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Soldi e personale, ecco i conti della sanità che non tornano: “Abbiamo speso di più perché abbiamo dovuto fare l’impossibile”

Prima e terza commissione regionale chiamano i vertici della sanità umbra. Riunione “disertata” da Braganti, Gentili e De Fino. Carsili: ecco la situazione nella Usl Umbria 2

“Abbiamo fatto un’esperienza in trincea”. Che anche stamattina, per lui, si ripetuta. Come sta la sanità umbra dopo la durissima emergenza Coronavirus? Questa mattina la prima e la terza commissione regionale lo avrebbero voluto chiedere ai vertici del sistema sanitario regionale. I commissari di bilancio e sanità di Palazzo Cesaroni avevano infatti convocato per una audizione congiunta il direttore regionale salute e welfare, Massimo Braganti, e dei direttori generali di Asl 1, Gilberto Gentili, e Asl 2, Massimo De Fino. I manager hanno però “disertato” la riunione. E in prima linea si sono trovati Piero Carsli e Alessandro Maccioni, direttori amministrativi di Asl 2 e Asl 1.  

Parlando della situazione nella Asl 2, Carsili ha ricordato che fino al 2019 “i bilanci relativi agli anni pregressi sono stati sempre chiusi in pareggio, in linea con la normativa di riferimento, quindi approvati dalla Regione e dagli organi di controllo, su tutti il collegio sindacale. I bilanci sono tutti pubblicati e quindi nella disponibilità di ognuno”.

Poi però, nel 2020 “la pandemia ha creato una situazione con notevoli difficoltà aggiuntive in cui faticosamente oggi, a pochi giorni dal termine del 30 giugno, stiamo andando a chiudere tutte le partite finanziarie. C’è stato un incremento delle spese finalizzate a fronteggiare l’emergenza, con assunzioni di personale per assistere i pazienti covid. Un reclutamento che è stato difficoltoso per l’azione a basso raggio di tutte le Asl con una mobilità molto accentuata ma, nonostante questo, abbiamo assunto nel 2020, fra medici, infermieri e Oss, 753 persone più 45 medici per le Usca (unità speciali assistenza domiciliare) e altri 15 operatori tramite agenzia interinale. Le spese sono quindi considerevolmente aumentate, vista l’immissione di circa 800 persone anche se a fronte di un elevato turn over, con le regioni limitrofe che hanno a loro volta immesso personale nelle aree Covid pescando ovunque”.

In molti, dunque, dall’Umbria sono andati altrove, attirati da contratti di lavoro stabili e dunque più convenienti. Per fare fronte all’emergenza, anche “a fronte di cessazioni di personale, abbiamo reclutato personale in pensione, con contratti libero professionali. Il saldo al 1 febbraio 2021 è positivo con più 50 infermieri, che possono aver lavorato anche per un breve periodo, più 40 Oss. Medici invece in decremento per i pensionamenti e i trasferimenti, con 40 medici dipendenti in meno ma abbiamo reclutato numerosi medici con rapporto libero professionale. Non è dipendenza ma lavoro autonomo, siamo stati costretti ad agire così, con una spesa maggiore di personale nel 2020”.

“L’Umbria non è in grado di fare assunzioni stabili, e ce ne sono state 3mila in Toscana e 5mila in Lazio ed Emilia Romagna. Da noi – è il commento dal capogruppo Pd, Tommaso Bori - nessuna assunzione di lungo periodo, non contano i rapporti a tempo determinato che durano tre mesi e i contratti libero professionali con colleghi che hanno guadagnato 24mila euro al mese: sono state fatte cose prive di logica. Non contano le Usca, un servizio a termine finalizzato. Il quadro vero è che sono state assunte persone a due o tre mesi che poi si sono licenziate per andare altrove. Siamo sotto organico e con personale sotto stress, non raccontiamo una realtà parallela: stiamo andando male e i nostri specialisti stanno andando tutti fuori regione perché gli fanno contratti a tempo indeterminato e qui no. Non possiamo contare assunti che si sono licenziati subito per andare fuori. Abbiamo assunto 13 anestesisti e tutti e 13 sono andati via. Non c’è un aumento del personale ma una diminuzione”.

Alle domande dei consiglieri regionali circa le assunzioni e la tipologia di contratti posti in essere, il direttore Carsili ha poi specificato che “nel 2020 sono state assunte 150 persone a tempo indeterminato. In più è stato gestito dal 21 settembre e fino al 27 aprile scorso, il concorso per 539 infermieri, iniziato a settembre con 9.735 concorrenti. La commissione ha lavorato durante la pandemia per una graduatoria di 1.268 infermieri idonei e oggi stiamo assumendo 539 di loro a tempo indeterminato, certo non si può portare a termine in poco tempo ma ci consentirà di dare stabilità agli organici in tutta l’Umbria. È stato controbilanciato l’esodo verso altre regioni. Dal 1 gennaio 2020 a al 1 febbraio 2021 avevamo 50 infermieri in più e 40 Oss in più, senza tener conto del personale pensionato, ma anche 40 medici in meno, lacuna colmata con le assunzioni Usca e Covid. Per quanto riguarda il personale medico, la gestione della pandemia ha aggravato una situazione che era già seria, ricordo che facciamo concorsi e a volte non si presenta nemmeno un candidato. Un trend che peggiora”.

Sul fronte dei conti, il direttore amministrativo ha aggiunto che “altri incrementi dei costi sono derivati dalle spese per le pulizie con l’aggiunta dei processi di sanificazione, o dall’istituzione dei posti triage per l’accesso alle strutture, che non esistevano nemmeno e hanno richiesto anche servizi di sorveglianza armata per evitare il degenerare di situazioni di disagio o di malcontento fra le persone in fila dall’esterno per entrare. Senza contare i costi di mascherine, guanti e altri presidi sanitari che nel 2020 ancora nemmeno si trovavano e i costi aumentavano. Nella Usl 2 abbiamo fatto un’esperienza di trincea, inventandoci da soli il gel igienizzante per operatori e utenti, facendolo produrre ai nostri farmacisti. Tutte cose che non potevamo non fare e abbiamo speso di più perché abbiamo dovuto fare l’impossibile. Ci accingiamo a chiudere il bilancio 2020 attendendo anche indicazioni dal Mef”.

“Non possiamo dimenticare che l’Umbria si è dovuta organizzare per gli acquisti perché il Governo aveva centralizzato tutto e arrivavano anche dispositivi non corretti. Tutto questo – è la riflessione di Paola Fioroni (Lega) ha influito sui costi sostenuti per fronteggiare l’emergenza. L’assessore Coletto spiegherà le sue affermazioni (legate a presunti buchi di bilancio in sanità nel periodo pre Covid, ndr) ma per avere un quadro più chiaro sarebbe opportuno ascoltare anche le aziende ospedaliere. La mobilità passiva in crescita è un dato preoccupante da attenzionare. Ma serve un quadro più ampio di tutta la situazione”.

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