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Martedì, 23 Aprile 2024
Politica

“Terni deve smetterla di piangersi addosso: ha enormi potenzialità che aspettano solo di essere valorizzate”

Intervista a Ermanno Ventura, neo segretario regionale dell’Udc: “Vogliamo essere una casa dove non ci si deve sentire più ospiti ma protagonisti, per tutti quei cattolici e laici di buona volontà il cui ruolo è stato più o meno quello di fungere da carta da parati nei vari partiti”

La dottrina sociale della Chiesa, la “diaspora” del mondo cattolico in politica e poi, dal globale al “glocale”, le “enormi potenzialità” di Terni che deve “smetterla di piangersi addosso” e i prossimi appuntamenti elettorali che toccheranno l’Umbria nel 2024. Sono alcuni dei temi che compongono l’agenda dell’Udc, l’Unione di centro, che torna ad affacciarsi sulla scena politica regionale: ieri, 23 novembre, è stato presentato a Perugia il nuovo segretario regionale del partito, l’avvocato ternano Ermanno Ventura.

Cominciamo da una considerazione generale. In Italia sembra continuare a sentirsi la mancanza di una forza politica realmente di centro. Solo nostalgia o una necessità concreta? L’Udc in questo che ruolo può giocare?

“In questi ultimi mesi si è fatto un gran parlare della mancanza di un centro moderato in Italia, sia nella declinazione basata su valori cattolici che laici, che riempisse un vuoto valoriale e di campo desertificato con la nascita della cosiddetta seconda Repubblica. Tuttavia, il centro non è un luogo geografico, equidistante da sinistra e destra, ma un insieme di valori, uno spazio di ascolto, dialogo, confronto, riconoscimento reciproco, rispetto delle persone e delle idee. La chiara percezione che ho, soprattutto in tempi recenti, è che il bisogno di un partito che si richiami a valori e radici non divaricanti, sia una necessità reale e urgente che viene dalle comunità, dalle persone, e non una costruzione di ingegneria politica calata dall’alto. Sono assolutamente consapevole che sia ormai suonata la campanella e finita la ricreazione: quella che ha visto il mondo cattolico in diaspora da trent’anni, disperso tra tutti i partiti dell’arco costituzionale, ma senza un reale peso specifico all’interno degli stessi, sia di destra che di sinistra. L’Udc, in prospettiva di una ri-costituzione in Umbria di una autorevole presenza che raccolga le varie sensibilità che si riconoscono nei valori della dottrina sociale della Chiesa, rappresenta oggi il più autorevole luogo di dialogo, confronto e iniziativa: una casa dove non ci si deve sentire più ospiti ma protagonisti per tutti quei cattolici e laici di buona volontà il cui ruolo è stato più o meno quello di fungere da carta da parati nei vari partiti. Dobbiamo fare tesoro degli errori del passato: quando la politica arretra e viene meno alla sua funzione, gli spazi lasciati liberi vengono occupati da istanze particolari, conventicole, gruppi di potere più o meno occulti, lobby più o meno legittime. Non servono e sono dannose al bene comune. I nostri tempi emergenziali richiamano la politica ai suoi doveri; i partiti, le associazioni, i sindacati alle loro responsabilità, mettendo all’apice dell’azione politica l’etica dell’umano e la centralità della persona”.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad ascese e cadute rilevanti: il 40 per cento di Renzi e la Lega di Salvini, poi scesi notevolmente nei consensi. Ora c’è Fratelli d’Italia. L’impressione è che dalla “pancia” degli elettori si fatichi a concretizzare poi una proposta. Qual è la vostra?

