Ast in vendita, Fratelli d’Italia sventola la bandiera rossa: “Lo Stato acquisti una quota di partecipazione”

I parlamentari Zaffini e Prisco mettono nel mirino il ministro Patuanelli: asset strategico per Terni, l’Umbria e l’Italia, il Governo non può continuare a ritagliarsi il ruolo di spettatore inerme

“Lo Stato deve avere parte attiva in questa vicenda e garantirsi la possibilità di attivare la golden share. Per far ciò deve assicurarsi una partecipazione in tal senso strategica nel polo siderurgico, unico in Italia nella produzione di acciaio Inox”.

A sostenere questa tesi sono i parlamentari umbri di Fratelli d’Italia, Franco Zaffini ed Emanuele Prisco, a ventiquattro ore dal tavolo di confronto politico avviato dal ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sulla vendita di Acciai speciali Terni da parte di ThyssenKrupp.

Prima del vertice, il ministro ha riferito in parlamento sulla più generale situazione della siderurgia in Italia, facendo un passaggio sul fatto che all’acquisizione di Ast potrebbero essere interessati i gruppi Marcegaglia e Arvedi, ma che nella partita potrebbero entrare anche dei “player internazionali”, non nascondendo il fatto che “gli italiani forniscono maggiori garanzie”.

“È disarmante l’atteggiamento mostrato dal ministro Patuanelli e dal sottosegretario Morani sulla vendita dell’Ast di Terni, che rappresenta la prima voce del pil dell’Umbria nonché un polo di produzione strategica per l’industria nazionale. Nell’incontro di ieri, chiesto ottenuto da noi e poi allargato a tutti i parlamentari umbri – rilevano Zaffini e Prisco - si è palesata un’incapacità d’azione e un immobilismo preoccupante, da parte di un ministro dello sviluppo economico di un Paese del G8, sostenendo che la vicenda possa risolversi con trattative tra soggetti interessati e secondo logiche di mercato”.

Il passaggio cruciale dell’intervento dei rappresentanti di Fd’I alla camera e in senato sta però nella sollecitazione rivolta allo Stato che “deve avere parte attiva in questa vicenda e garantirsi la possibilità di attivare la Golden share, per far ciò deve assicurarsi una partecipazione in tal senso strategica nel polo siderurgico, unico in Italia nella produzione di acciaio Inox”.

Questo perché, “di fronte all’ennesima vendita di un asset strategico per l’Italia, che fa seguito a numerosi smantellamenti già avvenuti nel settore siderurgico a Terni, a partire dalla perdita del magnetico di qualche anno fa, il Governo continua a ritagliarsi l’invidiabile ruolo di spettatore inerme, lasciando tutto in mano ai rapporti tra i vari gruppi internazionali che operano nel settore è semplicemente riferendo di un generico interessamento di Marcegaglia e/o Arvedi. Una posizione assurda e miope – dicono i parlamentari - che determinerebbe un danno per l’economia italiana e umbra in particolare”.

Quella proposta non è però una “nazionalizzazione” che viene invece evocata su altre sponde, come chiesto ad esempio da Rifondazione comunista o dal sindacato Usb. “Già dal 2014 la nostra presidente, Giorgia Meloni, propose l’acquisto da parte dello Stato di una quota di partecipazione del sito ternano. Una strada, questa – spiegano Zaffini e Prisco - che serve a tutelare i livelli di una produzione strategica per l’economia nazionale, nonché i livelli occupazionali residui dell’impianto: non è più tempo di attendere o di continuare la politica dello scaricabarile di fronte a circostanze che ancora una volta addensano nubi nere sul futuro del sito ternano”.

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