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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Politica

Stadio-clinica, altolà dal Pd di Perugia: soldi pubblici e interessi privati, occorre fare chiarezza

Il documento sottoscritto da una quarantina di iscritti al Partito democratico: “Terni ha la grande opportunità di essere tra le prime città a sfruttare le opportunità della legge per gli impianti sportivi, ma la sanità lasciamola fuori”

“La legge nazionale per promuovere l’ammodernamento degli impianti sportivi, che sino ad ora non ha funzionato, è stata recentemente riformata. Terni ha la grande opportunità di essere tra le prime città a sfruttare le nuove opportunità di questa legge che consente compensazioni commerciali (e non anche immobiliari) per rientrare dei costi di realizzazione dei nuovi impianti. La sanità, però, lasciamola fuori”.

È la parte conclusiva di un documento destinato a far discutere. A buttarlo giù sono stati una quarantina di iscritti “al Partito democratico di Perugia, sulla base del lavoro iniziato nei circoli Pd di Settevalli e San Sisto”. E la riflessione ruota attorno al progetto stadio-clinica della Ternana calcio.

Più nel dettaglio, il testo “contiene rilievi politici, critiche e ragionamenti di metodo e contenuti sul tema della richiesta del rilascio della convenzione pubblica per una clinica privata a Terni” ma gli estensori ci tengono a precisarlo: “Sgombriamo il campo da ogni equivoco, ogni lettura pretestuosa o strumentale o anche solo campanilistica, che tenda a mettere Perugia contro Terni la rispediamo ai mittenti, le due città sono accomunate in un unico destino che è quello di creare lavoro, imprenditorialità, servizi e benessere economico per sviluppare la nostra regione. Non ci appartengono beceri campanilismi ed egoismi che abbiamo sempre combattuto avendo un’idea della nostra regione inclusiva e solidale. Le felpe con scritto prima i perugini o prima i ternani che venivano indossate a piene mani da alcuni amministratori di oggi in campagna elettorale non ci appartengono e sono figlie di un vuoto politico agghiacciante. Guardiamo invece con molto interesse e rispetto chi vuol investire nella nostra regione, questo però non può esimerci dal porre alcune domande”.

“Il tema, vista la sua importanza e le potenziali ricadute per tutti i cittadini umbri – scrivono i dem perugini - presenta dei nodi che devono essere sciolti in un quadro regionale non potendo essere unicamente affrontati nei singoli territori. Per essere chiari, le ricadute regionali di un tema quale ‘convenzione pubblica della clinica privata...’ a qualsivoglia città dell’Umbria ci si riferisca, sono regionali e il partito deve discuterne a quel livello”.

Il Pd dice insomma che “quello del rapporto tra sanità pubblica e privata” è un tema di “assoluta rilevanza” su cui il partito dovrebbe rafforzare la sua “centralità” e “azione politica”.

Da qui l’analisi per cui si rileva che “per ammodernare uno stadio si consente al proprietario della società calcistica la costruzione di una clinica privata a cui si dovrebbe garantire fin da ora accreditamento e convenzionamento. L’organizzazione del sistema sanitario regionale viene quindi piegata agli interessi di un senz’altro importante imprenditore del settore calcistico, del quale non si conosce altrettanto rilievo imprenditoriale nel settore sanitario. Non spetta certo a noi sindacare sull’iter seguito per l’autorizzazione e sulla sua aderenza alle disposizioni legislative in merito (legge sugli stadi e norme che disciplinano la sanità), ma crediamo sia del tutto legittimo avanzare delle considerazioni e porre almeno alcuni interrogativi”.

“La sostenibilità economica della realizzazione del nuovo stadio ternano si regge quasi interamente sulla costruzione di una nuova clinica, la quale dovrebbe operare non in regime privato (con prestazioni pagate direttamente dai pazienti) ma, come pretendono i richiedenti, in regime di convenzione con il sistema sanitario regionale (con prestazioni, cioè, pagate dalla Usl). In buona sostanza l’attuale presidente della Ternana Bandecchi si ritroverà per moltissimi anni a gestire uno stadio, nonché proprietario di una clinica entrambi pagati con il decisivo contributo dei soldi pubblici provenienti dalle tasse dei cittadini (per la precisione con le entrate dell’Irap, dell’addizionale Irpef e della fiscalità generale). Socializzare i costi e privatizzare i profitti, un modello di impresa davvero interessante per chi lo realizza, molto meno per i cittadini che lo pagano”.

A far riflettere anche il fatto che autorizzazioni, accreditamenti e convenzioni verrebbero rilasciate prima che la clinica sia realtà: “Come possono le pubbliche amministrazioni (comuni, regione e Usl) dire oggi quello che sarà domani saltando tutti i passaggi previsti? Come possono eludere le necessarie procedure di evidenza pubblica per l’individuazione dei soggetti privati?”.

“Molto più serio, da ogni punto di vista, puntare sul potenziamento e ammodernamento dei servizi dell’azienda ospedaliera di Terni e dell’azienda Usl di Terni. La necessità improrogabile di una profonda riorganizzazione del sistema sanitario regionale è prevista dal Pnrr ed è nelle aspettative dell’insieme della comunità regionale. Appare quanto meno eccentrico che si possa procedere in questo modo. Non è una vicenda che può rimanere confinata nel dibattito cittadino ternano, perché riguarda tutta la regione, dato che tutti gli umbri pagheranno di tasca loro le politiche di privatizzazione della sanità umbra. E poi riguarda anche Perugia dove importanti servizi potrebbero essere tagliati per ‘riequilibrare’ i nuovi posti letto privati ternani”.

“Bisogna fare chiarezza, a partire dal piano sanitario regionale e sgombrare il campo da dichiarazioni paludate. Sia chiaro, un virtuoso e non speculativo contributo del privato al servizio sanitario regionale, con il prezioso protagonismo del privato sociale, è un caposaldo irrinunciabile della sanità umbra: un delicato equilibrio che va tutelato e non distrutto con operazioni quantomeno avventate. Così come riteniamo importante l’ammodernamento dello stadio ternano. Un problema, per altro, comune alla quasi totalità degli stadi italiani. La legge nazionale per promuovere l’ammodernamento degli impianti sportivi, che sino ad ora non ha funzionato, è stata recentemente riformata. Terni ha la grande opportunità di essere tra le prime città a sfruttare le nuove opportunità di questa legge che consente compensazioni commerciali (e non anche immobiliari) per rientrare dei costi di realizzazione dei nuovi impianti. La sanità, però, lasciamola fuori”.

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