Lo studio sull'Umbria: "Vicini al punto di non ritorno". Si rischia di perdere una popolazione come quella di Terni

Il nuovo studio di Agenzie Umbria Ricerche. Forti preoccupazioni su lavoro, Pil e demografia (ai minimi storici)

Fare presto, programmare subito e ripensare da qui ai prossimi 20 anni il sistema economico e social. Il futuro dell'Umbria è fortemente a rischio, ora più che mai. I dati dell'Agenzia Umbria Ricerche, guidata dall'ottimo Giuseppe Coco, non lasciano scampo a interpretazione e tentennamenti ulteriori: siamo prossimi alla soglia di non ritorno e rischiamo di perdere, nel futuro prossimo, qualcosa come l'equivalente della popolazione della seconda città della Regione, ovvero Terni. Fanno paura il Pil pro-capite (sceso di quasi 4mila euro a cittadino rispetto agli anni '90, crisi e disoccupazione sono state devastanti) e il velocissimo spopolamento dei nostri comuni dal 2007 ad oggi. L'invecchiamento dell'Umbria e la fuga all'estero o verso altre regioni farà saltare, se non arginata, sia il sistema produttivo che il mantenimento del welfare (con costi destinati a triplicare). 

Analizza e scrive il direttore Coco: "La popolazione al 1° gennaio 2014 era pari a 896.742 mentre al 30 giugno 2019 era 879.859; in cinque anni e mezzo si sono persi 16.883 abitanti. Come se fosse scomparso un comune più o meno delle dimensioni di Todi o Umbertide. E tutto lascia pensare che nel giro di qualche decennio si possa assistere ad una diminuzione di abitanti pari a quelli di una città come Terni. All'inizio del 2019 le persone con più di 64 anni hanno raggiunto quota 26,8% mentre nel 2002 erano il 22,8%. Per ogni 100 giovani fino a 14 anni ci sono 204 persone con più di 64 anni.  Il grado di dipendenza degli anziani dalla popolazione attiva ci dice che nel 2019 vi sono oltre 43 ultra 64enni ogni 100 persone in età lavorativa". 

Dall'Agenzia Umbria Ricerca fanno notare che molti studiosi che si occupano di tematiche concernenti la popolazione spiegano che "quando gli ultrasessantenni superano il 30% del totale ci si trova in un punto di non ritorno demografico: all'Umbria mancano 3 punti circa per raggiungere la suddetta soglia". Fare presto, programma subito: sono dunque le priorità per "non far morire l'Umbria".

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"Quello che emerge - conclude il direttore Coco nel suo studio - è un affresco preoccupante. Governare oggi l’Umbria non è facile. C’è sicuramente bisogno di una riflessione attenta e scrupolosa sulla reale capacità di programmazione economica, sociale e territoriale dell’Ente. C’è una necessità di radunare tutte le energie e le competenze potenzialmente utili per migliorare le performances di una regione che oggettivamente da qualche anno ormai è in affanno". Il tempo sta per scadere.

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