“Pazza” idea Cinque Stelle: creare la provincia Terni-Spoleto

Il gruppo consigliare di Terni prepara un atto di indirizzo per sindaco e giunta: dopo anni di soprusi, serve un reale rilancio dell’Umbria meridionale

L’unione fa la forza. Ma anche, “mal comune, mezzo gaudio”. In questo caso, il “mal comune” è un sentimento - piuttosto concreto - di abbandono istituzionale e politico dell’Umbria nei confronti di due “cenerentole”. Che però sembra si siano stufate di essere ai margini e quindi vorrebbero “gaudere”. Se possibile, unite.

Alla viglia del ballottaggio che lo scorso giugno gli ha consegnato le chiavi della città del Festival, Umberto De Augustinis insistette molto sul tema, solleticando una questione che poi gli è valsa la conquista della fascia tricolore. Tra i mali di Spoleto, il futuro sindaco indicava infatti “l’isolamento economico a cui è stata costretta la città. Da Perugia non sono stati fatti grossi investimenti e questo si riflette anche in un isolamento strutturale”. E per questo rilanciava la necessità di “un maggior peso del polo romano rispetto alla Regione dell’Umbria che ci ha trascurato, facendo molti torti a questo territorio”.

Nel Documento unico di programmazione, il Dup, l’esecutivo ternano guidato da Leonardo Latini, ribadiva il concetto del riequilibrio territoriale. “Terni e il suo territorio – è scritto nel documento - non possono prescindere da una ferma ed efficace ridefinizione, nei tempi e nei modi possibili, della propria dimensione territoriale, in termini di riequilibrio e confronto con il capoluogo regionale umbro, Perugia”. Facendo riferimento, anche in questo caso, all’opportunità di allungare lo sguardo verso l’area metropolitana romana e, più in generale, alla cosiddetta Italia di mezzo.

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C’è insomma una “pazza” idea che oggi viene rilanciata dal gruppo consigliere del Movimento 5 Stelle a Palazzo Spada. “C’è la necessità, nonché l’opportunità di aprire una nuova fase anche in termini di riequilibrio territoriale della regione. Riteniamo necessario che il sindaco Latini non perda l’occasione di aprire rapidamente interlocuzioni con il suo collega di Spoleto per dare vita ad un percorso di integrazione tra le istanze delle due comunità. Con l’intento di riunire anche i territori della Valnerina, è necessario avviare iniziative congiunte volte a garantire, dopo anni di soprusi, un reale rilancio dell’Umbria meridionale. Tra le istanze che dovranno essere intraprese, sarà opportuno valutare concretamente la possibilità di dare vita alla nuova Provincia di Terni e Spoleto. Sappiamo di entrare in un tema ampiamente dibattuto – scrivono Luca Simonetti, Thomas De Luca, Patrizia Braghiroli, Valentina Pococacio, Marco Cozza, Claudio Fiorelli e Federico Pasculli - ma in questo particolare momento storico, in cui la politica è debole e confusa, vince chi ha le idee chiare e il coraggio di una visione alternativa. Terni e Spoleto devono riscattare 50 anni di bilanci fallimentari e delitti su commissione uscendo da quell’angolo in cui qualcuno le ha volontariamente relegate. Parliamo di due territori che condividono legami storico-culturali protratti nel corso dei secoli, due popoli gemelli contraddistinti da un’identità forte e probabilmente separati scientemente per il timore che questa unione fra storia, bellezza, cultura e tessuto industriale potesse ostacolare interessi altrui. Mentre il nord della regione continua ad accaparrare larga fetta di tutte le risorse, ad accrescere servizi, infrastrutture, ad accentrare università, eccellenze sanitarie, centri direzionali ecc. Dall’altra parte i dati economici del sud della regione sono impietosi, continua senza sosta la desertificazione su tutti i fronti, con una marginalizzazione sempre più evidente accentuata dall’assenza di infrastrutture e collegamenti, di mancata pianificazione e di scarso peso politico. Per questo e per molti altri motivi nelle prossime ore presenteremo un apposito atto di indirizzo volto da impegnare il sindaco e la giunta ad aprire urgentemente interlocuzioni con l’amministrazione spoletina, per affrontare definitivamente questa annosa vicenda e dare nuova forza alla vertenza dell’Umbria meridionale”.

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