Palazzetto dello sport, Unione civica per Terni: a Maratta una cattedrale nel deserto

Il “balletto” sulla sede della nuova struttura, l’intervento: colpo di teatro improntato al puro autolesionismo, giù le mani dalla nostra città

Riportiamo in forma integrale un intervento dell’Unione civica per Terni sulla questione del nuovo Palasport di Terni e sul “balletto” che in questi giorni si sta sviluppando relativamente alla nuova sede della struttura, in bilico fra l’area dello stadio – individuata come sede originaria – e la zona di Maratta.

Siamo su “Scherzi a parte”? Solo così è spiegabile questo colpo di teatro improntato al puro autolesionismo che si sta mettendo in scena a Palazzo Spada. Dopo decenni di buio delle coscienze e di totale assenza del benché minimo risultato tangibile, ci eravamo convinti che finalmente si fosse sul punto di dare inizio a qualcosa di nuovo in questa disastrata città. Il palazzetto dello sport e la sistemazione di un’area da troppo tempo degradata a ridosso del centro sembravano cosa fatta. Una gara pubblica, un solo concorrente, solo una busta da aprire per conoscere l’offerta. Poi il via. Finalmente! E con il palazzetto dello sport una nuova sede per il mattatoio, lontano dal centro urbano, un insediamento commerciale, parcheggi, verde, un progetto complessivo ambizioso, da viale Borzacchini al Nera, per dare un centro sportivo vasto e multidisciplinare a questa città. A fare da quinta a tutto questo, il nostro amato fiume, un palazzetto che in estate si trasforma in teatro, una porzione di territorio restituita alla città, fruibile da chi si muove a piedi o in bici.

Terni, città dinamica, moderna, aperta, vissuta, amata. Ma sì: “l’Umbria siamo noi” ci siamo detti.

Ma poi, come spesso è accaduto in passato, tornano vizi atavici, trasversali, maledettamente radicati.

Il palazzetto non s’ha da fare (per alcuni), va spostato a Maratta-Sabbione, in prossimità del carcere, a pochi passi dagli inceneritori. Follia.

Un progetto che può partire domani, messo a rischio da alcuni di coloro che dovrebbero tutelare gli interessi della comunità (non da tutti per fortuna), per fare spazio a uno scempio che sarà realizzabile, forse fra 15 anni, nel posto sbagliato, con risultati e ricadute inesistenti, con una qualità del servizio infima.

Una cattedrale nel deserto (inquinato), un’astronave calata dallo spazio profondo, l’ulteriore, forse ultimo colpo per trasformare Terni in una città dormitorio. Inaccettabile, inconcepibile.

Così si scriveva 20 anni fa nelle aule di urbanistica delle università italiane:

“…non più impianti sportivi nel mezzo della campagna, circondati da enormi parcheggi e immensi ipermercati. Non più generatori di traffico e d'inquinamento, ma luoghi urbani, conviviali, perfettamente integrati alla scala della città. Luoghi aperti dove si possa fare la spesa, incontrare amici, praticare sport e partecipare a eventi sportivi e fare tante altre cose. Stadi e palazzetti dello sport circondati da abitazioni, ristoranti, bar, negozi, uffici, cinema, hotel, tutte le varie funzioni urbane che caratterizzano un vero quartiere”.

E allora ci si chiede: perché? Cui prodest?

Questa scelta folle, così lontana dalla logica, così vecchia da far pensare a scelte urbanistiche che negli Usa hanno abbandonato per disperazione 40 anni fa, qualche pregio ce lo dovrà pur avere, ci siamo detti, ma quale? Non è l’economicità, perché a Maratta le infrastrutture sarebbero da realizzare tout court. Non è la velocità di realizzazione, perché stiamo parlando di terreni demaniali, tempi ipotizzabili: 10-15 anni, quando di Terni non saranno rimaste che le macerie. Non è la fruibilità: un palazzetto a 5 km dal centro vivrebbe solo un giorno alla settimana. Non è il valore aggiunto per la città, perché il mattatoio resterebbe dov’è ancora per altri anni, compresi i tetti di Eternit, la puzza e le grida disperate. Perché il degrado di quell’area resterebbe immutato. Perché un’area a vocazione sportiva, già in parte realizzata, rimarrebbe monca per sempre. Non è la sostenibilità economica, perché un privato che realizzasse una cattedrale nel deserto non potrebbe fare utili con altre attività come quelle commerciali. E come è nella logica del mercato, chi non fa utili chiude. Poi abbiamo avuto un pensiero semplice e lineare (perché non amiamo la dietrologia e la logica del sospetto): che l’unica forza motrice sia il livore? L’astio a cui certuni (e non tutti, grazie al cielo), calpestando gli interessi delle città, e accecati dall’irrazionale voglia di rivalsa, asservono i loro progetti?

Il palazzetto dello sport al Foro Boario è un’idea dei nemici e quindi va azzerata? Guelfi contro Ghibellini? Lo scontro per lo scontro? Vincere lasciando solo macerie?

Una città civile e moderna si riconosce dalla continuità che le varie amministrazioni che si succedono, nel rispetto dell’alternanza democratica, sanno dare al progetto condiviso dalla città intera. Noi tifiamo Terni, sempre e comunque. Abbiamo tifato Terni quando reclamavamo la cacciata di chi ci aveva ridotto ad un cumulo di macerie, abbiamo tifato Terni quando con furore auspicavamo un ricambio alla guida della città. Lo facciamo anche ora.

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