“L’andamento ondivago e precario descritto è il portato del sistema maggioritario anglosassone importato in Italia che ha sostanzialmente fallito, sia in termini di governabilità che di rappresentanza popolare. L’avere, oggi, non più partiti strutturati, così come immaginato dai padri costituenti, ma sostanzialmente comitati elettorali basati sulla figura del leader è la conseguenza nefasta derivante dall’importazione tout court di modalità elettorali di tipo anglosassone, prime tra tutte il maggioritario, estranee alla nostra cultura politica e sociale. Lì, al massimo, ti puoi dividere in inglesi, scozzesi, gallesi e nordirlandesi, qui hai 17 contrade in un comune di 50.000 abitanti e guai a confondere Borgo Rivo con Campitelli, tanto per dire. Non è la giusta soluzione per un Paese costituito da migliaia di municipalità, ognuna con le sue caratteristiche, tradizioni e radici. Quello che proponiamo è il riappropriarci, attualizzandoli, dei principi della dottrina sociale della Chiesa nel campo del lavoro e della produzione, passando per le esortazioni di San Giovanni Paolo II sulla dignità del lavoro e dei lavoratori, per approdare ad una economia al servizio dell’uomo, in armonia con l’ambiente e che coniughi il profitto con il benessere di tutta la collettività e non solo con una parte di essa. E comunque, produzione nel rispetto della dignità umana, del creato, con finalità anche sociali e di salvaguardia e valorizzazione dei più fragili ed emarginati. Questa nuova visione ha però bisogno di un new deal tra lavoratori, imprese e parti socioeconomiche ma anche di un coraggioso cambio di rotta delle istituzioni e dei partiti che devono guardare l’orizzonte e non la punta delle proprie scarpe. Le sfide alla denatalità, alla precarizzazione del lavoro, alla inadeguatezza dell’istruzione e della formazione, al dissolvimento del tessuto sociale e produttivo, possono essere affrontate solo rimettendo al centro dell’azione individuale e comune quella che da trenta anni è stata bollata con marchio di ignominia e che si ha paura di pronunciare con orgoglio: la politica. Quella alta, ovviamente, non quella della cosiddetta bassa cucina, che ha come fine la giustizia, la pace e la carità”.

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E in Umbria? Verso quali orizzonti politici vi rivolgerete sia in termini programmatici che nel campo delle alleanze, soprattutto in vista del 2024 che sarà un anno di elezioni importanti.

“Aiuti concreti alla natalità, formazione dei giovani, imprese e territorio in armonia con le comunità e l’ambiente, quoziente familiare, il buon lavoro, la tutela di tutte le fragilità, potenziamento dell’offerta sanitaria pubblica, efficientamento di quella sociale, politiche inclusive della disabilità. Indispensabile rafforzare la sussidiarietà orizzontale, anche sfruttando le enormi potenzialità della riforma epocale del terzo settore con l’istituzione dei Runts. Potenziamento delle infrastrutture a tutti i livelli, stradale, aeroportuale, in particolare ferroviario. Seria politica valorizzazione delle aree interne. Lotta a vecchie e nuove povertà. E lotta alle vecchie e nuove dipendenze, tra cui la ludopatia. Valorizzazione delle acque dell’Umbria, del patrimonio naturale, artistico, paesaggistico, archeologico. Rivoluzione digitale e intelligenza artificiale a misura di etica dell’uomo e al servizio delle comunità, delle imprese, dei lavoratori. Promuovere le tematiche della economy di Francesco, dell’economia circolare, ambientale, umana e sostenibile. L’investimento sulla mobilità in questo tempo di Pnrr dovrebbe essere quello più significativo perché ha il duplice compito di ridurre le distanze tra i luoghi di abitazione e i luoghi di lavoro consentendo alle persone di rimanere ad abitare nelle aree interne con enormi risvolti dal punto di vista economico per le stesse aree ed anche ambientale. Spazio allora a progetti anche industriali che abbiano però a fondamento il recupero ambientale delle aree in cui insistono, la realizzazione di manufatti che rispettino o valorizzino il paesaggio delle nostre aree, sviluppino produzioni ecosostenibili, ovvero non peggiorino lo stato dell’ambiente circostante. Inoltre, accanto a una industria che riduca il proprio impatto ambientale, la giusta collocazione delle politiche per il turismo, la valorizzazione ambientale, la messa a profitto dei giacimenti culturali, storici e religiosi, i quali è necessario che divengano convintamente, nell’agenda politica, civile ed istituzionale, un ulteriore volano di crescita per il territorio, in una necessaria ottica di sviluppo policentrico e con modelli diversificati.
Quanto alle alleanze, la collocazione naturale dell’Udc è nel centrodestra. E al centrodestra garantiremo leale e proficua collaborazione, apportando quel peso specifico fatto di valori condivisi e orizzonti ambiziosi, riequilibrando il cdx al centro, ma pretendendo pari dignità con gli altri partiti della coalizione. Ricordando, qualora ce ne fosse bisogno, che, prima delle donne e degli uomini che rappresenteranno le istituzioni a tutti i livelli, vengono gli elettori, i programmi, i valori, di cui si fanno carico i partiti. Tuttavia, prima degli impegni elettorali, sarà necessario ricostituire il partito in tutti i livelli territoriali. In quest’ottica, le elezioni amministrative ed europee di giugno e le regionali di ottobre, ci impongono di lavorare duramente per farci trovare pronti a questi appuntamenti, ai quali andremo con il nostro simbolo, laddove verificheremo una significativa presenza di dirigenti e simpatizzanti dell’Udc che avranno la voglia e la passione di mettersi al servizio della comunità. Per questo, nei prossimi giorni procederemo con l’apertura dei cantieri del buon senso. È tutto da ri-costruire, tutti sono invitati. Nessuna pregiudiziale. Nulla è già determinato, nulla è precluso, nulla già stabilito. Ci rivolgeremo alle giovani donne e ai giovani uomini, promettendo una rinnovata etica della politica e una azione di governo orientata al fare. Ci rivolgeremo a donne e uomini delusi dalla politica autoreferenziale, per offrire loro una grande casa aperta a tutti. In un dialogo franco anche con le associazioni, gli enti cattolici e le gerarchie ecclesiastiche; un dialogo serrato con tutte le formazioni laiche sociali, economiche culturali, sindacali della regione. Coesione, condivisione, sussidiarietà orizzontale sono il collante per rimettere insieme i frammenti di una società che appare sempre più smarrita. Per questo chiamiamo a raccolta tutte le realtà della comunità sana di questa regione”.

