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Terni città-stadio, così il tifo rimbalza dagli spalti all’aula di palazzo Spada

Ternana-Bari, il giorno dopo: rossoverdi retrocessi in serie C, dito puntato contro il sindaco Stefano Bandecchi. Fra strumentalizzazioni e accuse, la politica scende in campo

Piove, Governo ladro. Ternana retrocessa, è colpa del sindaco Stefano Bandecchi. Il fatto è che è tutto un po’ polarizzato. E dunque, ogni cosa diventa tifo: il calcio, come la politica. Se poi il calcio e la politica si incrociano fuori e dentro la curva, distillare la situazione non è affatto semplice.

E comunque, la Ternana scende in serie C. La sconfitta col Bari ha scaraventato i rossoverdi dentro il grande caos del calcio. E le colpe di questo precipizio vengono attribuite a chi, fino a un anno fa – nonostante contestazioni e sputacchi – teneva le fila della baracca. E che, più o meno un anno fa, diventava primo cittadino di una Terni che – oggi come allora - fa i conti con disoccupazione, sviluppo economico tristissimo e opportunità che non ci sono, ma che - quando si gioca al Liberati - getta il cuore oltre l’ostacolo. Una nemesi, che è sportiva ma anche un po’ politica.

Insomma, l’ex presidente della Ternana diventa sindaco – più per demeriti altrui che per meriti propri, ma insomma – e (giocoforza) vende la società. Lasciamo la dietrologia e restiamo ai fatti: arriva una nuova dirigenza e la Ternana si rimette in gioco. Restando sull’altalena di risultati in chiaroscuro, tanto è vero che si arriva all’ultimo turno dei playout. Con lo stadio di Terni che, di fronte ad oltre diecimila spettatori (che, imbufaliti, non posson bastare: onore al merito) emette la terribile sentenza: addio serie B, si arriva in serie C.

La vicenda diventa politica. Ossia: Bandecchi, sotto scacco di un conflitto di un possibile conflitto di interessi dentro il quale nessuno ha mai voluto guardare davvero, vende la Ternana. Lasciamo perdere chi la compra. Avrà fatto i suoi conti e stabilito che quell’investimento poteva farlo. Non è un ternano, ed è l’ultimo di una lunga lista di non ternani: questo già potrebbe essere un segnale dall’aria che tira in città. Comunque: qualche dubbio c’è, ma poi la stagione va avanti, zoppicando fino all’ultimo giorno. I bookmaker dicono che i rossoverdi sono favoriti. Il campo stabilisce il contrario: la Ternana va in serie C.

E le opposizioni – tutte – dicono che, insomma, è colpa di Bandecchi, che avrebbe potuto vendere meglio, nonostante la frenesia per cui, se avesse continuato a occuparsi di Ternana, avrebbe dovuto rinunciare alla fascia tricolore. Bandecchi (che a noi non risponde al telefono, nonostante i suoi variegati uffici stampa dicano che per parlarci, basta chiamarlo) rilancia sui social, dicendo che è pronto ad acquistare il 5 per cento della società di via della Bardesca.

Intanto, la metà del cielo di Palazzo Spada si scatena e le “truppe cammellate” di chi siede sugli scranni di maggioranza, si armano in difesa del loro leader: di seguito, una carrellata di post e repliche social.

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E comunque: se tanto ardore fosse stato sfoderato all’indomani di ogni negozio che chiude, di ogni ternano che muore per un tumore (chiedendo di capire perché questo succede), di ogni donna “dimissionata” dal proprio posto di lavoro, di ogni famiglia che non riesce a trovare una casa in cui vivere, Terni sarebbe diversa. E la Ternana non sarebbe l’oppio di una città, che avrà pure tanti problemi, ma non certo quello del calcio.

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