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Flop al congresso, scricchiolii in Ap ed elezioni europee: il (possibile) retroscena sulle dimissioni di Stefano Bandecchi

Diversi sono i rumors intorno alla decisione del primo cittadino ma il pensiero di lasciare sarebbe nato nel weekend al PalaTerni

Alla fine, da grande kermesse e trampolino nazionale a scintilla per far deflagrare il Comune il passo è stato breve. La decisione del sindaco Stefano Bandecchi di presentare (si aspetta ancora il documento protocollato) le dimissioni da sindaco di Terni sarebbe nata proprio al PalaTerni nel weekend del primo congresso programmatico di Alternativa Popolare. Manifestazione presentata in pompa magna, con tanto di scaletta secretata fino all’inaugurazione. L’attuale (dimissionario) sindaco di Terni aveva anticipato l’evento parlando di ospiti a livello internazionale ma, soprattutto, di oltre 1.500 persone all’interno della struttura cittadina, che dalla sua ultimazione non sta certo vivendo un grande stato di forma. Ma questa è un’altra storia. 

Invece, com’è stato possibile registrare una volta varcato l’ingresso, le presenze al congresso nazionale sono state inferiori, e non di poco, rispetto a quanto sperato dal segretario nazionale di Alternativa Popolare. Malumore per questo aspetto non certo nascosto da Bandecchi, che non avrebbe perso tempo nel far notare, sopratutto ad assessori e consiglieri comunali, di aver formato una platea impresentabile. Tolte infatti le presenze arrivate da fuori città, non c’è stato un vero e proprio bagno di folla ternano. Più che sottolineare la composizione della platea, però, il fatto è che questo malumore il sindaco di Terni sembra esserlo portato dietro fino alla decisione di giovedì pomeriggio. 

Poi, ecco giungere le tensioni interne al partito. Bandecchi non mai smesso di puntualizzare, in ogni ambito, di essere il sindaco di Terni ma, soprattutto, di essere il segretario nazionale di Alternativa Popolare. Ma dal partito nell’ultimo periodo, si può dire dal congresso in poi, ecco arrivare delle rimostranze nei confronti della tenuta politica e dei comportamenti da parte dei rappresentati comunali, o comunque dei rappresentati del territorio Ternano. Rimostranze presentate nel weekend di Terni da Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, e da dirigenti romani sfociate poi nella riunione di giovedì prima delle dimissioni. 

Tutto per arrivare, infine, a un altro scenario. Bandecchi è in procinto di candidarsi alle elezioni europee. C’è, però, un piccolo ma pesante cavillo da superare. 

L’articolo 6 della legge 24-1-1979, n.18 (Elezione dei membri del parlamento europeo spettanti all’Italia), così come modificato dalla legge 8-4-2004 n.9, prevede diversi casi d’incompatibilità. Al comma b-quater si legge, tra i casi d’incompatibilità, quello di “sindaco di Comune con popolazione superiore a 15mila abitanti. “Quando si verifichi una delle incompatibilità di cui al comma precedente - si legge -, il membro del parlamento europeo risultato eletto deve dichiarare all’ufficio elettorale nazionale, entro trenta giorni dalla proclamazione, quale carica sceglie. Qualora il membro del parlamento europeo non vi provveda, l'ufficio elettorale nazionale lo dichiara decaduto e lo sostituisce con il candidato che, nella stessa lista e circoscrizione, segue immediatamente l'ultimo eletto”. 

Insomma, l’avventura a palazzo Spada di Stefano Bandecchi potrebbe finire con lo stesso termine con cui è iniziata, ovvero quell’incompatibilità che ha aleggiato per tutto il mandato (in attesa di dimissioni ufficiali). 

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