Ricostruzione, fatta la legge adesso c’è chi grida “inganno”

Nel testo della giunta regionale per il post-terremoto è prevista la nascita della società “Umbria salute e servizi”. Nomine, affari e posti di lavoro: chi ci rimette e chi ci guadagna | I DOCUMENTI

Prima che sulla bagarre politica, vale forse la pena soffermarsi su un parere tecnico. Lo hanno firmato Alessandra Grimaccia - in qualità di istruttore - e Juri Rosi, come responsabile del servizio legislazione e affari europei del consiglio regionale. E hanno poi inviato il documento alla terza commissione consigliare che stava esaminando il disegno di legge “Norme per la ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici del 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e successivi”. Nello stesso dl sono inserite “Modificazioni ed integrazioni a leggi regionali”. Ed è qui che ci sarebbe l’intoppo.

Di cosa stiamo parlando

L’articolo 44 della legge in questione - già licenziata dalla seconda commissione consigliare di Palazzo Cesaroni - interviene su una precedente legge regionale, la numero 9 del 29 aprile 2014, che introduceva “Norme in materia di sviluppo della società dell’informazione e riordino della filiera Itc”. Con quella legge si cancellava la vecchia Webred e si costituivano due società. La prima era una società consortile a responsabilità limitata, ossia Umbria Salute, che aveva il compito di erogare “servizi di interesse generale preordinati alla tutela della salute, operando per la produzione di beni e la fornitura di servizi rivolti all’utenza, compresa l’attività di front-office di servizi al cittadino, e curando la gestione dei flussi informativi del sistema sanitario regionale e per favorire l’attuazione della digitalizzazione del sistema sanitario regionale”, evitando “sovrapposizioni nella tipologia dei servizi erogati dalla costituenda società consortile Umbria Digitale”. Sempre in tema di sanità, si istituiva la Cras, centrale unica di acquisti in sanità e poi (articolo 11) si dava il via libera all’altra società consortile, Umbria Digitale. La società, dice il comma 2 della legge, “eroga servizi di interesse generale per lo sviluppo e la gestione della rete pubblica regionale e dei servizi infrastrutturali (...) operando anche per la produzione di beni e la fornitura di servizi strumentali alle attività istituzionali degli enti pubblici partecipanti in ambito informatico, telematico e per la sicurezza dell’informazione, curando per conto e nell’interesse loro e dell’utenza le attività relative alla gestione del sistema informatico regionale ed alla manutenzione delle reti locali e delle postazioni di lavoro dei consorziati, configurandosi come centro servizi territoriali che integra i propri processi con quelli dei consorziati”.

Chi c’è nelle società

Umbria Salute è a totale capitale pubblico, in quanto di proprietà delle quattro aziende sanitarie della regione (le due Asl e le ospedaliere di Perugia e Terni). Ha 327 dipendenti (uno è in aspettativa) e un amministratore unico. Nella compagine societaria di Umbria Digitale figurano quasi tutti gli enti pubblici della regione. Palazzo Donini detiene circa il 77% delle quote, tra i soci di “maggioranza” figurano la Provincia di Perugia (5,3%), il Comune di Perugia (5%) e quello di Terni (3,5%). La società, che opera in house per i soci - così come Umbria Salute - conta 90 dipendenti a tempo indeterminato e 22 a tempo determinato, molti in scadenza a fine 2018, oltre alla figura di un amministratore unico, l’ex sindaco di Narni Stefano Bigaroni.
Il tema del personale è cruciale. Soprattutto per Umbria Salute che, dice la legge, “non può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e a tempo determinato” fatte salve le assunzioni obbligatorie per il diritto al lavoro dei disabili, “né può stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa o conferire incarichi di consulenza che alterino i programmi di spesa del sistema sanitario regionale”.

LEGGE REGIONALE SANITA' E ICT-2

Cosa succede

La legge sulla ricostruzione, all’articolo 44, rimescola le carte della riforma del 2014 e istituisce la società consortile a responsabilità limitata Umbria Salute e Servizi, introducendo la partecipazione della Regione al 20% nella compagine societaria. Umbria Salute e Servizi avrà tra i suoi compiti non solo quello di attuare “la digitalizzazione del sistema sanitario regionale” ma assolverà anche le funzioni di Cras (centrale unica degli acquisti in sanità) e di centrale di acquisto per le attività finalizzate alla ricostruzione post sisma (Cra) gestendo di fatto una montagna di soldi: soltanto il bilancio della sanità in Umbria (compresi i costi del personale) sfiora 1,7 miliardi di euro l’anno. Nel testo, di Umbria Digitale, non c’è traccia.

TESTO ATTO 1712 BIS-3

La relazione tecnica

Mancanza che viene notata dai tecnici del servizio legislazione e affari europei del consiglio regionale, che nel loro parere tecnico sottolineano: “L’elemento di maggiore novità è senz’altro quello per cui le funzioni attualmente di competenza di Umbria Digitale, ovverosia quelle in materia di sistema informativo regionale sanitario, vengono trasferite a Umbria Salute e Servizi senza che, tuttavia, venga chiarito con quali modalità operative e risorse finanziarie possa continuare ad operare Umbria Digitale, di fatto svuotata di competenze”. La relazione ricorda che “sono pervenute all’attenzione della II commissione numerose osservazioni da parte dei sindacati dei lavoratori di Umbria Digitale, contrari a questo trasferimento di competenze, a parere dei quali l’approvazione di questi commi colpisce pesantemente e minaccia il futuro a medio e lungo termine di Umbria Digitale, che non può operare solo con i finanziamenti europei. In alternativa al trasferimento delle competenze, i lavoratori di Umbria Digitale propongono la costituzione di un unico organismo composto dalla fusione tra Umbria Digitale e Umbria Salute e Servizi, inserendo comunque una disposizione di salvaguardia che preveda il mantenimento del personale di Umbria Digitale”.

