“Protocollofobia”, la legge contro le discriminazioni parte col piede sbagliato

Il Comune di Terni non partecipa alla firma del patto sull’osservatorio regionale sulle violenze di genere. Assenti anche Perugia, Spoleto, Norcia e prefetture. Dietro le quinte: le mosse della Lega e la campagna elettorale

I partecipanti alla firma del protocollo in Regione

Debutto con polemica per la legge contro le discriminazioni. Prima è stata accusata di discriminare tutto quel mondo escluso dall’osservatorio che, in Umbria, dovrebbe garantirne l’applicazione e dunque non solo vigilare sulle violenze di genere, ma anche sviluppare una cultura inclusiva. E poi è stata discriminata da chi oggi, giovedì 20 settembre, ha snobbato il tavolo regionale sul quale è stato steso il protocollo di intesa che istituisce un gruppo stabile di lavoro, coordinato dalla Regione, che avrà il compito “di supportare le attività di competenza dei soggetti che partecipano e previste dalla legge regionale Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”.
Dall’omofobia, alla “protocollofobia”.

Chi c’era

Il protocollo è stato sottoscritto, oltre che dalla presidente Catiuscia Marini per la Regione, dai rappresentanti di Università per stranieri di Perugia; Garante per l’infanzia e l’adolescenza; Comune di Città di Castello, capofila zona sociale 1; Comune di Marsciano, capofila zona sociale 4; Unione dei Comuni del Trasimeno, zona sociale 5; Comune di Gubbio, capofila zona sociale 7; Comune di Foligno, capofila zona sociale 8; Comune di Narni, capofila zona sociale 11; Comune di Orvieto, capofila zona sociale 12; Asl 1 e 2, aziende ospedaliere di Perugia e Terni; Anci Umbria; Amnesty international Italia; associazione Omphalos; associazione Famiglie Arcobaleno; associazione A.ge.d.o. Terni; associazione Esedomani Terni; associazione Basta il cuore.

E chi non c’era

Al tavolo non si sono presentati i rappresentanti dei Comuni di Perugia e Terni, le due prefetture, l’Università di Perugia. Le amministrazioni comunali di Spoleto e Norcia hanno inviato una “delega alla firma”, ma nessuno si è poi presentato per la sottoscrizione. Né erano state invitate a partecipare associazioni del mondo famigliare, come il Forum delle famiglie o le Famiglie numerose.  Esclusione, questa, che aveva animato la protesta del consigliere regionale Sergio De Vincenzi, che ora torna a ribadire: “Nonostante il confitto acceso col prefetto di Perugia, che ha prodotto una ferita istituzionale difficile da rimarginare, e noncurante della totale mancanza del pluralismo democratico a causa dell’esclusione forzata delle associazioni familiari e di genitori, la presidente Marini ha imposto la firma del protocollo. Un atto che rappresenta una forzatura della legge stessa per promuovere esclusivamente le istanze dei movimenti culturali Lgbti. Non ci meravigliamo di questo epilogo perché ormai avvezzi agli atteggiamenti arroganti e autoreferenziali di questa giunta regionale. Tuttavia quella di oggi è per la Marini una vittoria di Pirro perché rispetto ai firmatari indicati nella bozza di protocollo ha aderito soltanto una minima parte delle istituzioni invitate. Allo stesso tempo, questo atto emerge per quello che è: una sconfitta per la maggior parte della popolazione umbra che è rimasta discriminata perché non rappresentata e il sigillo che ha sancito l'auto discriminazione del mondo Lgbti, chiuso definitivamente all’interno di una riserva da ultimo dei Mohicani”.

Marini: pionieri dell’inclusione

“In Umbria vogliamo essere pionieri di una cultura dell’inclusione, della solidarietà, del rispetto della dignità umana, della tutela della persona, della lotta contro ogni forma di discriminazione omofobica, razzista. Favorendo dunque in primo luogo la privacy, la tutela del proprio orientamento sessuale, della propria identità. La Regione Umbria, dunque, insieme a tutti i Comuni che hanno aderito al protocollo, alle aziende sanitarie, all’Università per gli stranieri, e con le tante associazioni che hanno sottoscritto questo atto, si farà promotrice di azioni, iniziative e progetti volti alla promozione del rispetto della persona”.

Dietro le quinte

C’è però qualcosa che non va. Leggendo la lista di assenti e presenti, l’immagine che ne deriva è quella di un’Umbria spaccata in due. Da una parte le amministrazioni – istituzionali e non – di centrosinistra. Dall’altra, quelle su cui sventolano bandiere di centrodestra. Ad onor di cronaca, il primo a sollevare dubbi sull’equilibrio delle legge contro l’omofobia fu proprio De Vincenzi. Alla sua protesta in aula durante la discussione del testo si accompagnò una manifestazione fuori da palazzo Cesaroni che riuscì a raccogliere il frastagliato e litigioso mondo dei cattolici in politica. Oggi, a breve distanza dalla firma del protocollo – inizialmente prevista per il 17 settembre e poi slittata – l’onda della rivolta è stata cavalcata molto dalla Lega. Il senatore Simone Pillon, il segretario regionale del Carroccio Virginio Caparvi e ancora il consigliere regionale Valerio Mancini, non più tardi di dieci giorni fa bollarono la legge come un “provvedimento illegittimo” che avrebbe “consegnato i bambini alle lobby gay”. E proprio la Lega avrebbe acceso la miccia che, tramite il sottosegretario Stefano Candiani, già commissario del partito in Umbria e oggi sottosegretario al ministero dell’interno, sarebbe arriva ad esplodere fin dentro le prefetture, di fatto bloccando la partecipazione dei prefetti di Perugia, Claudio Sgaraglia, e Terni, Paolo De Biagi.
Una sorta di braccio di ferro che punta non troppo lontano. Dove, lo dice il senatore di Fratelli d’Italia, lo spoletino Franco Zaffini: “La governatrice ha perseverato nel pretendere la firma dai soggetti peraltro da lei dipendenti come possono essere, ad esempio, le Usl, facendo tutto questo non certo con l’intento di evitare eventuali futuri comportamenti discriminatori. A tutto ciò si aggiungano le missive dei Comuni che su tali argomenti non accettano di essere rappresentati dai capofila delle zone sociali. Tutto questo dà l'idea del quadro che evolve in viste delle prossime elezioni regionali”.
Buona campagna elettorale.

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