Ospedale, "ecco le prove dello scippo” che favoriscono Perugia

Nel 2017 quasi 11.000 interventi chirurgici, ma solo 1.800 di alta specialità. De Vincenzi: depotenziamento che provoca disservizi e scollamento fra le province. Il dg Dal Maso: comprensibile il timore espresso dai medici

Si tratta soltanto dell’ennesimo “derby” Terni-Perugia giocato sui tavoli della politica oppure, stavolta, qualcosa di concreto c’è? L’allarme lanciato dai medici dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni riaccende un faro sulla questione del depotenziamento dell’ospedale della città dell’acciaio. Depotenziamento che sarebbe destinato a “spogliare” il Santa Maria delle sue eccellenze per trasformarlo in un “cronicario”, un grosso ospedale di territorio, in favore dell’azienda ospedaliera di Perugia.

È comprensibile il timore espresso dai professionisti e dalle organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria dell’azienda ospedaliera di Terni - commenta il direttore generale, Maurizio Dal Maso in relazione al documento intersindacale - di vedere vanificati gli sforzi fatti tutti insieme in questi tre anni per far crescere l’ospedale ternano e consolidarne il ruolo di centro di riferimento nazionale e di insegnamento per l’alta specialità”.

È aumentato non soltanto il fatturato ma il numero degli  interventi chirurgici eseguiti (oltre 18.500 nello scorso anno) e quello della attività ambulatoriali, così come gli accessi al pronto soccorso che nel 2018 sono stati circa  45.000 con una media giornaliera di 124 accessi, a conferma che non è stata solo perseguita l’alta complessità e l’alta specializzazione, ma è stato fatto uno sforzo importante da tutti i professionisti dell’azienda ospedaliera per potenziare anche l’accoglienza e l’assistenza di casi clinici a medio-bassa intensità, cercando non soltanto di mantenere il ruolo di ospedale di comunità, ma di andare a supportare, per quanto possibile, anche l’assistenza sul territorio, compatibilmente con i 578 posti letto complessivi che sono stati resi disponibili quest’anno nell’ospedale. Occorre anche considerare lo sforzo svolto da tutto il personale aziendale, al momento pari a 1.663 professionisti effettivi in servizio, che hanno sostenuto incrementi di attività molto significativi. È ragionevole, quindi – conclude Dal Maso - la paura che eventuali scelte di indirizzo politico-istituzionale che non dovessero andare nella direzione dell’integrazione e dello sviluppo delle reti cliniche professionali, penalizzerebbe l’ospedale e la città di Terni, rischiando di vanificare tutto il lavoro fatto dai suoi professionisti, che rappresentano una risorsa inestimabile non soltanto per il territorio di Terni ma per tutta la Regione Umbria”.

Parole e numeri, quelli del dg, che però risuonano esattamente al contrario nel ragionamento che fa Sergio De Vincenzi, consigliere regionale esponente di Umbrianext che, da tempo, solleva la questione dell’ospedale di Terni.

“Da un recente accesso agli atti, è emerso come nel 2017 gli interventi di alta specialità abbiano rappresentato circa il 18 per cento del totale delle attività medico chirurgiche. Sono stati solo 1.805 gli interventi in alta specialità, a fronte dei 10.878 interventi in bassa specialità.  Pertanto, hanno ragione i medici a catalogare il Santa Maria come un ‘cronicario’ destinato alla lungo-degenza e alla gestione delle acuzie di bassa specialità”.

“Il timore, come già ho avuto modo di affermare, è che dietro il depotenziamento della struttura ospedaliera circa le funzioni di alta specialità medica chirurgica – rileva De Vincenzi - ci siano delle scelte di natura politica finalizzate a favorire l’azienda ospedaliera di Perugia, lasciando al Santa Maria la gestione degli interventi di media e bassa specialità. È ora, dunque, che il direttore Dal Maso e l’assessore Barberini si rendano conto che il depotenziamento del Santa Maria andrà a generare solamente una spirale di disservizi e voragini gestionali che avrà come unico risultato l’ulteriore scollamento fra le due province umbre. La giunta prosegue con lo storytelling sulla sanità benchmark. La realtà ci mostra un re nudo che Dal Maso e Barberini si ostinano a voler nascondere”.

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