Vertenza Sangemini, adesso spuntano anche le gelosie tra sindaci

Le Rsu incontrano il primo cittadino di Terni: massimo impegno. La replica di Grimani: coinvolgimento immotivato, surrealismo elettorale

Leonardo Grimani

Ai lavoratori della Sangemini non bastavano le incognite di un piano industriale tutto da decifrare. Adesso devono fare i conti con le gelosie dei sindaci.

Succede tutto nell’arco di qualche ora, in una tiepida mattina di settembre. Le rappresentanze sindacali unitarie della azienda di acque minerali salgono le scale di palazzo Spada per incontrare il sindaco di Terni, Leonardo Latini. Un summit breve, al termine del quale – sono le 12.45 - l’ufficio stampa dell’amministrazione ternana rilascia una breve dichiarazione.  Eccola: “Ai lavoratori ed alle rappresentanze sindacali – dichiara il sindaco Leonardo Latini - ho manifestato l’interesse mio e di tutta l’amministrazione comunale e assicurato il massimo impegno per tutelare la situazione dello stabilimento e dei lavoratori, anche attraverso il coinvolgimento di tutte le Istituzioni. Con l’auspicio che l’azienda sia valorizzata come merita, poiché costituisce un vero e proprio patrimonio per la nostra regione e la nostra città”.
Parole più o meno di circostanza che forse sono state precedute da una qualche rassicurazione in più da parte di chi – oggi - può contare su qualche sponda romana. Per capirsi: chissà che Latini non abbia un canale un filino più diretto con il Governo e magari possa intervenire sulla questione Sangemini. In fondo, si tratta sempre di salvare una azienda storica e una novantina di posti di lavoro. Ma tant’è.

Alle 15.11 l’ufficio stampa di Leonardo Grimani, sindaco di San Gemini e senatore del partito democratico, spara nelle caselle di posta elettronica dei mezzi d’informazione una mail al vetriolo.  Con la quale il sindaco-senatore esprime “stupore e sconcerto per l’inedito e immotivato coinvolgimento del sindaco di Terni nelle vicende che riguardano la Sangemini acque minerali”. Grimani dice di rispettare “le autonome scelte delle Rsu” e di comprendere “le preoccupazioni delle stesse”. E dice ancora che i sindaci vanno coinvolti. Ma non tutti. Bisognerebbe interpellare quelli interessati dalle concessioni pubbliche. Ossia quelli i cui territori ospitano le fonti. Chiamare in causa Latini è “dannoso” o meglio motivato da “mere esigenze elettorali, volte a legittimare il nuovo corso politico ternano e nazionale”. Così, sostiene Grimani, si sconfina “verso coinvolgimenti di soggetti istituzionali che non hanno alcuna competenza territoriale e istituzionale sulla questione Sangemini. Non ricordo in passato il coinvolgimento del sindaco di Terni per le vicende che hanno riguardato la Sangemini ed è come se su ogni vertenza venissero convocati tutti i sindaci in quanto nelle aziende lavorano cittadini di tutta la provincia. Al fine di non sconfinare nel surrealismo e di non fare campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori, è opportuno che si ristabiliscano i ruoli e si evitino sconfinamenti che potrebbero produrre confusione a danno soprattutto dei lavoratori e del loro diritto di difendere l’occupazione”.

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Insomma, la Sangemini è questione di Grimani. Ognuno si faccia le acque proprie.

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