rotate-mobile
Martedì, 31 Gennaio 2023
Politica

Le indagini, la Passeggiata e le marce indietro: considerazioni non richieste sul “caso” Bandecchi

L’inchiesta delle fiamme gialle sui conti di Unicusano e la “discesa” in campo del patron della Ternana: ma i suoi guai, non sono quelli di Terni

Sembra che l’altro giorno, quando ha iniziato a diffondersi la notizia dell’indagine della guardia di finanza su una presunta evasione fiscale da parte dell’Università Niccolò Cusano e – soprattutto – del suo fondatore e leader Stefano Bandecchi, a Terni ci sia stato un boom di prenotazioni per l’aperitivo. Tutti, o quasi, a festeggiare. Non tanto per le grane giudiziarie in cui è incappato il patron della Ternana. Quanto perché, un assist così a pochi mesi dall’appuntamento elettorale, a qualcuno potrebbe far sicuramente comodo.

Ora, al netto delle questioni giudiziarie, il tema riveste una importanze economica, sociale e politica. Bandecchi sostiene che l’indagine delle fiamme gialle è faziosa e mal impostata. “I soldi sono miei e decido io come spenderli”. A lume di naso, ci sembra difficile che inquirenti, pubblico ministero e giudice per le indagini preliminari possano avere preso una totale cantonata. Ma tant’è: si è innocenti fino al terzo grado di giudizio. E spesso, anche oltre. Questo non è un tribunale. Ma un osservatorio, sì.

Sperando che le cose si sistemino nel migliore dei modi e che l’universo economico messo in piedi dal patron rossoverde possa tornare a girare senza intoppi, sembra interessante analizzare quello che l’indagine ha scatenato. Soprattutto, come fenomeno sociale.

La “discesa in campo” di Bandecchi – in chi scrive – ha da subito solleticato il ricordo del primo Berlusconi. Il self made man, l’uomo del fare. Che si è fatto da solo (gli Skiantos avrebbero detto ben altro…) e che porta – o prova a portare – nella cosa pubblica l’intraprendenza che gli ha permesso di costruire un impero. Tant’è che ogni tre per due Bandecchi, presentando la sua candidatura a sindaco di terni per Alternativa popolare, ha “spiattellato” i suoi successi da imprenditore, non nascondendo il suo settentrenta e nemmeno quella “Rolls” a bordo della quale, arrivato a Terni, veniva salutato “con un vaffa ogni metro”. La stessa Rolls che, secondo l’indagine faziosa della finanza, sarebbe stata acquistata o noleggiata utilizzando in malo modo i soldi che invece, per statuto, avrebbero dovuto essere usati in altro modo. Ma la cosa pubblica, non è un’azienda. Vedremo. Perché il punto non è questo.

Il punto, semmai, è politico. Che la candidatura Bandecchi abbia sconquassato i ritmi di una campagna elettorale che sarebbe dovuta andare avanti senza scossoni, è ormai chiaro. E quella candidatura fa paura a destra, dove il presidente andrebbe a pescare i suoi voti (“...è fascista…” lo ha apostrofato Calenda) ma anche a sinistra, visto che incarna un sogno che ormai gli ex-post-comunisti non sanno neanche più dove stia di casa, visto che il problema del lavoro, della dignità sociale, dell’emancipazione è stato sotterrato utilizzando le e rovesciate: siamo tutt? uguali. Ma c’è qualcuno che è più uguali di altri e chi uguale non lo è per nulla.

Bene, ed è così che si arriva al giorno dell’indagine. Diciamo il peccato, non il peccatore: è superfluo. E chi vuole, può tranquillamente scrollare i social alla ricerca dei personaggi in cerca di autore. Fatto sta che, passa qualche ora, e la piazza virtuale si riempie di commenti. Famoso, o famigerato, è quello sulla Passeggiata che mette al centro della bagarre un assessore comunale. Ma in quegli stessi minuti, c’è anche qualcun altro che – sempre in tema di Passeggiata – rende pubblico quanto di buono Palazzo Spada stia facendo anche grazie ad (alcuni, ma non tutti) finanziamenti privati. C’è chi fa il garantista (“… i processi si fanno in aula, nei tre gradi di giudizio, non in piazza o sui social”) ma se intanto scrivi qualcosa un pizzico di attenzione, sul caso, la attiri. C’è chi chiede in un nota che le “vicende giudiziarie” non vengano strumentalizzate… “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”, diceva Michele – Nanni Moretti – in Ecce Bombo. Mentre qualcuno, alleato garantista, chiede invece il ritiro della candidatura Bandecchi. E c’è chi, all’indomani di quella presentazione aveva dato il “benvenuto” a chiunque avesse “voglia di impegnarsi per la città”, salvo poi rilevare che – egli stesso - qualche “dubbio su alcune questioni” lo aveva posto.

Ora, la politica più che altro è l’arte dell’arrangiarsi. Spesso, per sé stessi. In tutto questo, sembra che da padrone la facciano – soprattutto – i silenzi rispetto ad una alternativa. Perché il problema, per Terni – probabilmente – non è cosa fare rispetto a Bandecchi. Che, legittimamente, ci prova.
Ma è cosa fare rispetto ad un modello di sviluppo da immaginare – e realizzare - per questa città che vede i suoi giovani in fuga, la natalità scomparire, le infrastrutture soffrire, la cultura tentennare, il lavoro scricchiolare. Eppure le opportunità ci sarebbero. Ma il dibattito sembra essere orientato da un’altra parte. Un po’ come è successo per Berlusconi per – più di – un ventennio. Nel frattempo, i treni sono passati e le opportunità pure. C’ è qualcuno che si ricorda la questione dell’approvvigionamento energetico dell’Ast? Ecco, allora – magari – che Bandecchi risolva i suoi guai. Che non sono quelli di Terni. Che di guai, ne ha già abbastanza. Ciò che manca, sono le risposte. Non i problemi.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Le indagini, la Passeggiata e le marce indietro: considerazioni non richieste sul “caso” Bandecchi

TerniToday è in caricamento