Ma se Umbria Salute e Servizi assume tutte le funzioni di Umbria Digitale, senza che però sia previsto un passaggio di personale (nel testo licenziato venerdì scorso dalla II commissione è stata inserita la norma in cui si fa riferimento alla impossibilità di effettuare assunzioni) la prima società come assolverà ai suoi compiti? E Umbria Digitale - e il suo personale, al netto delle rassicurazioni che la presidente della Regione, Catiuscia Marini, e l’assessore alla sanità Luca Barberini, avrebbero fornito in commissione - che fine fa?

PARERE COMMISSIONE-2

La politica

“Preso atto che la Centrale unica di committenza regionale - sottolinea il consigliere regionale di UmbriaNext, Sergio De Vincenzi - è elemento centrale per la ricostruzione, non si comprende la fretta di articolare attraverso la legge sul terremoto anche materie che hanno a che fare con gli acquisti in sanità. A pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca: non sarà che, una volta spostate le funzioni, ma non il personale di Umbria Digitale perché normativamente non possibile, quest’ultimo, in tutto o in parte, sarà rimpiazzato da affidamenti e attività di consulenza informatica ad aziende private con il lievitare dei costi a carico dei cittadini e peggioramento dei servizi?”.

La perplessità di Valerio Mancini, esponente della Lega a Palazzo Cesaroni, riguardano invece la tempistica: l’atto sarà in aula mercoledì 3 ottobre ma ai consiglieri regionali sarebbe stato lasciato poco tempo per approfondirne le tematiche. “Visto che sono già trascorsi due anni dal sisma - continua - si poteva attendere qualche giorno in più per mettere tutti in condizione di dare il proprio contributo su una legge così importante visto il tema su cui va a normare. Valuteremo - conclude Mancini - se partecipare alla discussione di tale atto in aula, considerato che una maggioranza ormai impaurita, tanto da nascondere gli atti da discutere, ci impedisce materialmente di svolgere il nostro ruolo a difesa degli interessi dei cittadini umbri”.

Non tutti vedono la legge sulla ricostruzione come il fumo negli occhi: “Ci sono tematiche, come la ricostruzione, che devono essere tenute molto lontane delle dialettiche politiche. La nuova normativa, su un piano meramente tecnico, cerca di semplificare (riducendo i tempi delle autorizzazioni urbanistiche e ottimizzando le procedure con maggiore flessibilità), attivare la ricostruzione insieme allo sviluppo, delle zone colpite dal sisma, attraverso il ‘Piano di sviluppo della Valnerina’, e tutelare la qualità del paesaggio attraverso strumenti che si ispirano al prossimo ‘Piano paesaggistico regionale’. Per questi motivi – annuncia l’ex candidato alla presidenza della Regione, Claudio Ricci - voterò, in modo convito, la legge sulla ricostruzione (che include anche adeguate deroghe per consentite l’utilizzo delle risorse rimanenti del sisma del 1997) per dare, in modo responsabile, un adeguato strumento di sviluppo, dopo il terremoto, all’Umbria”.

E il dietro le quinte

Nel bilancio 2016-2018 di Umbria Digitale è scritto che la società si sta occupando della introduzione del fascicolo sanitario elettronico e in quello stesso documento c’è un capitolo specifico dedicato ai “servizi applicativi per la sanità”, come “il monitoraggio della spesa farmaceutica, la pianificazione e controllo e l’educazione continua in medicina nonché le attività per manutenzione evolutiva e adeguativa a norme legislative di tutte le procedure informatiche esistenti in ambito sanitario”, così come un capitolo specifico è dedicato alla sanità digitale. Tutti compiti che vengono definiti nel disciplinare dei servizi di Umbria Salute e che, relativamente al settore Ict, scadranno il 31 dicembre 2019.

Se mercoledì la legge passerà all’esame dell’assemblea regionale, la sua piena operatività dovrebbe concretizzarsi ad inizio 2019 e dunque in tempo per riformulare i servizi digitali eventualmente da assegnare, magari a soggetti esterni, entro la fine del prossimo anno. Soggetti di cui, negli spifferi di palazzo, già si fanno i nomi. Si parla ed esempio di Telecom - che avrebbe già rapporti con l’azienda ospedaliera di Perugia - ma anche della fiorentina Dedalus che ha curato l’Ict per oltre 1.500 ospedali nel mondo e 23.000 medici di medicina generale.

Ma si parla anche dei supermanager che potrebbero occupare le sostanziose poltrone della nuova scarl: oltre all’amministratore unico, anche i direttori delle due centrali d’acquisto che avrebbero potere su fiumi di denaro. Su tutto questo, l’incognita è solo il tempo. Perché, si vocifera, la chiusura del cerchio - con tanto di nomine e poltrone - dovrebbe avvenire prima di maggio 2019. Quando la tornata elettorale europea potrebbe, ancora di più, segnare un’ipoteca pesante sul futuro politico dell’Umbria e dunque sulla possibilità di distribuire incarichi e ruoli.  

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