaco - auspicare un rapido ricambio, per evitare la dispersione di quel patrimonio di professionalità intorno al quale si è costruita l’eccellenza e l’attrattività del nostro nosocomio. Perché se possono essere considerati fisiologici i ritardi e le difficoltà nel caso di medici che lasciano improvvisamente e prima della scadenza naturale il loro incarico, come ad esempio è stato per la neurochirurgia, negli altri casi, invece, il rischio di pregiudicare quantomeno l’immagine se non anche la stessa funzionalità dell’ospedale è molto forte. Per questo ritengo doveroso intervenire per sottolineare che occorre scongiurare lo stallo per quelle strutture i cui responsabili hanno abbandonato, o abbandoneranno, l’incarico per ragioni anagrafiche, attraverso una programmazione oculata dei bandi di concorso che consentirebbe una rapida sostituzione dei primari”.

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La Regione Umbria intervenga immediatamente sulla questione relativa alla recente uscita di primari e figure dirigenziali. Basta con questo atteggiamento attendista, bisogna prendere provvedimenti urgenti per assicurare il mantenimento degli standard qualitativi dei servizi ed evitare la paralisi dell’apparato che metterebbe a rischio le eccellenze finora espresse dal nosocomio ternano”, spiega Fiorini che dice di “prendere atto” delle parole del direttore generale Dal Maso che ha rassicurato l’utenza del fatto che la partenza di questi noti professionisti “non apre scenari catastrofici”. Ma allo stesso tempo il leghista vuole andare a fondo della questione e chiede alla Regione “di attivarsi affinché la direzione aziendale renda conto dei tempi impiegati per la sostituzione dei primari”, esprimendo infine perplessità riguardo la necessità di espletare un nuovo concorso per la copertura del posto di primario di urologia, “visto che all’interno dell’azienda ci sono già le strutture del professor Mearini e della professoressa Costantini”.

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