Consiglio comunale, fuori il forzista Raffaello Federighi

Scatta la legge Severino per una condanna del '97, il prefetto scrive al presidente Ferranti per chiedere la decadenza. Si voterà a palazzo Spada lunedì 17 settembre. Il consigliere si autosospende: questione infondata

Il capogruppo di Forza Italia, Federighi

Fuori dal consiglio comunale per una vecchia condanna il capogruppo di Forza Italia, Raffaello Federighi. Il prefetto di Terni, Paolo De Biagi, ha scritto in queste ore al presidente del consiglio comunale Francesco Ferranti chiedendo di avviare le procedure per il decadimento del consigliere ai sensi della legge Severino. Federighi avrebbe omesso infatti una condanna definitiva superiore a due anni inflittagli nel 1997 per calunnia, quando era ufficiale dei carabinieri, che è motivo non solo di incompatibilità ma anche di incandidabilità. 

Al posto di Federighi sugli scranni di palazzo Spada arriverebbe la prima dei non eletti, il medico Valeria D'Acunzo, moglie del ds del Perugia Goretti. "Federighi sarà rimosso da tutti gli incarichi all'interno del partito (è membro del direttivo provinciale, ndr) - dice il vice coordinatore regionale vicario di Forza Italia, l'onorevole Raffaele Nevi - perché ha rilasciato delle false dichiarazioni di cui ora dovrà rispondere anche alla giustizia". 

"L'istruttoria è stata portata avanti direttamente dalla prefettura - spiega il presidente del consiglio comunale, Francesco Ferranti - che ha analizzato i casellari giudiziari di tutti e 42 gli amministratori di palazzo Spada, sindaco, assessori e consiglieri, e facendo le opportune verifiche sull'applicabilità della legge Severino. In base a questo è emerso un solo caso, quello del consigliere Federighi che mi ha già comunicato la volontà di autosospendersi fino alla definizione della procedura". Il decadimento dovrà essere votato in consiglio nella prima seduta utile che sarà convocata per lunedì 17 settembre.

Il casellario giudiziario degli amministratori in realtà non sarebbe risultato "bianco" per almeno altri due consiglieri di maggioranza con condanne di primo grado di gran lunga inferiori ai due anni e per reati che non rientrano nella fattispecie della legge Severino. 

Federighi: questione infondata, sono sereno

"Non ho ricevuto niente di ufficiale se non comunicazioni informali, la questione è infondata sia in fatto che in diritto". Così il capogruppo di Forza Italia a palazzo Spada, Raffaello Federighi, raggiunto al telefono da Terni Today, parla della procedura di decadimento avviata con la comunicazione della prefettura. "La procedura non è stata avviata e la vicenda è tutt'altro che definita - spiega - ne sto sentendo di tutti i colori e si sta facendo molta confusione. Mi consulterò ora con i miei legali per valutare il da farsi ma nel frattempo, a tutela dell'ente, mi autosospenderò fino a che non sarà chiarita la situazione. Ma sono sereno". 

M5S attacca: FI non poteva non sapere, troppo ombre sul Comune

"Dopo gli arresti della consiliatura passata, Terni continua regolarmente ad 'andare sul nazionale', ma non certo per vicende qualificanti". commenta il consigliere regionale del M5S, Andrea Liberati, che attacca Forza Italia e il sindaco Latini. "La città è entrata da tempo in una spirale di crisi e sfiducia, legata alla pochezza culturale e morale delle sue classi dirigenti, animate esclusivamente da spirito di autoconservazione. E così, oggi, a proposito di Legge Severino, davvero il forzista Raffaele Nevi è tanto sprovveduto da credere a quanto egli stesso scrive?  Davvero Nevi non ha mai svolto una ricerchina on line sui nomi dei suoi aspiranti consiglieri? Il neodeputato e i suoi colleghi di segreteria politica hanno una responsabilità primaria: Google infatti attesta, da anni, la sussistenza di gravi controversie giudiziarie quando non di pendenze vere e proprie per più di un eletto locale di Forza Italia, incluso il primo espunto de jure in data odierna. E non parliamo certo di reati di opinione: facile cadere dal pero adesso". 

