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“Niente struttura contro il randagismo nell’Asl Umbria 2. Una riorganizzazione che si traduce in discriminazione professionale e territoriale”

De Vincenzi (UmbriaNext) contro la riorganizzazione dei servizi: “Penalizza Valnerina e Orvietano e discrimina i professionisti”. Solo l’8% dei randagi in Umbria è censito all’anagrafe

Pubblichiamo in forma integrale un intervento del consigliere regionale Sergio De Vincenzi (gruppo misto-UmbriaNext) relativo alla riorganizzazione del dipartimento di prevenzione animale stabilita dal direttore generale della Asl 2, Imolo Fiaschini

È passata sotto traccia ma crea forti perplessità la delibera n. 217 del direttore generale dell’Asl Umbria 2, Imolo Fiaschini datata 16 febbraio 2019, nella quale viene presentata la riorganizzazione delle strutture semplici dell’azienda. In particolar modo, la revisione del dipartimento di prevenzione animale, che raggruppa definitivamente tutti i servizi di competenza Asl in un’area territoriale “nord” e una “sud”.

de_vincenzi_ok-2Oltre alle distanze siderali fra le due aree, che evidentemente creeranno esclusione se non discriminazione di servizi in particolar modo per i territori della Valnerina e dell’Orvietano che non trovano adeguata copertura, non è stata istituita una struttura semplice dipartimentale per contenere la piaga del randagismo. Solo in Umbria, lo ricordiamo, sono circa 250mila i cani randagi e solo l’8 per cento di questi – secondo i dati espressi dall’assessorato alla sanità – sono microchippati e censiti all’anagrafe canina. Pertanto non abbiamo notizie circa l’origine e la provenienza di oltre 230mila cani vaganti in tutto il territorio regionale. Per non parlare del costo annuale per ogni cane recuperato che si attesta sulla cifra di mille euro all’anno. Circa 4 milioni ogni anno che i comuni umbri devono sborsare per il mantenimento dei randagi catturati.

Nonostante le mie reiterate sollecitazioni, espresse attraverso interrogazioni in aula e le audizioni in Commissione, durante le quali richiedevo di rendere operativa - dopo tre anni dall’entrata in vigore - la legge regionale che prevede l’attivazione nelle Asl di unità organizzative di veterinari specializzati nel contenimento del randagismo ed equipaggiati con risorse adeguate (auto, computer, accesso all’anagrafe e personale a disposizione per la pronta reperibilità), e anche dopo le rassicurazioni di Barberini che aveva garantito sollecitazioni alle direzioni Asl, ci troviamo nuovamente al punto di partenza, come in un paradossale gioco dell’oca. E questa delibera del direttore generale dell’Asl Umbria 2, invece di affermare una maggiore autonomia dei servizi veterinari prevista per legge, non può che confermare la convinzione di fondo: si scrive “riorganizzazione delle strutture”, si legge “discriminazione professionale e territoriale”.

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