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“Un cuore che batte”, il vescovo di Terni nel mirino: “Inopportune le ingerenze della diocesi”

Aborto, polemiche dopo la lettera di monsignor Francesco Antonio Soddu per il sostegno alla legge di iniziativa popolare. Le reazioni di Pd, Movimento 5 Stelle, Bella ciao e coordinamento donne Cgil

Ha scatenato un vespaio di polemiche l’iniziativa del vescovo di Terni Narni Amelia, monsignor Francesco Antonio Soddu, che in una lettera ha espresso il proprio sostegno alla legge di iniziativa popolare che punta a introdurre nella legge sull’interruzione volontaria di gravidanza l’obbligo per i medici di far ascoltare alle donne che intendono abortire il battito del cuore del bambino.

Una iniziativa che ha suscitato, seppure con toni diverse, molteplici reazioni. Più “morbidi” i vertici del Pd di Terni, Pierluigi Spinelli e Claudia Polli, segretario e vice dei dem cittadini, che “pur nell’assoluta certezza che vescovo e diocesi agiscono mossi da lodevoli intenzioni e avendo a cuore il bene della comunità credente che rappresentano” auspicano “una ulteriore attenta riflessione su questo tema della massima delicatezza, e che possano togliere il loro appoggio all’iniziativa di un’associazione come quella citata, che niente c’entra col diritto alla vita, che è un valore del tutto condivisibile e condiviso, anche a beneficio di tutte quelle donne e quelle comunità che pur non credenti, vivono, lavorano, operano tenendo cari i valori dell’importanza della vita umana, dell’uguaglianza, della tolleranza, dell’inclusione e della solidarietà”.

“In ultimo – concludono Spinelli e Polli nella nota - esprimiamo vicinanza ai medici, che già operando in un contesto sempre più complesso, subiscono continuo stigma verso un lavoro che svolgono con correttezza e umanità, nei limiti delineati dalla legge”.

“Riteniamo inopportune le ingerenze della diocesi di Terni su una delle tematiche più delicate e complesse della società contemporanea come il diritto all’aborto. E riteniamo necessario e imprescindibile che il sindaco di Terni e l’amministrazione comunale si esprimano prendendo una posizione chiara e netta sulle parole pronunciate dal vescovo Soddu rispetto all’obbligo per i medici di far ascoltare il battito fetale alle donne intenzionate ad abortire”, dicono invece in una nota congiunta Movimento 5 Stelle e lista Bella ciao. “Il diritto all’aborto riguarda non solo la salute riproduttiva delle donne, ma anche la loro autonomia decisionale e la libertà di scelta. La legge che garantisce l’aborto come opzione rappresenta un pilastro fondamentale di una società basata sulla libertà, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti. L'appello del vescovo volto a depotenziare e rimettere in discussione tale diritto e la piena libertà di scelta sanciti dalla legge 194/78, rappresenta anche un attacco al principio di laicità dello Stato, fondamentale in una società democratica e pluralistica, cruciale per preservare la libertà individuale, i diritti umani e la giustizia sociale”.

“Non da ultimo – rileva infine la nota - le parole del vescovo risultano estemporanee anche in virtù del silenzio su molti fatti incresciosi che nelle ultime settimane hanno portato la città sotto i riflettori nazionali. In una comunità che sta vivendo uno dei momenti più complessi della sua storia, le istituzioni cittadine che faticano a rivestire il ruolo di guida rischiano di lasciare la città in balia di se stessa”.

“Il coordinamento donne della Cgil di Terni apprende, con profondo sgomento, quanto caldeggiato dal vescovo di Terni, Narni ed Amelia, Francesco Antonio Soddu, tramite una lettera indirizzata ai fedeli, nella quale ha rivolto un invito a sottoscrivere una proposta di legge che si propone di modificare la legge 194. Proposta di legge che introdurrebbe l’obbligo, da parte del medico, di far vedere il feto e di farne ascoltare il battito cardiaco”. Lo scrive in una nota il coordinamento donne della Cgil di Terni.

“Una proposta analoga alla legge in vigore in alcun stati degli Usa e nell’Ungheria di Orban. Si tratterebbe - afferma il coordinamento - di una vera e propria pressione psicologica perpetrata dallo Stato, che metterebbe in discussione consapevolezza ed autodeterminazione della donna, mirando invece a colpevolizzarla”.

Secondo le donne delle Cgil di Terni, non si tratta infatti, come invece affermato nella missiva, di accrescere la consapevolezza delle donne, ma piuttosto di “ostacolare e rimettere in discussione il diritto all'aborto nel nostro Paese”.

“Un’altra battaglia ideologica, alla stessa stregua di altre bandierine identitarie della destra di governo - conclude il coordinamento - che non entra mai nel merito delle cause sociali ed economiche dei fenomeni, ma reprime e contrae i diritti”.

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