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Lei è ternano e in città riveste ruoli importanti che le offrono un osservatorio privilegiato sulla situazione sociale ed economica. Quali sono le urgenze di Terni e che giudizio dà su questi primi mesi della nuova amministrazione di Stefano Bandecchi?

“Il sindaco di Terni ha avuto l’onore e l’onere di governare la città dagli elettori ternani e, a pochi mesi dalle elezioni, non si può procedere a dare un giudizio che abbia un sufficiente fondamento valutativo. Valutazioni politico amministrative che, strada facendo, saranno svolte dal nuovo coordinamento comunale dell’Udc e dal suo segretario. Quanto alle urgenze di Terni, la città deve smettere di piangersi addosso, farsi autogol e addossare colpe a Perugia o alla Regione per omissioni o scelte errate che, il più delle volte, sono giunte dai propri attori istituzionali, economici e sociali. Terni ha enormi potenzialità e ricchezze che aspettano solo di essere sviluppate e valorizzate. Ma questa prospettiva virtuosa ha bisogno della coesione di tutti gli attori sociali del territorio, nessuno escluso, i quali, superate le reciproche diffidenze e abbandonata la cura del proprio hortus conclusus, diano vita ad un percorso condiviso che rimetta Terni, il suo territorio, l’area vasta limitrofa, al centro di processi efficaci ed efficienti, utili a realizzare quel nuovo modello di sviluppo invocato da molti ma praticato da pochi. Affrontando, senza dogmi e senza indugio, tra le tante, almeno due delle più grandi emergenze del nostro territorio. Un’occupazione qualificata per i giovani a ogni livello, sia per l’offerta tecnico professionale con la creazione di Istituti Tecnici Superiori e centri di formazione avanzata, sia con un’adeguata offerta di corsi di laurea universitari e alta formazione post-universitaria, collaterali alle esigenze dei giovani e del territorio e non a quelle di opache dinamiche accademiche non più accettabili. Il lavoro, anche nella declinazione delle fasce più deboli, con l’individuazione di progetti realizzabili al fine di superare l’odierna ‘cultura dello scarto’ che pone ai margini della società coloro che rimangono indietro. Superando, in tal modo, quella sensazione di smarrimento e mancanza di fiducia nell’immaginare un futuro diverso, che vada oltre una perpetua gestione dell’emergenza, che ha spesso offuscato l’orizzonte e appesantito il passo, con ciò rischiando di travolgere un tessuto sociale, culturale, politico ed economico che per decenni ha visto una feconda collaborazione tra l’anima cattolica e quella laica, nel lavorare fianco a fianco per il bene della propria comunità e soprattutto dei più deboli. Sono estremamente convinto che la collaborazione tra autorevoli rappresentanti del mondo civile, istituzionale, religioso, accademico, associativo, economico, sociale e culturale della città non potrà che dare ottimi frutti”.

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