Amianto, la questione arriva al tavolo del ministero su Ast

Il vicepresidente Paparelli risponde in Consiglio al M5S: "Il 18 settembre chiederemo l'apertura per il riconoscimento dei benefici previdenziali". Circa 300 i lavoratori delle acciaierie interessati

"Il 18 settembre all'incontro al Mise chiederemo l’apertura di un percorso utile a verificare la sussistenza delle condizioni amministrative per il riconoscimento di connessi benefici previdenziali dell'esposizione all'amianto per i lavoratori dell'Ast e delle altre imprese del territorio regionale”. Lo ha detto il vicepresidente della Regione, Fabio Paparelli, rispondendo questa mattina in consiglio regionale a una interrogazione dei consiglieri del M5S, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari presentata per chiedere “se la Regione intenda formalmente rappresentare al Governo il riconoscimento dei benefici previdenziali amianto per i lavoratori di Ast così da costruire
un percorso politico-amministrativo volto a sanare definitivamente un'ingiustizia di lunga data, assegnando le doverose maggiorazioni
contributive ai lavoratori esposti dell’Acciai speciali Terni”.

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 “Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali - ha ricordato Liberati - nel 2001 ha riconosciuto allostabilimento Thyssen Krupp di Torino i benefici previdenziali amianto, maggiorati del coefficiente 1,5, in una prima fase fino a tutto il 1992, successivamente fino al 2 ottobre 2003. Il sito ternano di Ast, invece, non ha goduto dello stesso riconoscimento, nonostante lo stabilimento di Torino fosse dotato di impianti a freddo similari e medesima organizzazione del lavoro, ma non avesse in marcia alcun centro fusorio, come invece a Terni. Dai dati forniti da Asl Umbria 2 risulta che, dopo il 1992, in Ast siano state eseguite, ad oggi, circa 100 bonifiche. Quindi appare piuttosto incomprensibile e inverosimile che i riconoscimenti si siano fermati a tale data. Risulta incomprensibile anche il metodo di accertamento del rischio amianto del Contarp di Terni, vista la similarità con gli impianti di Torino sulla parte a freddo, oltre all’esistenza di impianti a caldo, e come si possa escludere la sussistenza del medesimo rischio per il personale adibito alle stesse mansioni. Attualmente i dipendenti Ast che potrebbero usufruire dei benefici sarebbero orientativamente tra i 200 e i 300. In tutti gli altri siti siderurgici italiani, tra cui Genova, Taranto, Piombino, questa estensione è già stata da tempo applicata”. 
 

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