Tutti vogliono il nuovo ospedale: scontro a distanza fra Terni, Narni e Amelia

Le dichiarazioni dell’assessore Coletto e del sindaco Latini gettano un’ombra sulla nascita del polo comprensoriale. Bagarre da 5 Stelle e Partito democratico

Se la questione fosse soltanto anagrafica, allora il problema sarebbe presto risolto. Di costruire un nuovo ospedale a Terni al posto del Santa Maria si parla da dieci anni? Bene, perché dell’ospedale unico Narni-Amelia (o Amelia-Narni, poco importa) si cominciò a parlare nel 1967. Il piano sanitario di allora prevedeva di portare il numero di posti letto complessivi per l’Umbria fino a quota cinquemila. E a questo risultato avrebbero sicuramente contribuito i 320 del polo sanitario comprensoriale. Che da allora è rimasto sempre e soltanto sulla carta.

Le scartoffie, dunque. Uno degli ostacoli principali che oggi potrebbero trasformarsi in un colpo di spugna sul progetto del nuovo ospedale che dovrebbe sorgere a Cammartana (territorio di Narni) e servire Narnese ed Amerino, sia con posti letto ordinari sia con la specializzazione nella riabilitazione cardiologica.

E dunque, burocrazia, tempi. Ma non soldi. “Sono stati stanziati 58 milioni di euro e spesi già 1,5 milioni di euro per la progettazione esecutiva, terminata e presentata in Regione nel corso del 2018-2019”, dice il Partito democratico di Amelia in un manifesto in cui chiama a raccolta i cittadini, sottolineando che “la realizzazione del nuovo ospedale Amelia-Narni è più realistica di quanto si possa immaginare”. Con la delibera della giunta regionale 635/19 è stato “preadottato il nuovo piano sanitario regionale che prevede l’inserimento del nuovo ospedale in stretta integrazione con l'azienda ospedaliera di Terni anche al fine di un suo decongestionamento. Dopo 11 anni si è finalmente conclusa la vicenda relativa agli espropri dei 12 ettari sui quali verrà costruito l’ospedale territoriale”, ricordano ancora i dem amerini.

Una recente intervista dall’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, sembra però ribaltare il banco. A conferma di quanto già lo scorso mese di gennaio era uscito dalle stanze di Palazzo Donini: dubbi, perplessità sulla bontà dell’opera. Che si concretizzano poi con le ultime uscite: a Terni serve un nuovo ospedale. Il sindaco, Leonardo Latini, raccoglie e rilancia: facciamolo a Maratta. E il salto indietro è completo.

Il Movimento 5 Stelle di Amelia parla di “una farneticante intervista” di Coletto che “con motivazioni imbarazzanti ha affossato l’ospedale di Narni-Amelia e promosso il nuovo ospedale di Terni. Tutto questo in una finta logica di contrapposizione e di scambio, per rispondere alle sollecitazioni degli azionisti ternani preoccupati delle difficoltà e della mancanza di risultati in cui si agita l’attuale giunta”.

“Siamo quindi al paradosso per cui un ospedale che ad oggi esiste solo nei sogni di qualche amministratore è dato in pasto al ‘popolino’ come certo, mentre un altro dopo trent’anni di aspettative tradite, lotte, progetti falliti, giunto ormai a conclusione, con il progetto esecutivo avviato alla consegna, i finanziamenti a carico dello Stato e dell’Usl stabiliti, individuati con tanto di timbro da parte della Regione Umbria e gli espropri fatti è dopo mesi di inspiegabile melina bocciato”.

“Stiamo buttando alle ortiche il principale investimento pubblico della Regione dei prossimi dieci anni, dopo che questi territori hanno subito la marginalizzazione e l’isolamento rispetto alle altre comunità, senza nemmeno una reale motivazione, quando manca praticamente solamente il bando di gara per l’affidamento lavori e dopo milioni di euro spesi. E tutto avviene nel silenzio assordante di chi questa comunità ha avuto la delega, l’onore e l’onere di amministrarla da parte della maggioranza dei cittadini”.

Se la questione, insomma, fosse anche soltanto burocratica e politica, alla luce degli atti, il problema continuerebbe a non esistere. L’ospedale unico sembra poter essere dietro l’angolo, quello nuovo di Terni è molto più avanti dell’orizzonte.

Ma il problema, evidentemente, è di tutt’altra natura. È di programmazione sanitaria, di integrazione sanitaria, di pianificazione, di ruolo. Contano i numeri, ma non solo quelli delle prestazioni che una struttura può erogare o meno. Conta il peso che si vuole attribuire ad ogni territorio. Conta, tutt’altro che marginalmente, che tipo di struttura sanitaria si intende realizzare.

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Le “case della salute”, i punti di primo soccorso, le prestazioni essenziali da erogare. Quale idea di sanità c’è? Non basta spostare un ospedale da una città all’altra, non può bastare un annuncio. Serve qualcosa di più.

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