"Purtroppo, per vincere le elezioni - prosegue il grillino - alcuni partiti sono andati avanti alla ricerca forsennata dei voti, senza discernimento, senza (apparentemente) conoscere casellario giudiziale e carichi pendenti, quale che fosse il prezzo da far pagare, dopo, a una città già esausta, modello due ciriole alla ternana e via. L'istituzione comunale resta così debole e ampiamente sotto attacco, non molto diversamente dal passato. Ed è certo che si stanno allungando ombre su altri eletti di Forza Italia, così come su diversi partiti dell'assemblea, nonché su taluni rappresentanti dell'esecutivo. Ombre che minano la credibilità financo dello stesso taciturno sindaco, a capo di una città dall'immagine quasi strutturalmente lesa, con quel che ne consegue sul piano economico, sociale e culturale, a discapito delle famiglie e delle imprese locali. Se dunque dobbiamo assistere, come sembra, a una sorta di continuità (a)morale con la precedente Giunta Di Girolamo, è bene che il primo cittadino lo dichiari immediatamente: noi ne prenderemo atto, adottando nuove e ancor più incisive contromisure a ogni livello". 

Il Pd: grave ritardo

Il caso Federighi è stato discusso anche nel corso della conferenza dei capigruppo a palazzo Spada durante la quale il presidente Ferranti ha informato le forze politiche della procedura di decadenza chiesta dalla prefettura. "Sconcerto" viene espresso dal gruppo del Pd che sottolinea "la gravità del ritardo con cui emerge la posizione". "Intendiamo rimarcare - proseguono - che a seguito delle autodichiarazioni ad inizio consiliatura, era stata prodotta una prima istruttoria dalla quale risultavano convalidabili tutti i consiglieri comunali. In questo caso ci troviamo di fronte addirittura ad una fattispecie di incandidabilità, non dichiarata dal consigliere, ma tantomeno verificata dalla lista di appartenenza al momento della presentazione delle candidature. Questo nuovo accadimento, segue quello altrettanto grave relativo alle morosità di alcuni consiglieri comunali, anch’esso emerso dopo la convalida degli eletti. E’ bene sottolineare che gli atti adottati dal Consiglio sono stati votati alla presenza di consiglieri su cui pendevano situazioni di incompatibilità per morosità poi onorata, fatta salva la falsa dichiarazione dei singoli, ed oggi anche di incandidabilità. Concludiamo sottolineando che il consigliere di cui emerge oggi la posizione di incandidabilità, riveste l’importante ruolo di capogruppo di Forza Italia, seconda forza politica della coalizione di centrodestra. Auspichiamo che il rispetto della legalità chiesto a gran voce in passato, venga confermato anche nelle intenzioni odierne della maggioranza.

Gentiletti (Sc): un'altra pagina buia

Anche il capogruppo di Senso civico, Alessandro Gentiletti, si scaglia contro la maggioranza di centrodestra. "E' l'ennesima pagina buia - dice - e conferma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l'inaffidabilitá dell'attuale maggioranza di governo a rappresentare il rinnovamento, il cambiamento e la discontinuità con il passato. Ritengo quanto accaduto gravissimo e mi associo alle dichiarazioni del presidente De Luca sulla necessità che quanto prima la commissione di garanzia e controllo sia operativa e posta in grado di tutelare le istituzioni".

Cosa dice la legge Severino?

La legge numero 190 del 6 novembre 2012  - nata con il Governo Berlusconi e poi modificata e attuata dal Governo Monti - prende il nome dall'allora ministro della Giustizia, Paola Severino, e stabilisce, tra le altre cose, una serie di criteri per l'incompatibilità e l'incandidabilità dei rappresentanti del Governo, del Parlamento e delle amministrazioni locali. L'articolo in questione che costerà il posto al forzista Federighi è il numero 10.

Non possono essere candidati alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della provincia, sindaco, assessore e consigliere provinciale e comunale, presidente e componente del consiglio circoscrizionale, presidente e componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, presidente e componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, consigliere di amministrazione e presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all'articolo 114 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, presidente e componente degli organi delle comunita' montane: a) coloro che hanno riportato condanna definitiva per il delitto previsto dall'articolo 416-bis del codice penale o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all'articolo 74 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, o per un delitto di cui all'articolo 73 del citato testo unico concernente la produzione o il traffico di dette sostanze, o per un delitto concernente la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione, la vendita o cessione, nonche', nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore ad un anno, il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati; b) coloro che hanno riportato condanne definitive per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, diversi da quelli indicati alla lettera a); c) coloro che hanno riportato condanna definitiva per i delitti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis, 323, 325, 326, 331, secondo comma, 334, 346-bis del codice penale; d) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva alla pena della reclusione complessivamente superiore a sei mesi per uno o piu' delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio diversi da quelli indicati nella lettera c); e) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo; f) coloro nei cui confronti il tribunale ha applicato, con provvedimento definitivo, una misura di prevenzione, in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) e b), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159.

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