Parkinson, 5.000 casi in Umbria: nasce a Terni l’associazione contro il nemico silenzioso

L’iniziativa del dottor Carlo Colosimo, direttore di neurologia al Santa Maria. Martedì l’incontro con pazienti, famigliari e professionisti

Il Parkinson colpisce circa 250mila persone in Italia e 5.000 in Umbria: si tratta di una malattia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge diverse funzioni motorie, vegetative, comportamentali e cognitive, con conseguenze importanti sulla qualità di vita.

L’età media di esordio è intorno ai 58-60 anni e addirittura un 5% circa di pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 45 anni (vedi il caso dell’attore americano Michael J. Fox) e considerando che con una diagnosi precoce e un trattamento appropriato l’aspettativa di vita è considerata simile a quella della popolazione generale, è fondamentale costruire una rete virtuosa di supporto ai pazienti e alle famiglie.

2018-ColosimoCarlo-Dir-Neurologia-2Ora, su iniziativa del dottor Carlo Colosimo, direttore della struttura di neurologia dell’ospedale di Terni ed esperto della malattia di Parkinson e di altre malattie degenerative del sistema nervoso centrale, è nata l’idea di costituire anche a Terni un’associazione di pazienti parkinsoniani. Martedì 11 giugno alle 16.30 nell’aula A del centro di formazione dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni è stato fissato un incontro cui sono invitati a partecipare tutti i cittadini e in particolare pazienti, familiari e parenti, caregiver e professionisti della salute che siano interessati a costituire la nuova associazione a vantaggio delle persone affette da questa malattia neurodegenerativa così frequente e invalidante. Parteciperà anche il dottor Aristide Paci, che è stato per decenni figura di riferimento della neurologia, e non solo, a Terni.

L’attività dell’Associazione Parkinson Terni, che si federerà al network nazionale di Parkinson Italia, sarà infatti quella di promuovere iniziative che supportino la cura e il benessere dei pazienti e di favorire le relazioni con le istituzioni locali, regionali e nazionali per rendere il paziente-cittadino protagonista attivo, insieme a medici e amministratori, sia del proprio percorso terapeutico sia delle scelte di politica socio-sanitaria che interessano questa malattia e il suo contesto.

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