Il corto circuito politico su Ast tra polemiche e maggioranze variabili

Amici a Roma, avversari a Terni, l'intesa gialloverde di Governo subito alla prova sul caso acciaierie. Frecciatine anche nel centrodestra e tra i sindacati

Di Maio e Salvini con il premier Conte

Sono amici (da contratto) a Roma, ma avversari a Terni. Ma sono anche amici a Terni e separati in casa a Roma. E poi ci sono loro, accerchiati, feriti, che da Perugia fanno opposizione anche da posizioni di governo. Non è la trama dell'ultima soap opera dell'estate e se non ci fossero di mezzo le sorti dell'azienda più importante del territorio - purtroppo o per fortuna ancora l'unica gamba dell'economia cittadina - ci potrebbe pure scappare una risata.

La realtà è che la vicenda delle acciaierie e le polemiche intorno alla convocazione del tavolo al Mise sembrano aver fatto da trailer a quello che potrebbe essere la trama dei prossimi anni tra Roma e Terni dove le maggioranze variabili tra Lega, 5Stelle e il resto del centrodestra influenzeranno non poco le scelte e il dibattito politico. E come, in maniera difficoltosa, si concilieranno queste dinamiche ne è già stata data dimostrazione.

Ieri per ridimensionare il tavolo convocato dalla governatrice Marini su Ast, ferocemente polemica sui ritardi del ministro Di Maio, guarda caso arriva la convocazione del vertice al Mise per il 13 settembre. Solo qualche ora prima il consigliere regionale del M5S Liberati aveva rassicurato sull'interessamento del ministro sulla vicenda mentre il sindaco di Terni Latini si affretta a dire che è merito dell'iniziativa dei parlamentari della Lega. Il primo cittadino viene redarguito da alcuni sindacalisti che gli rimproverano di essere ancora in campagna elettorale e anche dal gruppo consiliare del Pd che si dice "stupito" delle sue dichiarazioni ed evidenzia "l’importante ruolo avuto in tale vicenda da tutti i parlamentari e non solo da quelli di un determinato colore politico, così come dagli altri attori istituzionali a cominciare dalla Regione Umbria". 

Non si può dire se in maniera voluta o forse soltanto per la fretta ma in quella convocazione c'è effettivamente qualcosa che non quadra. A parte il fatto che tra i sindacati non figura l'invito a Fismic e Usb, ma la sede scelta del confronto è quella dell'ufficio vertenze e aziende in crisi. Però, malgrado tutto, Ast non è un'azienda in crisi e dal punto di vista dei bilanci gode anzi di ottima salute. Ma il proprietario, ThyssenKrupp, ha più volte detto di volerla mettere in vendita e semmai il livello del confronto va alzato di livello parlando con i tedeschi. La governatrice e soprattutto il suo vice Paparelli lo sottolineano subito, di fatto utilizzando anche loro la vicenda come prosecuzione della campagna elettorale permamente dopo la scoppola presa Terni. "A parte la data, che rischia di essere tardiva istituzioni e sindacati hanno chiesto un incontro con il governo e la proprietà Thyssen, non con l’ufficio vertenze e la direzione Ast. La vicenda acciaio italiano non può essere solo relativa a Taranto e Piombino, Terni e i lavoratori non sono di serie B e meritano rispetto", scrive Paparelli denunciando il silenzio "assordante" di Di Maio.

L'artiglieria pentastellata non sta certo a guardare. "Avete governato Terni per 20 anni, state governando la Regione Umbria da 48 anni, avete governato l’Italia almeno negli ultimi 4 anni, avete presieduto l’ultimo semestre del Consiglio dell'Unione europea a guida italiana, e alla fine chi è tardivo sulle acciaierie di Terni è il M5S?", attacca il senatore Stefano Lucidi. "Perché oggi alcuni polemizzano ancora una volta e strumentalmente contro il Movimento, ma non si ricordano analoghe prese di posizione quando lo stesso ministero dello Sviluppo Economico convocava Regione e sindacati con le medesime modalità? Né si rammentano i contenuti, quelli autentici. Quelli da sempre sottaciuti per carità di patria", rincara il consigliere regionale grillino Liberati con la sua consueta "pacatezza". "Del resto - afferma - sulle acciaierie l'Umbria intera deve quotidianamente sorbirsi una sceneggiata fondata, come ogni fiction pretende, non tanto sul vero e sul detto, ma sul verosimile, sul non detto, sul coperto, sullo scientemente occultato, che si tratti della degenerazione morale -con annesso vortice corruttivo- del disastro ambientale e sanitario o della chiusura dell'economia locale a null'altro che a questo. Una sceneggiata imbarazzante e stucchevole che prosegue da decenni soltanto per alimentare nauseabonde clientele: infatti, molti tra coloro che si sono avvicendati nella rappresentanza in Parlamento, in Regione, in Comune, nelle associazioni, nel sindacato, hanno recitato nella fiction la stessa misera parte. Quella del tappetino".

Alla fine la presidente Marini prende carta e penna e scrive al premier Conte e a Di Maio ma forse non è un caso che - benché "condivisa da istituzioni e sindacati" - la missiva porti in calce solo la sua firma. Magari al ministro dello Sviluppo economico avrebbe stonato la firma di un sindaco leghista sotto quella lettera e forse tra i sindacati non tutti sono d'accordo nell'approccio. Almeno a giudicare quello che scrive il delegato rsu in Ast della Fismic, Marco Bruni. "Dal 2014 a ieri il Mise era il posto indicato per i problemi del mondo Ast e il dottor Castano l'attore principale per gestirla. Oggi, dopo lo show in Regione, mi pare di capire che serve la presenza del Governoe dei vertici della Tk perchè Castano non e' piu' sufficiente? E' assolutamente giusto chiedere questo, peccato che arrivi un po in ritardo visto che lo abbiamo sempre chiesto durante il Governo Renzi e non ci è mai stato concesso, ma oggi, coincidenza, con Di maio/Salvini diventa necessario coinvolgere tutti. Se questi sono i presupposti per andare a Roma a cercare di risolvere una questione veramente complessa - conclude il delegato sindacale - partiamo veramente male e gli attacchi politici visti oggi nei confronti del primo cittadino ternano ne sono la riprova".

E l'altro pezzo del centrodestra che governa a Terni ed è all'opposizione a Roma? Nelle parole del onorevole ternano Raffaele Nevi non si può non scrutare una frecciatina agli alleati/avversari. "Sono felice che la presidente della Regione - scrive - chieda finalmente, formalmente, al Governo di prendere in mano ai massimi livelli, come si fece ai tempi del Governo Berlusconi con Letta e Tajani, la vicenda della imminente vendita delle acciaierie di Terni. Meglio tardi che mai. Forza Italia lo chiede da un anno. Adesso tocca alla Lega gestire la vicenda e speriamo sinceramente che faccia capire a Di Maio che non si può continuare a trattare la vicenda come una delle tante vertenze italiane. Qui c’è una azienda importante che è e sarà strategica per il futuro della siderurgia italiana".

No, non sarà una soap opera ma qualcuno, tra le facce incupite e pensierose di questi ultimi giorni, magari una risata se la sta facendo. A Essen.  

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