Stadio Ternana, altolà di Rifondazione: la città di Terni non è terra di conquista

L’intervento di Lorenzo Carletti: “Si vuole costruire il nuovo stadio di proprietà? Che sia. Ma non si può accettare nessuna ulteriore infiltrazione predatoria nel settore della sanità”

lorenzo carletti-2Dalle dichiarazioni di Stefano Bandecchi, presidente della Ternana Calcio, relative alla costruzione di una clinica privata in cambio del nuovo stadio, emergono aspetti pericolosi.

Il primo: utilizzare la leva identitaria ed emotiva per ingenerare e manipolare una forte aspettativa nell’opinione pubblica e nel popolo rossoverde, così da alimentare la pressione verso la politica.

La seconda: il fatto che sia un imprenditore privato, non ternano, ad avanzare una ipotesi di modello di sviluppo del territorio, ad individuare gli asset strategici e gli investimenti per determinare occupazione ad alta specializzazione, condivisibile o meno che sia, contribuisce a conclamare l’inerzia di una classe politica cittadina che non sa come dar corpo alla ripartenza economica, che non ha idea di futuro e visione d’intervento.

Barattare il progetto del nuovo stadio con la concessione per la costruzione di una clinica privata va nella direzione opposta a quella che la pandemia ha indicato come unica via sostenibile: ripristinare presidi di sanità pubblica dal carattere efficiente, gratuito ed universale.

Abbiamo avuto nel territorio una grande possibilità in campo medico, il laboratorio di ricerca scientifica sulle nanotecnologie del professor Kenny, già allora integrata con l’Università di medicina ed il polo ospedaliero, ovviamente svanito a causa di un amministrazione (locale e regionale) che al tempo si girò dall’altra parte, incapace di vedere oltre le proprie riservatissime prerogative.

Con i salvifici privati abbiamo già dato con l’acciaieria, con gli inceneritori, ed ora forse con la sanità privata. Perché un privato che intende agire in assenza di una visione politica concreta e di una chiara pianificazione strategica a controllo pubblico, si muove esclusivamente in ragione della profittabilità, e come sempre, scarica alla fine sulla comunità cittadina costi enormi.

Si vuole costruire il nuovo stadio di proprietà? Che sia. Ma giù le mani dal Libero Liberati, che deve continuare ad essere patrimonio di Terni e dei ternani. Così come non si può accettare nessuna ulteriore infiltrazione predatoria nel settore della sanità. Con buona pace di tutti i celebranti che confondono l’affarismo con la filantropia.

La passione non è merce di scambio. La città non è terra di conquista. Non nel mio nome.

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*Partito della Rifondazione Comunista
Federazione di Terni

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