Tensione in Comune, "sindaco se vuoi mi dimetto"

Il retroscena: telefonata tra Dominici e il sindaco dopo una giornata di polemiche sulle farmacie. Latini conferma la fiducia all'assessore al Bilancio

L'assessore al Bilancio, Fabrizio Dominici

"Sindaco se vuoi io mi dimetto". La telefonata arriva intorno alle 19, al termine di una convulsa giornata di polemiche. Ad un capo del telefono c'è l'assessore al Bilancio Fabrizio Dominici dall'altro il primo cittadino di Terni, Leonardo Latini. Secondo i rumors di palazzo Spada sarebbe andata proprio così con l'assessore che mentre sfrecciava in auto verso Rimini, di ritorno dalla Conca, avrebbe dato la disponibilità a rimettere l'incarico nelle mani del sindaco dopo gli attacchi di Forza Italia sulle nomine nelle partecipate e la nuova puntata della guerra a distanza con i vertici delle farmacie comunali. Ma non solo. Perché le indiscrezioni parlano anche di altri screzi con qualche collega di Giunta nella riorganizzazione della direzione dei servizi finanziari dell'ente che fanno capo all'assessorato al Bilancio. 

Insomma, Dominici avrebbe fatto capire a Latini che se lui rappresenta un problema per gli equilibri della maggioranza di centrodestra e se non condivide la sua "crociata" sulle farmacie avrebbe fatto volentieri un passo indietro. Ma il primo cittadino gli avrebbe comunque confermato la fiducia invitandolo a mantenere i toni più pacati e consigliandolo a una maggiore riservatezza. Anche perché sulle farmacie avrebbero condiviso la linea da tenere nei confronti dell'azienda nel corso di un incontro a palazzo Spada con funzionari e altri addetti ai lavori.

Il nodo delle nuove nomine

A venire in soccorso dell'assessore durante la giornata era intanto arrivato il consigliere comunale/regionale della Lega, Emanuele Fiorini, che così sembra aver voluto mettere un "cappello" politico sulla figura tecnica scelta da Latini per l'assessorato al Bilancio. Ma Fiorini ha anche annunciato l'intenzione della maggioranza di fare "piazza pulita" dei vertici delle aziende partecipate. Ma è una manovra fattibile? C'è una delibera del consiglio comunale - la numero 182 del 14 giugno 2010 - con la quale l'assemblea di palazzo Spada ha fissato gli "indirizzi per la nomina, designazione e revoca dei rappresentanti del Comune di Terni presso Enti, Aziende, Consorzi, Istituzioni, Società e Organismi Partecipati". All'articolo 9 sulla "Durata del mandato" c'è scritto che

Salvo ove diversamente previsto nello Statuto o nel Regolamento dell'azienda in cui sono nominati, i rappresentanti del Comune di cui all'articolo 3 decadono dalla carica al termine della Consiliatura nella quale sono stati nominati o designati e rimangono in regime di prorogatio fino al provvedimento di nomina del Sindaco all'inizio della consiliatura successiva

In base a questo, dunque, tutti gli amministratori delle società partecipate sarebbero da rinnovare. Ma nello statuto delle farmacie, approvato dal consiglio comunale nel 2015, si parla di un mandato di tre esercizi e l'amministratore unico Fausto Sciamanna è stato nominato solo nel maggio 2017. E la scadenza dopo tre anni sarebbe avvalorata anche dal fatto che lo scorso anno la farmacia è stata trasformata da azienda speciale in srl. Quindi al di là delle schermaglie di questi giorni sulla gestione dell'azienda l'eventuale sostituzione dell'amministratore, che potrebbe essere rimosso solo per giusta causa, potrebbe avere strascichi davanti ai giudici del lavoro. Un po' come avvenuto con il precedente cda delle farmacie guidato dall'allora presidente Stefano Mustica ora in causa con il Comune.

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Vendita farmacie, la questione in Consiglio

Intanto il capogruppo di Senso Civico, Alessandro Gentiletti, è pronto a riaprire il fronte contro la vendita delle farmacie annunciando una interrogazione da discutere nel prossimo Consiglio e chiedendo un'audizione in commissione dell'amministratore unico delle farmacie e del presidente del collegio sindacale. "La questione della vendita o meno delle farmacie comunali richiede competenza e non l'inutile gazzarra a cui stiamo assistendo in queste ore - dice - Una classe dirigente competente è la novità di cui ha bisogno la città. Per questo ho predisposto una d'interrogazione che depositerò nei prossimi giorni. Ritengo infatti che l'alienazione delle farmacie comunali, oltre a non essere necessaria, trovi impedimenti di carattere giuridico, non aggirabili attraverso la pretestuosa modifica del bilancio. Mi auguro che su questo, e non sui banali luoghi comuni, si concentri il dibattito nelle prossime settimane".

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