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Sanità, la sfida è mettere assieme strutture, Università e servizi all’avanguardia

Giani (Terni Valley): non ci accontentiamo del fare qualunque cosa purché si faccia presto, ma pretendiamo al contrario, una riflessione seria, ma definitiva, su ciascuno dei progetti da realizzare

tommaso giani-2Accogliamo con favore l’atto di indirizzo che sarà votato in consiglio comunale lunedì 25 gennaio e già approvato dalla seconda commissione consiliare, in merito alle scelte da intraprendere per rafforzare la sanità territoriale nella provincia di Terni.

Terni Valley ha più volte sottolineato l’importanza di alcune istanze che sono riportate anche nell’atto e per le quali si chiede ora al sindaco Latini e alla sua giunta di farsi portavoce nelle opportune sedi regionali. Su tutte, ne evidenziamo due che reputiamo fondamentali: da una parte, il ripensamento e rinnovamento dell’offerta sanitaria, in termini tanto di strutture quanto di modalità; dall’altra, un nuovo e rafforzato rapporto con l’Università, da cui far dipendere sia un’importante occasione di formazione terziaria per i giovani, che un proficuo ambiente di ricerca e di produzione di innovazione.

Non è, infatti, in alcun modo tollerabile ulteriore ritardo nella realizzazione di opere che il nostro territorio attende da tempo: la città della salute a Terni e i nuovi presidi ospedalieri di Terni e di Narni-Amelia. Alcune di queste vedono risalire la loro genesi a decenni fa, salvo poi finire arenate tra difficoltà nel reperimento di fondi, ostacoli burocratici e non minori opposizioni istituzionali e politiche provenienti non solo da fuori dei confini provinciali.

Sia chiaro, non ci accontentiamo del fare qualunque cosa purché si faccia presto, nonostante la situazione attuale dei nostri presidi sanitari potrebbe avallare anche un ragionamento così semplicistico. Pretendiamo, al contrario, una riflessione seria, ma definitiva, su ciascuno di questi progetti, sfruttando quanto prodotto (e speso) finora e rapportando questa base di partenza alle sfide sanitarie che la realtà post-pandemica ci impone.

Ci piacerebbe, per altro, non solo parlare di nuove strutture fisiche dove, ma anche di nuove modalità con cui, “fare salute”. Pensiamo, in particolare, ad una seria riflessione sull’organizzazione delle cure primarie, guardando a quei modelli di successo che, non nei Paesi scandinavi, ma in altre regioni del nostro Paese, sono stati introdotti già da anni e che qui in Umbria stentano a prendere piede. Vale, su tutti, l’esempio delle case della salute come metodo (e luogo) innovativo di medicina di base, ma anche quello delle agenzie di continuità ospedale-territorio per un maggiore raccordo tra diversi livelli sanitari e socio-assistenziali, soprattutto per le categorie sociali più fragili. Vorremmo sentire parlare di implementazione dei servizi di assistenza domiciliare e di una introduzione vera di strumenti di telemedicina, vista anche la bassa densità abitativa della nostra regione, con tante piccole realtà di paesi e borghi lontani dai principali centri urbani.

Ovvio che questo discorso si può ritenere completo solo se vi si tenga insieme anche il rafforzamento della presenza universitaria nella nostra città, in particolare dei corsi di laurea in ambito sanitario. Quest’ultimi, però, devono poter contare su strutture all’avanguardia che possano, nella loro interezza, e non solo in singole parti, rispondere ai canoni di un vero ospedale universitario. Per capire quanto strada ancora si debba fare è sufficiente confrontare il numero di specializzandi in medicina che operano oggi al Santa Maria di Terni e quanti, invece, al Santa Maria della Misericordia di Perugia.

Per altro, ogni realtà universitaria è tale solo nel momento in cui può contare su solide attività di ricerca, che richiedono fondi, personale e strutture adeguate. Tuttavia, la storia della Fondazione per la ricerca sulle cellule staminali, col suo triste recente epilogo, ci ricorda che a monte di tutto questo risiede sempre una volontà politica di intervento o di guida. Dopotutto, i centri di innovazione e le loro possibili filiere produttive correlate non si creano per caso.

Inutile ribadire come il momento per sciogliere tutti questi nodi sia adesso anche in ragione della grande opportunità costituita dal piano Next Generation EU, messo in campo dall’Unione europea per rispondere alla crisi del Covid19. L’Italia dovrà dimostrare di saperla cogliere, elaborando e (speriamo) attuando un Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) all’altezza, frutto della sinergia tra governo nazionale e istituzioni locali. È evidente che, di fronte ad un Comune ed una Regione nuovamente accomunati nel colore politico delle loro più alte cariche politiche, ogni ritardo o esitazione in merito è da ritenersi ingiustificabile.

*Terni Valley

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