Santa Maria, un paziente su 5 viene da fuori regione. La “grana” assenteisti

Ospedale, tempo di bilanci: via i letti dalle corsie, liste d’attesa meno lente. Personale, ecco chi manca. Comincia la corsa ai primariati

La diagnosi dice che l’azienda ospedaliera di Terni è in buona salute. La mobilità attiva, ossia i pazienti che arrivano in città da fuori regione, segna volumi più che positivi. La riorganizzazione dei reparti comincia a dare buoni frutti visto che i letti nei corridoi non sono più così fitti e le liste d’attesa sono meno lente. Gli investimenti, infrastrutturali e tecnologici, proseguono. L’altro lato della medaglia dice però che alcune criticità ci sono. Perché, ad esempio, mancano gli anestesisti.

Queste le tematiche principali che i vertici del Santa Maria (il direttore generale Maurizio Dal Maso, il direttore amministrativo Riccardo Brugnetta e il direttore sanitario Sandro Fratini – hanno affrontato nel corso della conferenza stampa convocata per tracciare il bilancio di attività di questi primi sei mesi del 2018 e per anticipare quelle che saranno le novità dell’anno in corso.

Il personale

L’urgenza da codice rosso ruota attorno alla mancanza degli anestesisti. “In Italia ne mancano circa 4.000 mila, a noi ne servirebbero 5 o 6 in più proprio perché il nostro è un ospedale a trazione chirurgica”, spiega Dal Maso. In questo modo si recupererebbe la flessione dell’attività chirurgica, che rispetto allo scorso anno ha fatto segnare -5%. “Se li trovassi, li assumerei subito – aggiunge il dg – Il problema è che non ce ne sono”. Anche entro l’estate qualcosa dovrebbe muoversi. Anche se non si riuscirà probabilmente a coprire tutte le carenze fino ad ora rilevate. Si sta procedendo anche verso tutta una serie di stabilizzazioni – 15 le assunzioni già fatte per gestire al meglio il piano ferie e ridurre al massimo la necessità di accorpare reparti per l’estate, 16 quelle programmate per i prossimi mesi – che dovrebbero consentire di avere una pianta organica adeguata a gestire la situazione. “L’organizzazione delle attività programmate per le ferie estive è più snella – ha spiegato la responsabile delle professioni sanitarie Agnese Barsacchi -  con meno chiusure e meno accorpamenti rispetto ad altri anni.  Il day surgery e il week surgery urologico questa estate si fermano 20 giorni ad agosto, per la fisiologica riduzione delle sedute operatorie in questo mese. Le pazienti ginecologiche vengono spostate nell'ambito di chirurgia, secondo la specificità di intervento, ma restano comunque garantite le procedure di day surgery in ginecologia (il martedì) e la neuroriabilitazione intensiva resta sempre attiva”. In attesa che venga ufficializzata dalla Regione la richiesta del fabbisogno di personale, per avere un quadro più esaustivo.

La corsa ai primariati

Non si chiude la partita dei direttori di struttura complessa per l’Azienda ospedaliera di Terni, che quest’anno si è trovata a dover fare i conti con pensionamenti (Giampaolo Passalacqua) e soprattutto dimissioni per motivi personali non previste (Crescenzi, Carletti) che cambiano le priorità: nominato il nuovo direttore dell’Oncologia, sono prossimi gli esami per la direzione di Endocrinologia e Maxillo-facciale e, quindi, Ortopedia. A breve, inoltre, saranno banditi i concorsi per Pediatria, Ostetricia e Ginecologia e a seguire Neurochirurgia.

Mobilità attiva

Rispetto ai 28.920 ricoveri registrati nel 2017, 5.820 sono statui relativi a pazienti provenienti da fuori regione. “In modo particolare – spiega Brugnetta – dal nord del Lazio e dalle Marche”. Un flusso che ha generato un fatturato di 26 milioni di euro e che si è indirizzato su alcune attività specialistiche come l’urologia e la cardiochirurgia. “Dati questi – spiega Dal Maso – che fanno della nostra azienda la prima in Umbria”.

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Sanità meno lumaca

L’azienda ha accelerato la riorganizzazione dei percorsi di cura intraospedalieri e la messa a regime di nuovi modelli organizzativi come la centrale unica di ricovero, che presidia tutti i percorsi sincronizzando e visualizzando in tempo reale flussi e disponibilità dei posti letto, il nuovo modello organizzativo della medicina d’urgenza, che filtra gli accessi in entrata dal pronto soccorso ai reparti, e il potenziamento della discharge room per la pre-dimissione. “E i primi effetti positivi – sottolinea Dal Maso - non si sono fatti attendere”. Il Santa Maria rileva infatti una riduzione delle liste di attesa chirurgiche del 50% circa ma anche una gestione dei posti letto più appropriata “che in un bimestre – ha spiegato il direttore sanitario Fratini - ha prodotto una riduzione media rispetto al 2017 del 76% dei letti in appoggio in altri reparti e del 29% dei letti in corridoio. In area medica gli appoggi medi sono passati da 21 a 9,8 ad aprile e da 23 a 8 a maggio e i letti in corridoio sono scesi da 2,5 a 2,1 in aprile e da 5,5 a 3,5 a maggio”.

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